Spaccanapoli
di Roberto Magno - 11 maggio, 2009, 6:15 pm
Spaccanapoli, o anche decumano inferiore, ovvero il più vicino al mare, nel tracciato della città antica.
Già presente quando Napoli sorgeva come dominio romano.
Spaccanapoli è un decumano, (Decumanus) nome romano per indicare semplicemente strada (“plateiai” dagli orginari coloni greci) con l’intento più comune che questa doveva procedersi da est verso ovest intersecando l’altra strada che procedeva in direzione perpendicolare: il Cardo Maximus oggi la monumentale via Duomo.
Ed il suo toponimo così curioso lo si deve al fatto che letteralmente taglia in due tutta quanta la città[1] se si abbia modo di osservarla dalla Certosa di San Martino o da Castel Sant’Elmo.
Spaccanapoli lungo tutto il suo percorso cambia nome ben sette volte. Con via Pasquale Scura taglia in due l’area mediana di Montecalvario partendo dalla volta maggiore del popolare quartiere della Pignasecca ai piedi della Contrada delle Celse a Sud-Est del Poggio alle Mortelle nella zona di nuova fondazione toledina pur detta i Quartieri Spagnoli.
Anche se per pochissimi metri, tra via Toledo e via di Sant’Anna dei Lombardi, un budello di vicolo chiamato vicolo Maddaloni omonima del Palazzo storico dei Maddaloni Carafa la collega alla via di Domenico Capitelli estuaria su piazza del Gesù Nuovo, oltre la quale aggancia la prima porzione di via Benedetto Croce e tal resta fino alla piazzetta di San Domenico Maggiore.
Ancora via di Sant’Angelo al Nilo, via San Biagio dei Librai, via San Gaetano da Thiene o anche via Vicaria vecchia e sul finire del percorso lato Sud via Forcella o anche via di San Giorgio ai Mannesi.
Tra la chiesa lato Monte che ne origina il tracciato da Nord, alle pendici di una collinetta soprammare dalla quale spunta ben visibile facciata pendia della chiesa di Santa Lucia al Monte e più precisamente in corrispondenza del tetto absidale della chiesa chiesa di Santa Maria di Monteoliveto fino alla chiesa più a Sud dello stesso percorso viario la chiesa della Santissima Annunziata Maggiore, la via detta Spaccanapoli incrocia lungo il suo cammino edifici di grande interesse artistico e storico.
La chiesa chiusa dello Spirito Santo a Toledo e a Sud di questa la chiesa di San Nicola alla Carità, detta anche la chiesa casa di Paolo De Matteis e all’apice di Calata della Trinità Maggiore il Palazzo Pignatelli di Monteleone; chiesa e monastero di Santa Chiara Vergine , anche sede del Museo dell’Opera di Santa Chiara, col monumentale chiostro maiolicato; l’egregia chiesa del Gesù Nuovo con accosta la piccola chiesa chiusa di Santa Marta.
E’ questo l’incrocio felice dov’è possibile raggiungere a piedi il monastero dei Santi Sebastiano, la chiesa chiusa di Sant’Alfonso Maria de’Liguori e della Redenzione dei Captivi a Portalba e le scenografiche chiese sorelle di Santa Maria della Sapienza e San Giovanni delle Monache e qualche metro più in là la chiesa di Santa Maria in Costantinopoli; diversamente lato mare le chiese di Santa Maria in Donnalbina, Opera Don Orione, la chiesa di Santa Maria La Nova, già opera del Museo ARCA e chiesa di San Giovanni Maggiore in Santa Maria dell’Aiuto; quindi a proseguire da detto incrocio in direzione Sud trovasi il palazzo Filomarino della Rocca Sede dell’Istituto italiano Studi Storici Benedetto Croce, il Palazzo Venezia pur detto Palazzo San Marco di Gaspare Capone, la piazza, la guglia e la chiesa di San Domenico Maggiore, ove trovasi anche il Palazzo Casacalende, la Cappella Brancaccio o anche Chiesa di Sant’Angelo al Nilo con omonima biblioteca oggi chiusa e ad essa accosta la chiesa chiusa Santa Maria Donnaromita ed in via Palladino, altrimenti non raggiungibile in altro modo, la chiesa del Gesù Vecchio di Napoli, sede della Biblioteca della Regia Università degli Studi poi in seguito definita Biblioteca Universitaria; dalla piazza San Domenico Maggiore è facile raggiungere anche il Museo della Cappella San Severo e da una stradina accosta un varco immette alla via Dei Tribunali; proseguendo a Sud di Spaccanapoli nell’area cosiddetta degli Alessandrini altezza Largo Corpo di Napoli trovasi il Palazzo Carafa dei Montorio in anticipo allo sbocco della via dei Presepi napoletani collocata tra la minutissima facciata della chiesa di San Gennaro all’Olmo ed il complesso monastico di San Gregorio Armeno sede dell’Ordine delle Adoratrici dell’Eucaristia, figlie spirituali di Santa Patrizia; all’incrocio con la via Duomo, ove è possibile anche raggiungere rapidamente il Duomo di Napoli, trovasi la chiesa di San Giorgio Maggiore o anche di San Giorgio ai Mannesi e proprio di fronte, un passo più giu la chiesa e Museo di San Severo al Pendino ; sempre proseguendo rotta direzione Sud e mantenendo il percorso viario trovasino le chiese di Sant’Agrippino e San Bonifacio a Forcella; [!la sequenza delle chiese è in allestimento]
Si tratta di una sequenza ininterrotta di chiese e palazzi antichi o meno antichi e di case storiche, di piazze, guglie, chiostri, monumenti, musei, cave in sottosuolo, platee sommerse, pozzi, bolle, acquedotti, antichissime porzioni di strutture per l’approvvigionamento di acqua,[2] cunicoli e spechi in più punti emersi in superficie per l’abbassamento della quota stradale e qua e là le facciate finto bugnate di mastodontici strutture pesano il confronto con altre strutture più piccole, meno appariscenti e parte di esse in condizioni di stabilità critica; le statue collocate lungo il percorso viario, prima tra tutte “Il Nilo” godono della tutela dei Beni Culturali sezione dei Beni Architettonici e Paesaggistici facenti parte complessivamente dell’arredo urbano che diversamente è riferibile al tardo settecento napoletano.
E’ confermato dal Carletti nel 1776 quel che il canonico Celano ebbe ad anticipare nel 1692 circa l’area sottostante il Palazzo Corigliano in realtà già un’estensione del mercato imperiale successivamente obliterato dagli scavi archeologici e dalle numerose lucerne ritrovate negli scavi operati alle fondamenta di San Lorenzo Maggiore.
Ad avviso di Giuseppe Vecchio tutta la zona compresa tra San Domenico Maggiore e Santa Chiara e fino anche alle rispondenti mura della necropoli alla base delle fondamenta dell’Istituto Casanova rispondevano quasi certamente ad un’insula viva ed attiva di chiara matrice greca prima e tardo romana poi contrapposta all’isolata terra occidentale ancora aspra e paludosa all’avvento della pax romana, battuta dai fuggiaschi di varia natura oggi rispondente al Borgo dei Vergini quale estrema fortificazione paleocristiana che anticipò lo svilupparsi di un’area cimiteriale a ridosso del promontorio giusto al centro di un fossato e alla collinetta di Caponapoli oggi insediata dalle opere di fondazione del Museo Archeologico Nazionale di Napoli.
La sua configurazione definitiva la si deve alle opere di fondazione dei reali di Napoli e delle famiglie e sottofamiglie angioine: ancor’oggi resistono aspetti nel territorio perturbano di strutture antichissime e risalenti a quelle epoche.
Spaccanapoli un tempo divideva il suo percorso tra i pertugi poi divenute Porte ufficiali del raccordo murario lungo il tratto più antico della stessa città di Napoli.
Fatto assai curioso capita nella letteratura critica del dopoguerra che rivolgeva la massima attenzione possibile alla diffusione delle arti povere di Spaccanapoli utilizzando per l’obiettivo stesso la gran quantità di risorse editoriali possibili.
Ma sarà un momento anche di sconforto allorchè Verga ebbe a dir che Spaccanapoli, “…se spoglia di folkore e carattere siciliano apparira cosa macabra quanto terribile .
E’ di Domenico Rea la pubblicazione postuma dell’omonimo suo capolavoro letterario che interviene nella discussione già aperta sul finir del ’700 napoletano a riguardo della stessa Spaccanapoli come una realtà già diversa dall’intero impianto urbanistico di tutta quanta la città, con una special conformazione di tratti architettonici ed ambientali l’uno differente dall’altro a tal punto che lo porteranno a considerare l’opera sua “….tutta chiacchiericcia” su Di Giacomo che a detta di Rea si avviluppa alle cose nascondendone lo stato dei fatti “….miserabile come non da altra parte e fin sotto il naso dei governanti” e Matilde Serao che guarda alla disperazione dei vicoli e del modo di viviere e di campare della gente come un effetto divertente da osservare.
Sarà un’aspra critica che culminerà come l’opera delle ” Due Napoli”.
Diversamente Eduardo De Filippo sempre su suggerimento del Rea celebra la Napoli a partire anche da Spaccanapoli come “…sgomento di famiglia“, ma attenua il passo dedicando la maggiore delle ipotesi ed ovvero “….che specie i vicoli perdono la loro carica d’angoscia verso il tramonto quando saranno tutti un guaio passato”.
Spazio note
(1) Impressione del tutto errata che trova fondamento nel variare continuo delle architetture prospiscienti l’arteria viaria e delle opere d’arti collocate lungo il percorso che comunque si presenta tortuoso oltre all’ambiente umano che da Capomonteoliveto e fino anche a Forcella è mutevole a partire dalla popolazione stabile in alcuni punti specie a Sud del condotto viario composta per lo più da residenti stabili e in altri punti più prossimi alle sedi universitarie dal nucleo abitativo studentesco.
(2) La GeoMed in seguito alle indagini geognostiche scopre 28 pozzi localizzati tra le prospiscienti stutture di vicolo di San Giorgio ai Mannesi e fino anche alla Cappella Brancaccio: sale così a 700.000mq l’acquedotto della Bolla.
Il CSN (Centro speleologico napoletano) censisce altri 15 pozzi sull’asse nord sud di via dei Tribunali all’incrocio di questa con vico dei Majorani.
Elementi bibliografici voce “Spaccanapoli”
Gesù, fate luce- Tutto su Spaccanapoli e le due Napoli-Domenico Rea-1990 Torino Einaudi
Guidaltra : oltre spaccanapoli riattacca Napoli / a cura di Vincenzo De Pasquale. – Napoli : JAMM Edizioni, c2001. – 53 p. : c. di tav. : ill. ; 21 cm.
Spaccanapoli / Domenico Rea. – Milano : Rusconi, 1986. – 152 p. ; 22 cm.
Spaccanapoli : centro storico / a cura di Ugo Carughi. – Napoli : Electa, [1992]. – 284 p. : ill. ; 28 cm. In testa al front.: Soprintendenza per i beni ambientali e architettonici di Napoli, Fondazione Pasquale Corsicato. – Pubbl. in occasione di una mostra, Napoli, 22 febbraio-6 marzo 1992.
Spaccanapoli e i decumani / Vittorio Gleijeses. – Cava dei Tirreni ; Napoli : Di Mauro, 1969. – 184 p., 46 c. di tav. : ill. ; 31 cm.
Spaccanapoli e il centro storico / Vittorio Gleijeses. – Cava dei Tirreni : Di Mauro, 1983. – 342 p. : ill. ; 30 cm.
Come raggiungere “Spaccanapoli”
Visualizzazione ingrandita della mappa
Raggiungerla è semplicissimo: autobus del servizio pubblico A.N.M linee CS con fermata in via Duomo,
linee filobus 201 con fermata in via Sant’Anna dei Lombardi per la prosecuzione a piedi partendo dalla piazza del Gesù Nuovo.
Niente auto propria.
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