Sepolcro di re Ladislao a Napoli

di - 29 settembre, 2011, 1:01 pm

”Ha la funzione di fingere uno spazio già fittizio costituendo l’apertura su una dimora che attrae senza poter esser mai raggiunta”

E’ il monumento funebre sacro a re Ladislao d’Angiò Durazzo mastodontico organismo architettonico articolato in tre ordini diversi, sviluppato verticalmente ed orizzontalmente a guisa di un enorme polittico dalle ali aperte addossato alle tre pareti dell’abside piatto a pianta quadrata della chiesa di San Giovanni a Carbonara di Napoli, dalle cui cariatidi si accede alla monumentale Cappella della Natività di Maria Vergine pur detta Cappella Caracciolo della dinastia del ”Sole” destinata da sempre ad accogliere il Sepolcro di Sergianni Caracciolo.[1]
Posto nella fase storica della scultura napoletana che segue la cultura figurativa del Baboccio, il sepolcro è opera coeva alla realizzazione del monumento funebre a Ludovico Aldomoresco, amico e consigliere di re Ladislao, oggi nella Cappella San Giuseppe alla chiesa di San Lorenzo Maggiore di via Dei Tribunali e di Antonio Carafa opera di Jacopo della Pila nella chiesa napoletana di San Domenico Maggiore a Spaccanapoli ed il successivo monumento Brancacci scolpito da Michelozzo e Donatello a Pisa poi assemblato a Napoli.

Risulta esser lavorato a più mani, iniziato dopo la la morte del sovrano avvenuta nel 1414 commissionata dalla sorella, Giovanna la regina seconda, figura di primissimo piano nella costruzione del mausoleo medesimo, al quale con tale ”manovra” volle render onore al fratello defunto e a tutta la stirpe durazzesca di ramo angioina; il sepolcro così ottenuto di fatto a tutt’oggi risulta essere l’opera più significativa del palinsesto sulle sculture del Quattrocento napoletano, pur tuttavia riconoscendo[2] la mano di Andrea Guardi sulla base della notizia pervenuta dall’epigrafe tombale del vescovo agostiniano Simone Vigilanti in San Francesco delle Scale ad Ancona, stesso autore della mirabile organizzazione degli stili toscaneggianti sul mausoleo eretto in onore di Ruggiero Sanseverino presso l’attigua Cappella di Santa Monica.[3]

Disposte ai lati del passaggio architravato le stupende cariatidi abbigliate come dee vestali in atteggiamenti meditativi alleggeriti quasi come fanciulle liberate dal peso greve del corpo della struttura portante son state disposte secondo uno schema teologale rappresentativo delle Quattro virtù, Temperanza, Fortezza, Prudenza e Magnificenza tutte poggianti su un basamento marmoreo di ottima fattura. Vi è un secondo ordine su cui è stata prodotta un’edicola marmorea ove si apre un arco a tutto sesto al fianco del quale si allineano due altri archi trilobi che fingono una specie di loggia porticata cui al centro quindi appaiono in tutta magnificenza le loro maestà: re Ladislao d’Angiò Durazzo e Giovanna II sua sorella con paludamenti regali sul trono sedile a protomi leonine. Ai loro fianchi altre quattro virtù: la Speranza e la Giustizia dal lato del re e la Carità e la Fede da lato della regina. Di lì a seguire una serie di altre edicole rette da paffuti pargoletti telamoni che si susseguono dal basso verso l’alto, mentre alla base ed al centro troviamo le statue di San Pietro e Paolo Apostolo, i Santi Andrea e Bartolomeo; a sinistra in basso il profeta Daniele con in mano il libro ed in alto il San Michele; a destra in basso ancora un altro profeta identificabile forse in Geremia ed in alto San Martino di Tour.

Decorato da due piume, il cimiero di Luigi d’Ungheria, riconoscibile nello scudo reale sormontato dalla bellissima testa di struzzo che afferra col becco un ferro di cavallo, è inciso nelle ampie slanciate ghimberghe gotiche del secondo ordine. Gli angoli invece che vanno a sganciare i moduli laterali sono sormontati a sinistra dalla figura di Sant’Antonio Abate con attributi del bastone a tau e del libro, mentre a destra per la giustapposizione posticcia di un capo femminile, non è identificabile quella che appare evidente esser la figura di un monaco con abbigliamento all’antica. Si presentano invece con medesimo profilo trilobo le edicole che si aprono laterali sotto i cui archi recano le figure in affresco del San Giovanni il Battista col cartiglio aperto recante la dicitura Ecce Agnus Dei ed il ”Sant’Agostino da Ippona” che in origine portava la firma dell’artista Leonardo da Besozzo. Altrimenti il cimiero di Carlo III di Durazzo riconoscibile dalla testa d’elefante che sormonta uno scudo è inscritto nelle ghimberghe che concludono le ali del mausoleo.

Più complesso risulta essere tutto quanto l’impianto scenografico che caratterizza il terzo ordine del mausoleo, interamente costruito sui motivi delle sacre regalità; è vero infatti che un arco ogivale polilobato custodisce le spoglie del re, mentre due angeli tineschi reggicortina aprono sul gisant che si presenta, muto consegnato al suo sonno immobile, vestito con abiti regali decorato con motivi a gigli, nelle mani il globo e lo scettro, ovviamente assai lontani dallo scevro meccanismo decorativo del mausoleo a re Roberto il Saggio nel ricordato monastero di Santa Chiara. Una figura di vescovo più ritratto che benedice affiancato da due diaconi sovrasta la composizione marmorea del feretro di re Ladislao; si tratta di San Ludovico vescovo di Tolosa, che indossa, come di stile nelle composizioni tardogotiche, paramenti episcopali sul saio francescano, stesso identico personaggio ritratto nei colpi di scalpello della mano di Tino da Camaino al mausoleo funebre di Maria d’Ungheria oggi nella chiesa Santa Maria Donnaregina Vecchia sottolineando a tal proposito l’importanza del Santo nei programmi illustrativi sepolcrali in genere sempre tradotto nei sistemi agiografici di un certo potere; intuito e fatto proprio da Alfonso d’Aragona che nel 1423 intese, chiese ed ottenne di distendersi sulla tomba del Santo a Marsiglia.[4]

A coronare il mausoleo posto in alto almeno quindici metri da terra vertiginoso svetta re Ladislao in groppa ad un cavallo bardato da parata con abbondanti tracce di coloritura sul manto che ancora insiste di antico azzurro. Il re brandisce poderosa arma da taglio nell’evidenza dell’audacia che lo aveva affermato tra le grandi signorie del tempo. Si ricorda qui brevemente re Ladislao nato da Carlo e Margherita di Durazzo; è stato re di Napoli col titolo di re di Gerusalemme dal 1386 al 1414, attuando una politica estensiva e per esigenze di regno anche offensiva dei diritti reali; fu tra le personalità più in vista nello scenario politico napoletano anticipando la corte della regina Giovanna II, sua sorella, asceso al trono già per un esito risicato da una storia di per se stessa travagliata come lo fu tutto il periodo che lo vide protagonista nella conquista magnifica e terribile di tutta quanta l’Italia centrale; in lui si sono espresse per gli esiti delle sue attuazioni le qualità dell’uomo d’arme mentre sul fronte settentrionale Jacopo Attendolo altrimenti detto Giacomuzzo capostipite degli Sforza, col perugino Andrea Fortebraccio detto pure Braccio da Montone, gran rettore di Roma e principe di Capua sovrintendente della scuderia del sovrano e Paolo Orsini, con le loro ricordate imprese fecero invece splendere la forza del valore individuale. La spada sguainata come elemento decorativo presente sulla scena sepolcrale quindi è segno delle sue provvedute vittorie, motivo celebrativo esaltante le virtù militari del Sovrano condottiero; tra l’altro l’uso frequente che se ne è fatto di adoperare il cavallo come misura di decorazione porta ai tratti distintivi delle signorie padane come è visibile ad esempio nel modello equestre di Bernabò Visconti di Bonino da Campione e fino anche ai monumenti funebri scaligeri.

Il manufatto si presenta secondo l’esigenza del rispetto delle tradizioni come il risultato finale di uno schema decorativo già visto in altre simili produzioni sul vasto territorio di dominazione angioina; oltre il quale, però, si è voluto dar senso al nuovo indugiando piuttosto nell’estrosità tardogotiche lombarde come lo possono esser sicuramente tutte quelle edicole che soffocano la bellezza del complessivo disegno architettonico ed anche i pinnacoli quasi delle guglie, le foglie d’acanto salienti che sfrangiano le misure armoniche in un’esuberanza ornamentale contenuta diciamo a fatica dallo spazio gotico che l’assorbe restando armonioso come lo è di fatto tutto l’edificio religioso.

Spazio note

(1) Estratto dal materiale di La cappella Caracciolo del Sole a San Giovanni a Carbonara di Anna Delle Foglie ; presentazione di P. Robert F. Prevost ; saggio introduttivo di Gennaro Toscano. – Roma : centro Culturale Agostiniano ; Milano : Jaka Book, 2011. – XXIV, 166 p., [48] carte di tav. ; 24 cm.
I versi in epigrafe sono di A. Chastel La pala d’altare nel Rinascimento, Milano, 1993, alle pagg. 32-33)
(2) (Esiste del materiale documentario ripreso da Francesco Abbate sui ritrovamenti di Roberto Paolo Ciardi, tutta roba relativa ai pagamenti effettuati allo scultore pisano Giovanni Gigante, e di alcuni rimaneggiamenti effettuati dai giovanissimi Francesco e Leonardo Riccomanni, Leonardo di Vitale Pardini e Tommaso Di Matteo. F. Abbate Il monumento a re Ladislao di Durazzo, in Le vie del marmo. Aspetti della produzione e della diffusione dei manufatti marmorei tra Quattrocento e Cinquecento Centro Culturale L. Russo a Piterasanta il 3 ottobre del 1992, Firenza 1994 pagg. 17 22)
(3) (Documento dell’Archivio di Stato di Lucca, Notarile 495, cc 115v-116r che riporta il testo del contratto da cui son state estratte le notizie medesime; R. Paolo Ciardi, ”Ars marmoris”. Aspetti dell’organizzazione del lavoro nella Toscana occidentale durante il Quattrocento in Niveo de Marmore, L’uso del marmo in Carrara dall’XI al XV secolo catalogo della mostra , La Cittadella Sarzana 1 marzo 3 maggio 1992 a cura di E. Castelnuovo, Genova 1992 all epagg. 341-347)
[4] (Serena Romano Alfonso d’Aragona e Napoli, in Napoli è tutto il mondo. Neapolitan art and culture from humanism to the enlightenment, International conference, Rome June 19-21 2003 a cura di L. Pistilli, I. D Rowland e S, Scùltze, Pisa, Roma 2008, pag.42)

Elementi bibliografici per queste voci

Testo a stampa (moderno) Monografia SBL0721736 Descrizione *Margherita di Durazzo, vicaria di Carlo 3. e tutrice di re Ladislao : ricerche e note su documenti inediti / Angela Valente. – Napoli : Pierro, 1919. – 230 p. ; 25 cm. ((Estratto da: Archivio storico per le province napoletane, anni I-II-IV. BNI 1919 5298


Testo a stampa (moderno) Monografia SBL0742399 Descrizione *Lineamenti di una storia di re Ladislao d’Angio-Durazzo / Alessandro Cutolo. – Napoli : I.T.E.A., 1927. – 39 p. ; 28 cm.

Testo a stampa (moderno) Monografia NAP0074524 Descrizione Un *decreto di re Ladislao per la burocrazia / Dante Marrocco. – Capua : Ediz. Salvi, 1967. – 6 p. ; 24 cm. Collana Museo Alifano. Documenti per la storia dei paesi del Medio Volturno ; 15

Testo a stampa (antico)Titolo Non Significativo NAPE005708 Descrizione <<*Istoria delle leggi e magistrati del Regno di Napoli scritta da Gregorio Grimaldi tomo 1. ; .. [-4.]>> *3. – In Napoli : a spese di Andrea Migliaccio, e Vincenzo D’Aloysio : presso Giuseppe Di Bisogno, 1785. – [8], 614, [2] p. ((Sul front.: In cui si contiene la polizia delle leggi, e de’ magistrati di questo regno sotto al dominio de’ re Roberto, Giovanna I. Carlo III. di Durazzo, Ladislao, e Giovanna II. – Segn.: [ast.]4 A-4H4. – C. H4 bianca.
Fa parte di Istoria delle leggi e magistrati del Regno di Napoli scritta da Gregorio Grimaldi tomo 1. ; .. [-4.] , 3
Editore Di Bisogno, Giuseppe Luogo pubblicazione In Napoli Editori a spese di Andrea Migliaccio, e Vincenzo D’Aloysio Impronta lere s.r. 6.I. (g(f (3) 1785 (R) Anno pubblicazione 1785

Stampa Monografia NAP0511076 Carta Bianco e nero Acquaforte, Non applicabile Descrizione *Sepolcro del re Ladislao nella chiesa di S. Giovanni di Carbonara in Napoli / Fran. Sesone sculp. – [In Venezia : presso Giambattista Albrizzi, 1761]. – 1 stampa : acquaforte ; 155×100 mm. ((In alto: Tom. 23. pag. 33. – Estr. da: Salmon Thomas, Lo stato presente di tutti i paesi e popoli del mondo naturale, politico e morale … In Venezia, presso Giambattista Albrizzi, 1731-1766, 23: Continuazione dell’Italia, o sia descrizione del Regno di Napoli, 1761 Incisore Sesoni, Francesco Soggettario Firenze Napoli – San Giovanni a Carbonara – Monumento funebre di re Ladislao – Iconografia Luogo pubblicazione In Venezia Editori presso Giambattista Albrizzi

Testo a stampa (moderno) Titolo Analitico NAP0514759 Descrizione *Leonardo da Besozzo e Perinetto da Benevento dopo il restauro degli affreschi di S. Giovanni a Carbonara / Giovanni Urbani. – ill Fa parte di Bollettino d’arte , A. 38, s. 4, n. 4 (ott.-dic. 1953), p. 297-306

Testo a stampa (moderno) Titolo Analitico NAP0471668 Descrizione *Michelino da Besozzo et les relations entre le ms Bruxelles B. R. 1840-48 / S. Sulzberger Fa parte di Scriptorium : revue internationale des études relatives aux manuscrits , a.6, v.6, fasc.2, (1952), p.276-278 Autore Sulzberger, Suzanne
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Al Sepolcro di re Ladislao in San Giovanni a Carbonara di Napoli ci si arriva felicemente a piedi. Oppure Metropolitana di Napoli-Piazza Garibaldi discesa P.zza Cavour distante meno di trecento metri dal sito religioso.
Da Napoli-Piazza Garibaldi in alternativa alla Metro i collegamenti su autobus restano per ora dalla Stazione di Napoli p.zza Garibaldi “Filobus 201″ della società A.N.M cambio p.zza Cavour.

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