Il Rione Sanità di Napoli

di - 28 dicembre, 2011, 12:21 pm

E’ un rione di Napoli[1], municipalità Stella San Carlo all’Arena, centro distrettuale di una rete di edifici religiosi sorti su preesistenti sacelli cristiani, lungo le antiche vie e le cave di tufo; le facciate dei palazzi sorti in un processo di urbanizzazione civile avviato all’indomani del ritrovamento delle sacre spoglie del Vescovo Severo, primi tra tutti il Palazzo Tufarelli, il Palazzo di Terralavoro, il Palazzo Fasulo, il Palazzo Traetto, l’area stretta di Santa Maria all’Antesaecula ed i palazzi De Liguoro e Sanfelice, determinano la compiutezza urbana lasciata per secoli in sordina nelle rappresentazioni grafiche che invece si sono attardate sul fronte conclusivo della piazza ove sorge mastodontico il prospetto della chiesa del Monacone e del suo Campanile, accesso sacro alle catacombe di San Gaudioso unico epicentro del quartiere ed un’irradiazione di linee che solcano i versanti a Est e a Ovest di Capodimonte.

Il Rione Sanità è esteso entro i limiti geografici dell’ordito del Rione Materdei regolare fino agli speroni tufacei del Cimitero alle Fontanelle e dell’insula della Vita, chiuso alle sue spalle dalle costruzioni del dopoguerra caratteristici per esser stati con le fondamenta innervate nel suolo del Rione ed i piani alti, invece prospettati lungo la prima metà Sud del Corso Amedeo di Savoia.
Separato dall’arteria viaria dalle fondazioni Guarracino con un sistema reticolato di scale e di rampe che lo agganciano all’area riqualificata dal Progetto della Società Filantropica Napoletana, assieme alla dimora fondata nel vallone della Sanità in vicinanza dell’area nosocomiale di San Gennaro dei Poveri, la stessa residenza ampliata nei primi anni dieci del XX secolo dall’ingegner Lamberto Solimene su suggerimento del Viollet che volle dar retta alla necessità di svettare i piani superiori del medesimo stabile che oggi porta il suo nome, in pieno stile liberty lungo lo stradone che un tempo aveva nome di Corso Napoleone.

A Sud Ovest il rione è anticipato dal Borgo dei Vergini, sul fianco ad Est di Piazza cavour, accosto al Colle detto della Stella, dominato dall’omonimo santuario ed il Palazzo Sannicandro, abbracciato a Nord-Est dalle aree di Santa Teresa degli Scalzi e la Monumentale chiesa intitolata alla Santa come lo è tra l’altro il complesso conventuale di Sant’Agostino degli Scalzi, opposti all’antico monastero di Santa Margherita a Fonseca, la moderna chiesa parrocchiale e tutto il vecchio complesso che spunta sul vicolo detto dei Lammatari, coronato ambo i lati dalle costruzioni tardo ottocentesche di Santa Maria all’Antesaecula.
Tutt’intorno l’orografia è conforme ad un fondovalle nel perimetro del quale confluiscono omogenei un numero ben preciso di piccoli canali scavati naturali dal corso delle acque piovane esondate dai declivi di Capodimonte; i canaloidi determinanti l’attuale formazione del Rione in un substrato urbano, gli scoli che un tempo diedero vita alla cosiddetta ”Lava dei Vergini”, e che in effetti confluiscono verso un unico centro, ed appunto oggi il Rione detto della Sanità, son divenute vie praticabili grazie all’intervento di costruzione a monte di argini in cemento lungo il tratto napoletano del Serino, grazie anche e soprattutto all’ingegnoso sfruttamento delle cave in sottosuolo per la realizzazione di condotti di scolo sommersi e primariamente con l’installazione delle selci vesuviane operate in maniera definitiva dagli architetti acropolitani sbarcati sulla Costa napoletana durante l’esperienza greca di Megaride oltre alla pavimentazione tardo secentesca degli antichi declivi.
Si ricordano suggestive la salita detta del Presepio, la penninata di San Gennaro, la salita dei Cagnazzi, la salita detta dei Principi, la Salita dello Scudillo o in alcuni casi dello Scurillo, all’apice della quale, si ricorda la Casa coloniale dei gesuiti di Napoli conosciuta come la Canocchia; parte di quest’ultimo, piccolo complesso è frutto del genio e dell’ inventiva di Domenico Antonio Vaccaro.

Ed ancora l’imbrecciatella e l’impervia Salita e gradinata Mauro, conclusa dagli istituti Sant’Antonio alla Palma ed il complesso residenziale per audiolesi Filippo Smaldone.
Nella distribuzione degli spazi napoletani sottratti al potere angioino dalla Corona aragonese, specialmente col nascere della cosiddetta maniera nelle architetture sacre, l’area venne densamente insediata dalle edificazioni domenicane effetti postumi delle spoliazioni operate dai Frati Minori Conventuali a Spaccanapoli; l’Ordine dei Farti Predicatori intese stabilire il proprio centro nell’area del rione Sanità sfruttando l’ampio spazio aperto a conca in superficie agli ipogei sacri a San Gaudioso, edificandovi la chiesa di Santa Maria della Sanità; solo più tardi avverrà una sistemazione definitiva nelle aree immediatamente vicine alle catacombe costruendo il Palazzo del Convento, del quale ancor oggi resta la Spetiaria, la più antica delle farmacie di Napoli, oggi ancora aperta sul fianco del Ponte Maddalena Cerasuolo, ricavata nel 1577 nell’ala prospisciente la piazzetta del convento dei Domenicani fatto però poi ricostruire con polla d’acqua solo nel 1584 e completato quindi dei piani superiori nel 1611 sulle censuazioni di suolo un tempo richieste a tale Aniello fabbricante di spade.
E’ dubbia la proprietà domenicana estesa anche al Palazzo delle Mensole Leonine, oggi qualificata solo la facciata di stile riadattato Ottocento napoletano. E’ invece sicuro che ai Domenicani venne ceduta nel 1666, dai Cimmino, la vicina Basilica addossata alla Masseria Ramirez, con tanto di giardinetto e appezzamento da coltivazione ed una grotta dalla quale fino all’Ottocento si è estratto il tufo per i blocchi delle costruzioni ed oggi adibita ad autorimessa. Al progetto dell’originario impianto domenicano son stati edificati ulteriori piani di residenza ed oggi il Palazzo medesimo risulta esser molto più alto da quello prospettato in origine.

La Storia del Rione Sanità

Per una storia più attenta del Rione Sanità è verosimile l’ipotesi di una comunità di monaci greci sorti attorno al culto ed alla fabbrica paleocristiana di San Gaudioso, dentro la quale ben si amalgama lo scomparso ed antichissimo culto al Santo QuodVultdeus,[2] poi cessato all’avvento o più probabilmente riadattato alla forma latina del culto a Sant’Aspreno, presso la Cappella a Circolo fondata nel 1290 poi distrutta per la costruzione della Strada Nuova a Capodimonte e tutta quanta la ritualistica ripresa dalla forma angioina del culto a San Gennaro, specie sulla vicenda storica del Miracolo del Sangue del Santo celebrato per secoli dai canoni del Collegio degli Ebdomadari, ed infine regolarizzato via a via dalle forme preconciliari in favore delle regole dei Frati Predicatori ai quali venne concesso gran parte del territorio, ancor oggi testimoniato chiaramente nelle cinque case basse costruite in due tempi differenti tra il 1611 ed il 1680 data in cui le case anzidette formarono un corpo unico oggi ad angolo di via Pirozzoli[3]; tuttavia almeno fino al 1580, in zona, a parte la chiesa dei Domenicani a quell’epoca niente di più di una semplice grotta terragna[4] non vi sono segnalati edifici di sorta; i frati è detto, vivranno per molti decenni in abitazioni primitive, baracche si legge in alcuni testi. Piuttosto verrà in quegli anni di quel secolo attivata una lunga serie di compravendite subordinate al potere episcopale di Paolo Burali d’Arezzo ed i Predicatori concessionari del territorio con un tale don Antonio Acquaviva diedero il via alle nuove forme dei confini settentrionali con l’apertura di una via che conducesse dritta dall’epicentro domenicano alle grotte di San Severo, l’acquisto e la totale distruzione della cappella votiva di Santa Maria della Chiusa da parte di Giovanni Michele d’Aponte procederà di passo alla trasformazione urbana del territorio della Sanità; tra il 1580 ed il 1610, tra Domenicani e classe nobiliare non esclusa il clero diocesano, si compra e si edifica in funzione privata e speculativa, e dal 1638 in poi l’obiettivo comune dei religiosi e le Amministrazioni sarà quello di dar forma agli spazi irregolari dentro e fuori la piccola cinta muraria eretta attorno a quel che restava della Cappella della Chiusa.

E sulle donazioni di Cornelia Cacace nel 1591 avverrà la definitiva sistemazione della comunità dei Frati Predicatori, con la costruzione della loro chiesa e convento minutamente descritta dalla Pianta della Casa al Nostro Campanile ove è chiaramente visibile nei diversi incastri a quote tra loro differenti, l’intima relazione tra le case in affitto ed il Monastero domenicano divenuto nel frattempo armonicamente strutturato in più parti comprendenti i territori di Fonseca, San Gennaro, San Vincenzo, i Vergini e i Miracoli. L’estensione dell’area conventuale dei domenicani alla Sanità di Napoli è cinta da tre strade pubbliche che esso stesso ha contribuito a tracciare e a sistemare; la via e la larga piazza della Sanità, via San Gennaro dei Poveri e via San Vincenzo con a nord via Pirozzo; il confine occidentale è segnato dal giardino dei Domenicani ed il Collegio dei Cinesi insediatosi in zona nel 1732 su un preesistente monastero dei Padri Olivetani sacro a Santa Francesca Romana.[5]

Il Rione della Sanità dopo un periodo di relativa quiete nell’edificazione di case e di opere pubbliche più o meno grandi, torna nuovamente negli interessi della Corte borbonica, in seguito all’edificazione nel 1738 della Reggia di Capodimonte, alla quale, dall’area più bassa dei Vergini e della Sanità era possibile raggiungere solo per un percorso secondario al piccolo borgo a Valle, fatto di stradine strette e sterrate, arrancate al versante interessato con imbocco dalla via San Severo. Venne quindi pensata l’alternativa al tracciato accidentato col ragionamento dell’ingegnere Gioacchino Avellino, il quale, senza risolvere il nodo cruciale dello scavalcamento del quartiere detto della Sanità, molto destramente disegna un tragitto originato dal Cavone San Gennaro con attraversamento dell’area . Prima che possa esser messo tutto a verbale e depositato i disegni, se ne prepara un’altra di soluzione che appare da subito la meglio praticabile. Il Ponte della Sanità.[6]
Il Ponte della Sanità, l’unica forma concreta dell’azione intrapresa nella realizzazione di un progetto senza mediazioni. Venne comunque non tralasciata la consulenza dell’Avellino ed assieme a quella dell’architetto Leandro, sotto la direzione dei lavori dell’ingegner Grasso, vennero sistemate le parti alte del ponte con entrambi gli emicicli alberati agli ingressi di destra e di sinistra; il cavalcavia, realizzato su progetto di Nicola Leandro, sotto la direzione dell’allora presidente all’Urbanistica cittadina Guglielmo Giuseppe Cottrau, venne inaugurato nel 1810 e registrato nella carta Marchese nel 1813, non senza e non prima d’aver però abbattuto parti dell’edificio conventuale dei Domenicani in linea con la quota del Ponte, composta di sei campate, una delle quali, corrispose dritta alla misura congeniale della Valle, mentre due degli stretti setti murari del Ponte coincisero col chiostro ovale del monastero e gli altri due a Sud si trovano in corrispondenza dei Palazzi Porzio e D’Urso. Nel primo dopoguerra, nient’affatto accompagnato da un gusto estetico, verrà collocato accosta al pilastro orientale del Ponte una Torre-ascensore. Intitolato a Maddalena Cerasuolo, partigiana che negli anni dal 40 al 45 del ’900 lo ha più volte e strenuamente difeso dai bombardamenti tedeschi.

Le conclusioni

Il progettista della famosa farmacia dell’Ospedale di Santa Maria del Popolo o anche detto degli Incurabili di Napoli, ideatore e realizzatore anche della facciata della chiesa Pietà dei Turchini a via Medina e delle Crocelle al Chiatamone, si è occupato nel 1856 di dare linea e spazio alle Case del Ritiro dell’Immacolata sulla via che porta alle catacombe di San Gennaro da dare in affitto onde realizzare le rendite per il Regio Conservatorio di San Pietro a Maiella all’apice della via San Sebastiano a Portalba, secondo quanto è stato comandato dall’augusto Carlo III di Borbone, fatta, però, la sola eccezione che nel 1857 un disastroso terremoto ha buttato giù tutto e appena due anni dopo si è ricominciato nuovamente con consegna dei lavori avvenuta a tutto il 1867.

Da sempre l’area ed il quartiere conosciuto come il Rione della Sanità di Napoli, coincide col monastero e la chiesa di Santa Maria della Sanità così come si presentava nel XVII secolo unitamente alle aree limitrofe sulle quali arrivava la sua influenza diretta. Il monastero domenicano e la chiesa che affaccia sulla piazza provocheranno un cambiamento significativo, storico e culturale, organizzativo e sociale, gravitando su di sé l’attenzione popolare un tempo esercitata sul vicinissimo Borgo Vergini. E come nella veduta Baratta, la chiesa stessa oltre ad assorbire culti e paganità diffuse nella pancia del quartiere, focalizza il sistema urbanistico che gli è cresciuto intorno e le economie a questo sistema collegate. La Carta Carafa proverà che il Rione della Sanità da chè si costituì chiesa e convento dei Domenicani, è divenuto centro di relazioni di nuovi lotti urbani come un insieme di parti accostate e continue, finendo per divenire il modello delle città moderne cresciute sul tessuto antico, con un processo di architetture commiste tra sacro e religioso e tra sacro-religioso col mito antico individuabile soprattutto nell’intervento continuo dei religiosi nella vita popolare del quartiere; gli stessi che prenderanno parte attiva delle trasformazioni urbane, rendendo il tracciato efficiente anzitutto per i collegamenti che questi attiveranno tra una proprietà e l’altra, poi di fatto dal popolo che se ne serve.

E’ ai Domenicani che si devono le più ampie modifiche strutturali della zona; sono loro che hanno aperto strade, realizzato piazze, abbattuto edifici in luogo di erigervene altri, hanno cavato pietre, hanno fatto opere di sostegno oltre a tutte le sistemazioni idrauliche estese con l’estendersi delle loro proprietà.
E’ fatto di un dinamismo architettonico tra i più sorprendenti del mondo: da un’area praticamente accidentata, naturalmente sterrata oltre che deserta nel Cinquecento napoletano si è ottenuto il monastero Domenicano che è una città dentro e fuori, disteso sulla profondità della collina di Capodimonte, eretto su più quote comprese nel dislivello giunto fino a 46 metri d’altezza dalla piazza, e 74 se si aggiungono gli edifici di via Pirozzi; la sua chiesa resta a quota inferiore, il chiostro grande a quota superiore, quello piccolo sta sotto e altri ambienti stanno a quota intermedia.
E’ un Rione che non è cresciuto su se stesso, ma nel territorio, nella campagna e nei boschi, tra balze e ripide ascese, nelle acque e nel tufo dove s’è scavato, livellato, sistemato grade, eretto terrapieni, e tra l’artificio e la natura è sorta la forma definitiva del Rione, molto spesso esibito ai turisti come la più naturale. L’attuale agglomerato urbano del Rione Sanità è come forma archeologica ricomposta dei diversi mezzi che l’hanno ottenuta, testimonia la relazione dell’uomo con la natura, col suolo e le costruzioni date alla vita in superficie, con l’antichità e la morte nel sottosuolo, del suo rapporto con la pietra, la dura realtà della roccia, le fatiche del dislivello e ad ogni modo, nello scavo delle pietre si son realizzate le migliori forme geometriche che non hanno mai avuto la stessa gloria delle architetture urbane esposte nelle zone più prossime al centro antico della città; per questa via, dunque, il Rione Sanità è stata un’opera collettiva.

Spazio note

(1)Estratto da: [5]: *Stella, Vergini, Sanità / Italo Ferraro. – Napoli : Oikos, [2007]. – CIV, 551 p. : ill. ; 31 cm. ISBN 9788890147807 Fa parte di Napoli : atlante della città storica , 5 Autore Ferraro, Italo Soggettario Firenze NAPOLI – Rioni e quartieri – Urbanistica Luogo pubblicazione Napoli Editori Oikos Anno pubblicazione 2007 e da: Archivio di Stato di Napoli
(2) [ ASN, Fra' A. Majorino, Platea di Santa Maria della Sanità Pianta della Cappella della Chiusa, 1715, Monasteri Soppressi, vol. 983, p.7r; stess'argomento in: ASN Pianta della Cappella costruita dentro le mura della Clausura, detta di Santa Maria della Chiusa del Monastero della Sanità Monasteri Soppressi, vol. 993, pag. 89]
(3) [ASN A. Majorino, Platea di Santa Maria della Sanità. Pianta delle case appresso alla porta Carrese, 1715, Monasteri soppressi, vol. 983, p 8r]. Le testimonianze dei luoghi del Rione Sanità, prima e dopo gli ultimi cinquant’anni del ’500 napoletano, sono offerti in forma stampa nelle vedute del Venosa, copiata dal Gallarano eseguita nel 1660,[ASN Gallarano, Pianta del Territorio di Fonseca, 1718 Fondo Monasteri Soppressi, vol. 2819]
(4) [ASN, Majorino Platea con la Piante dei stabili del con.to di Santa Maria della Sanità, dell'Ordine dei Predicatori, in Napoli MDCCXV. Fondazione del Convento, vol. 983, pag.1]
(5) [F. Caso, Sacra Famiglia dei Cinesi, in “Napoli Sacra. Guida alle chiese di Napoli” 14° itinerario, Napoli, 1996, pag. 879]
(6) [G. Nobile Descrizione della città di Napoli e delle sue vicinanze divisa in tre giorni, Napoli, 1863, pag. 710; vedasi anche Direzione Generale di Ponti e Strade dell'A.S.N negli annali 1821-1822]

Elementi bibliografici per queste voci

Testo a stampa (moderno) Monografia NAP0394992 Descrizione [5]: *Stella, Vergini, Sanità / Italo Ferraro. – Napoli : Oikos, [2007]. – CIV, 551 p. : ill. ; 31 cm. ISBN 9788890147807 Fa parte di Napoli : atlante della città storica , 5 Autore Ferraro, Italo Soggettario Firenze NAPOLI – Rioni e quartieri – Urbanistica Luogo pubblicazione Napoli Editori Oikos Anno pubblicazione 2007


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Testo a stampa (moderno) Monografia NAP0012671 Descrizione La *conservazione integrata nello sviluppo della Campania / Aldo Aveta. – Napoli : [s. n.], 1987. – 16 p. ; 24 cm. ((Estr. da: Un paese in trasformazione, Un territorio da riordinare : Congresso nazionale del Centro studi urbanistici degliingegneri (Lecce, 19-21 novembre 1987) Autore Aveta, Aldo Soggettario Firenze CAMPANIA – Tutela Luogo pubblicazione Napoli Anno pubblicazione 1987

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Testo a stampa (moderno) Monografia NAP0357710 Descrizione *Fra Nuvolo e Fra Azaria : nuovi dati biografici sui due artisti napoletani del cinque-seicento / Michele Miele. – [S.l. : s.n., 1987?]. – P. 153-205, 1 c. di tav. : ill. ; 23 cm. ((Estr. da: Archivium Fratum Praedicatorum n.56 (1986). Autore Miele, Michele Soggettario Firenze Azaria Nuvolo Anno pubblicazione 1987

Testo a stampa (moderno) Monografia NAP0194457 Descrizione Un’*opera scomparsa di Fra’ Nuvolo : la chiesa di S. Sebastiano / Alisio Giancarlo. – Napoli : L’Arte Tipografica, 1959. – P. 371-374 ; 30 cm. ((Estr.da: La facolta’ di Architettura di Napoli, 1929-1959. Autore Alisio, Giancarlo Soggettario Firenze NAPOLI – San Sebastiano Luogo pubblicazione Napoli Editori L’Arte Tipografica Anno pubblicazione 1959

Bibliografia antica. Le Monografie

Testo a stampa (antico) Monografia NAPE010129 Descrizione *Notitie della vita, e miracoli di due santi Gaudiosi, l’vno vescouo di Bittinia, e l’altro di Salerno: e del martirio di S. Fortunata, e fratelli, e del loro culto, e veneratione in Napoli. Raccolte per don Camillo Tutini napoletano et date in luce ad instanza della reuer. archiabbadessa, & monache di San Gaudioso. – In Napoli : appresso Ottauio Beltrano, 1634. – [8], 158, [6] p. : ill. ; 4o. ((Segn.: A⁴ A-V⁴ X². – Stemma sul front. – Il verso della c. Q3, compresa nella numerazione delle pp., contiene calcografia con l’immagine di S. Gaudioso il recto è bianco. Var. B. : 3 c. di tav. [1] c. di tav. fuori testo, rappresenta i due santi omonimi; a c. K2r tav. 2 con S. Fortunata ed i suoi fratelli; a c. Q3v immagine di S. Gaudioso vescovo di Salerno Autore Tutini, Camillo Editore Beltrano, Ottavio Autore Tutini, Camillo Luogo pubblicazione In Napoli Editori appresso Ottauio Beltrano Impronta leni e,b- l-io piin (3) 1634 (A) Anno pubblicazione 1634

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