Presepe di Santa Maria in Portico a Napoli

di - 2 novembre, 2009, 1:43 pm

Tra tutte le rappresentazioni plastiche del presepe napoletano resi celebri dalla cartografia editoriale di Napoli trova posto il presepe ligneo seicentesco realizzato negli anni 1647 o forse anche 1645 composto di almeno 15 figure a grandezza naturale, abbigliati alla maniera barocca e spagnoleggiante opera dell’artista Ceraso riconosciuto caposcuola dei figurari, di cui solo e soltanto quattro di queste raggiungeranno intatte l’epoca moderna ed in esposizione permanente presso la chiesa di Santa Maria in Portico a Chiaia.[1]

Le figure, ovviamente da ricordare tutte in legno, son state adattate dall’artista di modo che ad esse possa esser convenuta una certa mobilità di corpo essendo stati questi svuotati totalmente e architettati ad assi in ferro.
Per i volti delle figure venne utilizzata una speciale pasta per legno affinchè fosse sortito l’effetto agnizione che ripetesse le forme plastiche di una vera e propria scultura.
Un tempo le figure erano alloggiate in un ambiente sincrono alla scena madre del presepe: una mangiatoia, un tetto spiovente ed una murazione perimetrale probabilmente anch’essa in legno.
Nel 1690 gli stessi Lucchesi[2] apportarono ampie modifiche al modello scenografico della greppia e dell’arredo ad esso annesso, realizzando non poche migliorie grazie all’intervento del maestro Giacomo Colombo, conosciuto ed apprezzato negli ambienti per avere già modellato numerose sculture disperse nella provincia religiosa campana.

Giacomo Colombo in linea con i tempi creò nuove figure da riordinare nell’assetto globale del presepe di Santa Maria in Portico.
Si considerano autentici capolavori dell’arte presepiale la “Coppia dei vecchi col nipotino”, probabilmente le figure dei due vecchi recitano due personaggi realmente esistiti e all’epoca trattasi dei due guardiani del giardino conventuale, mentre il nipotino in realtà dovette trattarsi di una giovane promessa del noviziato;
il “Giovin Signore” che si presenta con testa rapata risalta l’abitudine di indossare alla moda le parrucche e la “Foritana” straordinariamente somigliante almeno nella posa del volto alla Madonna della Pietà di Eboli dello stesso autore, è il termine esclusivo affidato alle figure iconografiche ritraenti le straniere intese come donne che sopraggiunte al borgo dal di fuori delle mura della città.

Negli anni 10 o non è ben chiaro se fossero in realtà gli anni 30 del ’700 entra in scena la mano forte del Picano altro genio della scultura lignea napoletana estratto dalla nobiltà partenopea con una forte propensione al laicismo.
Verrà composta per l’ennesima occasione di ammodernamento dell’impianto scenografico presepiale il “Povero in adorazione” figura assai drammatica, con una postura voluta per mezzo di simmetrie che ricordano le stesse tecniche utilizzate da artisti di altra maestranza o più direttamente verosimile al “Il Villano” figura pittorica considerata un inserto di fondo delle opere firmate Luca Giordano.
Il grosso “Cane pastore” seppur di simile fattura non del Picano verrà però attribuito quasi certamente alla sua scuola.

Nel 1862 in seguito alla soppressione degli Ordini religiosi fu l’ultima volta che il presepe e la sua fattispecie originale si vide in mostra.
Dieci anni dopo verrà ricollocato nuovamente alla pubblica visione, ma quasi totalmente rifatto e molto verosimilmente ricomposto di parecchie figure, molte delle quali continuano ancor oggi a non avre ragione d’esistere secondo le prospettive del primo autore.
E’ di quegli anni l’aggiunta del paggetto di colore opera di Vincenzo Rieccio; per la stessa mano sparirà la Madonna quella composta in origine con una nuova versione non per niente realizzata in posa meno veneranda e più aderente alle altre figure madonnare dei maestri presepianti napoletani oltre ad una serie di altri pastori prodotti per ripopolare il secondo e terzo piano della complessa scena del presepe spogliati dei vecchi pastori andati misteriosamente perduti.
Vi è da aggiungere, con nota al margine sulla la notizia che purtroppo non trova alcun fondamento dal documentario, che la realizzazione dei nuovi pastori venne prodotta per sopperire la perdita dei vecchi manichini distrutti in seguito ad un intervento di restauro maldestro operato da mani poco esperte del settore ordinato sulle figure reduci da dieci anni di “magazzino chiuso” e già in stato di conservazione pessima.

Nel 1961 molti anni dopo la Seconda guerra mondiale il presepe venne collocato in via definitiva in uno spazio vitale tutto per sé ricavato dall’area pertinente la sagrestia grande abbastanza da farci stare dentro tutte le figure che all’epoca vennero anche rifatte e restaurate nei dettagli per mano dei professori Lebro su commissione dell’Azienda di Soggiorno, Cura e Turismo di Napoli non dopo aver dato in bella mostra il presepe riportato all’aspetto originario ed esposte per un periodo relativamente lungo presso il Palazzo Reale.

Spazio note

(1) Non esistono dal documentario cartaceo fonti attendibili sulla storia di questo presepe.
Le informazioni qui considerate sono state estratte da una ricerca effettuata da studenti liceali dell’Istituto Professionale Servizi Commerciali e Turistici “Francesco De Sanctis” e propagandata di anno in anno dalla comunità ecclesiastica che ospita la struttura lignea.
La ricerca è stata commissionata per mano del progetto della Fondazione “Napoli99” del Comune di Napoli -Assessorato all’Identità.
(2) I Lucchesi sono i padri del sacro Ordine della Madre di Dio fondato da San Giovanni Leonardi.
A Napoli la chiesa di santa Maria in Portico è la seconda ed ultima chiesa governata dai lucchesi oltre alla monumentale chiesa di Santa Brigida di Svezia a Toledo.

Elementi bibliografici voce: “chiesa di Santa Maria in Portico e suo presepe”

Il complesso ligneo di S. Maria in Portico in Napoli / [Gennaro Borrelli]. – Napoli : Azienda Autonoma di Soggiorno Cura e Turismo, [dopo il 1970]. – 1 pieghevole : ill. ; 29×17 cm. Nome dell’A. in fondo allo scritto.


Tra fede e arte : il busto in legno policromo di San Lupo di Giacomo Colombo / Gerardo Pecci. – Benevento : Edizioni Torre della Biffa, stampa 2008. – 31 p. ; 24 cm

Riflessioni su Giacomo Colombo e sulla statua della della Madonna del Rosario in Postiglione / Gerardo Pecci. – Napoli : Laveglia, 2005. – P. 149-179 ; 21 cm. Estr. da: Rassegna storica salernitana, 43., XXII 1., giugno 2005.

Ancora su Giacomo Colombo : la statua di San Pietro a Serre / Gerardo Pecci. – Napoli : Laveglia Editore, 2007. – P. 183-197 ; 21 cm. Estr. da: Rassegna storica salernitana, fasc. 7, giugno 2007.

Come arrivare alla chiesa di Santa Maria in Portico


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