Port’Alba a Napoli
di Staff - 23 giugno, 2011, 1:53 pm
E’ una porta di Napoli non avente più la funzione appunto di porta d’ingresso alla città murata, ma tale lo è da sempre stata; di pertinenza alla seconda municipalità, posizionata nel cuspide che dall’omonima via porta alla mastodontica piazza Dante, essa si erge periziata per la pubblica visibilità.
Si presenta in piperno bugnato, con colonnato incardinato, arco d’architettura tardo manieristica, adorna di fregi vicereali e di decorazioni del Preti datati tutti 1656 e di una statua in bronzo di San Gaetano da Thiene alla sua sommità ivi collocata solo nel 1781 traslata dalla Porta Reale nel frattempo fatta distruggere.
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Sin dai tempi di Carlo II° d’Angiò lungo il perimetro della murazione tra le due porte quella di Costantinopoli, tale Porta Domini Ursitata o Porta Donnoruso, oggi non più esistente, quattro passi a sud dell’attuale chiesa di Santa Maria della Sapienza e l’altra Porta detta Reale o Porta dello Spirito Santo pur’ essa scomparsa, il torrione centrale rimasto si inglobato nella cinta muraria ma anche isolato dalle guarnigioni spagnole atte a presidiare le due porte anzidette, trovandosi questo torrione proprio di fronte al grosso del borgo dell’Avvocata, i residenti che dovevano recarsi ai Tribunali per evitare che si facesse un percorso tortuoso e troppo lungo aprivano nottetempo delle brecce nel muro di fondo al torrione senza esser così costretti ad allargare il giro. Il Tribunale in verità provvedette da subito ad otturare i detti pertusi nel muro con gran da fare ma a distanza di pochissimi giorni i buchi nel muro rispuntavano.
Quindi Paolo di Sangro, capo della Deputazione del Tribunale della Fortificazione, inoltrò al Viceré duca d’Alba Antonio Alvarez de Toledo istanza di erigervi sul posto un ingresso intra moenia ex novo. Cosicchè in luogo di ritrovarsi sempre a tappare buchi ci si sarebbe invece trovati a stazionare parte del Corpo di Guardia dell’esercito ad una nuova Porta d’ingresso alla città per gli abitanti dei borghi vicini a loro spese ben’ inteso.
E il duca se ne compiacque di ordinarne l’apertura con lavori aperti subito il giorno dopo; venne decorata di tre stemmi reali e di un’epigrafe itraente:
“PHILIPPO III REGE ANTONIVS ALVAREZ DVC ALBAE PROREX VIAM HANC PORTAMQUE ALBAM”
Nel 1530 si avvieranno senza sosta le trasformazioni urbanistiche dell’intera città riorganizzate dai capi d’amministrazione del Viceregno spagnolo, l’ampliamento della cinta muraria, lo sventramento del cuore centro della città, la basolatura delle strade, e per tutto ciò venne imposta nuova gabella ossia nuova tassa sul vino che nel 1533 portò nuovamente Napoli ad una rivolta di popolo che il Vicerè spagnolo don Pedro de Toledo non esitò a soffocare nel sangue.
La murazione venne irrobustita con le fondamenta innervate direttamente nel suolo ove questo non presentasse cavità sotterranee con inizio dalla zona ove oggi sorge San Giovanni a Carbonara, e via a via più su, sempre più a occidente tenendo fuori cinta il Borgo dei Vergini e assicurandosi lo stesso Viceré di tener custodita al di qua delle mura la chiesa di Santa Maria di Costantinopoli la tene appunto accosta e in prossimità di un’altra porta da lui fatta erigere oggi non più esistente: porta Donnoroso, un tempo Porta Ursitata.
Tuttavia, pur essendo stato in vigore il divieto imposto dalla persona del Vicerè spagnolo don Pedro de Toledo di non edificare o solo fortificare e neppure rettificare quanto già innalzato nell’area perimetrale dei borghi adiacenti la piazza, si è continuati ad erigere dimore private sontuose e di lustro come ricordano gli storici in difetto alle buone norme che volevano tutta quanta la zona una sorta di consorteria vicereale con tanto di ministeri costruiti sul belvedere della stessa piazza.
A motivo di questa pubblica utilità, nell’interesse di produrre vantaggi economici per la classe industriale ed agricola e per rendere l’aria salubre, dar incremento alla luce e migliorare l’aspetto della medesima piazza, che ci piace ricordare che allora una piazza non era, insomma, in linea di interesse universale e per dar agio al comodo traffico e alla generalità tutta, venne dato comando di censurare gran parte del suolo di dominio pubblico e di lasciarlo come si usava dir all’epoca spazio inutile. I cantieri già aperti vennero per bando collocati parte sul fianco destro del costone di Costantinopoli e parte andati perduti per decreto o del Vicerè o del Tribunale della Fortificazione.
Elementi bibliografici voce: “Portalba di Napoli”
Libro Moderno Monografia SBL0716127
Descrizione *Giustissimi lamenti contro il deforme progetto d’ingombrare con fabbriche il largo Portalba al Mercatello, in difesa de’ proprietari della contrada, presso la Consulta di Stato / [Giacinto Galanti]. – Napoli : dalla tip. di Porcelli, 1842. – 60 p. ; 22 cm ((Il nome dell’A. in fondo allo scritto
Libro Moderno Monografia SBL0730236
Descrizione *Poche parole a dimostrare, che non esiste servitù sullo spiazzo a Portalba, e però manca il pretesto ai lamenti de’ circostanti proprietari ad uso della Real Consulta di Stato. – [S. l. : s. n., 18..]. – 26 p. ; 26 cm.
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