Piazza Dante Alighieri Napoli

di - 23 giugno, 2011, 11:28 am

E’ una piazza di Napoli, dal 1871 dedicata al poeta toscano Dante Alighieri; dal 1903 vi si è aggiunto in posizione centrale rispetto all’esedra del Convitto Nazionale Vittorio Emanuele II il mausoleo dello stesso sommo poeta opera dell’artista Tito Angelini.

Avente giurisdizione sotto la seconda municipalità, con sede nell’ex convento della chiesa di Santa Maria del Caravaggio con facciata aperta sulla piazza, in anticipo sul Palazzo Ruffo di Bagnara, in linea con l’arco di Port’Alba giusto al fronte opposto alla chiesa di San Michele Arcangelo al Mercatello e dalla chiesa e convento di San Domenico Soriano.

Oggi rappresenta uno snodo principale per la viabilità cittadina nonostante vi sia stata data limitazione al traffico automobilistico per la realizzazione sulle direttive europee di una zona a traffico limitato agevolante la pedonabilità delle vie circolari e ad essa prospicienti.
Dunque, limitatamente al vicinissimo borgo dell’Avvocata, l’imbrecciata di Pontecorvo sotto Montecalvario essa riceve gli ingressi secondari della vecchia Cisterna dell’Olio, accogliendo ogni giorno e favorendone altrettanto il deflusso di una massa enorme di pendolari anche grazie all’apertura nel 2002 di una stazione sommersa della rete metropolitana di Napoli che la collega alla vicina piazza Cavour lato Capodimonte e a via Toledo all’apice di via Armando Diaz lato piazza Trieste e Trento. Oltre ad un parcheggio all’aperto dei taxi, la zona della piazza è comunque servita dal servizio trasporto pubblico dell’A.N.M.

Vittorio Gleijeses relega lo spazio urbano all’interno degli interessi agricoli, economici e piuttosto contingenti dell’Olimpias, area verde circostante gli antichissimi fossati realizzati dal contado per la conserva dei prodotti sotto grano. Altri autori non di meno pregio storico identificano la piazza un tutt’uno con il Limpiano, una sorta di immensa distesa di verde alternato a costruzioni qua e là in pagliericcio o muratura in tufo, tipo masseria sviluppatasi tra sbalzi di quota e collinette, tutta messa a giardini e vigneti e secondo lo Zampa, concessa alla regina Sancia nel 1342 dalle clarisse del vicinissimo monastero di Santa Chiara esercitanti sull’area diritti e usufrutto.

Un poco di tempo dopo l’area si arricchì di altre preziose opere di giardini edificati all’aperto impreziositi e abbelliti d’ogni genere, ci piace ricordare il giardino a ridosso delle prime falde del monte San Martino e del giardino dovizioso Biancomangiare di proprietà del duca Ettore Pignatelli di Monteleone pur detto il “Carociliegio” oggi circoscritto ad appena uno spazio di corte nell’omonimo palazzo su piazza del Gesù Nuovo.

Nel 1530 si avvieranno senza sosta le trasformazioni urbanistiche dell’intera città riorganizzate dai capi d’amministrazione del Viceregno spagnolo, l’ampliamento della cinta muraria, lo sventramento del centro città, la basolatura delle strade, e per tutto ciò venne imposta nuova gabella ossia nuova tassa sul vino che nel 1533 portò nuovamente Napoli ad una rivolta di popolo che il Vicerè spagnolo don Pedro de Toledo non esitò a soffocare nel sangue.

La murazione venne irrobustita con le fondamenta innervate direttamente nel suolo ove questo non presentasse cavità sotterranee con inizio dalla zona ove oggi sorge San Giovanni a Carbonara, e via a via più su, sempre più a occidente tenendo fuori cinta il Borgo dei Vergini ed assicurandosi lo stesso Viceré di tener custodita al di qua delle mura la chiesa di Santa Maria di Costantinopoli al Museo tenne appunto accosta e in prossimità delle chiese sorelle di Santa Maria della Sapienza e San Giovanni delle Monache un’altra porta da lui fatta erigere oggi non più esistente: porta Donnoroso, un tempo Porta Ursitata.

Tuttavia, pur essendo stato in vigore il divieto imposto dalla persona del Vicerè spagnolo don Pedro de Toledo di non edificare o solo fortificare e neppure rettificare quanto già innalzato nell’area perimetrale dei borghi adiacenti la piazza, si è continuati ad erigere dimore private sontuose e di lustro come ricordano gli storici in difetto alle buone norme che volevano tutta quanta la zona una sorta di consorteria vicereale con tanto di ministeri costruiti sul belvedere della stessa piazza.

A motivo di questa pubblica utilità, nell’interesse di produrre vantaggi economici per la classe industriale ed agricola e per rendere l’aria salubre, dar incremento alla luce e migliorare l’aspetto della medesima piazza, che ci piace ricordare che allora una piazza non era, insomma, in linea di interesse universale e per dar agio al comodo traffico e alla generalità tutta, venne dato comando di censurare gran parte del suolo di dominio pubblico e di lasciarlo come si usava dir all’epoca spazio inutile. I cantieri già aperti vennero per bando collocati parte sul fianco destro del costone di Costantinopoli e parte andati perduti per decreto o del Vicerè o del Tribunale della Fortificazione.

E’ del 1737 notizia certa che la corte della cittadinanza espresse voto di erigere in questa piazza una statua equestre in nome d Carlo III di Borbone gran cavallerizzo e visto che in quegli anni vi fu a Napoli lo scultore Giuseppe Carnat, venuto per latre faccende a lui il popolo inoltrò istanza di prestarsi per l’opera richiesta.
In verità la statua la si sarebbe dovuta centralizzare nello spiazzo dedicato alla Madonna della Salute che per esser un tantino precisi venne realizzato proprio per quest’occasione. Ma non vi fu seguito: lo spiazzo della Madonna della Salute è tutt’ora rimasto vuoto e lo scultore Carnat nulla ebbe compiuto in nome del popolo napoletano, il quale dati i fatti accaduti, lasciò che fosse il Sovrano a scegliersi l’artista per il riguardo.

E pure il sovrano qualche raccapezzo lo trovò; si udirono storie di trame segrete, complotti di Palazzo, assassini di corte, di artisti che si sarebbero trovati in pericolo di vita se si fossero fatti avanti a chieder mandato di costruire la benedetta statua. Carlo III appunto non volendo far torto a nessuno bandì un concorso vinto da Francesco Quierolo, sul Celebrano, il Cornacchini, il Genovesi e il Sanmartino, quest’ultimo senza manco volerlo alla fine sarà proprio lui a terminare i lavori che via a via altri colleghi non finiranno.

E’ vero infatti che il Quierolo morì poco tempo dopo avviati i lavori di scultura dell’opera richiesta, l’incarico passò di mano a Luigi Vanvitelli che non solo scolpì la statua ma provvedette anche a modellare lo spazio circostante dove poi sarebbe stata collocata la statua; spazio circostante che il suo più celebre figlio d’arte, appunto il Sanmartino, colmò con ventisei statue tutt’oggi ben visibili e che avrebbero fatto da corona all’opera magnifica del Vanvitelli.

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Elementi bibliografici voce: “Piazza Dante a Napoli”

Libro Moderno Monografia NAP0194345
Descrizione L’ *ambiente di Piazza Dante in antichi rilievi inediti / Alisio Giancarlo. – Napoli : L’Arte tipografica, 1965. – P. 185-192 : ill. ; 29 cm ((Estr. da : NapoliNobilissima, vol. IV, fasc. V-VI, gennaio-aprile 1965


Libro Moderno Monografia NAP0184502
Descrizione *Architettura e spazi urbani : i tre Fori Napoletani / Alfredo Buccaro. – Roma : Studio Tipografico, 1989. – P. 27-32 : ill. ; 30 cm ((Estr. da: Agora, a. 2, n. 4, 1989.

Libro Moderno Titolo Analitico NAP0503789
Descrizione Il *Foro Carolino e la statua equestre di Carlo di Borbone / Serena Bisogno

Libro Moderno Monografia SBL0360083
Descrizione La *piazza Dante in Napoli / Vittorio Gleijeses. – Napoli : Edizioni del Delfino, 1970. – 123 p., [4] c. di tav. : ill. ; 22 cm.BNI 709376

Libro Moderno
Monografia Mostre CFI0554025
Descrizione *Piazza Dante: le stanze dell’arte / a cura di Vincenzo Trione. – [Napoli] : T. Pironti, [2002]. – 93 p., [23] c. di tav. : ill. ; 30 cm ((Mostra tenuta a Napoli nel 2002.

Libro Moderno Monografia SBL0730236
Descrizione *Poche parole a dimostrare, che non esiste servitù sullo spiazzo a Portalba, e però manca il pretesto ai lamenti de’ circostanti proprietari ad uso della Real Consulta di Stato. – [S. l. : s. n., 18..]. – 26 p. ; 26

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Categorie : Territorio ed immobiliarità


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