Palazzo Real Albergo de Poveri a Napoli

di - 13 luglio, 2009, 2:23 pm

E’ un antico palazzo di Napoli in disuso dal 1981.[1] Oggi di proprietà del Comune di Napoli, sorge nella zona a Nord-Est del nucleo più antico della città storica, nell’area che costituiva la più importante via di collegamento con l’entroterra e il principale punto di accesso alla città del Regno, laddove l’antica via del Campo di Marte incrociava la via di Foria, oggi giurisdizione della municipalità Stella San Carlo all’Arena.
E’ anche detto il Palazzo Fuga, immobile gigantesco che campeggia nell’area ad Est ed Ovest dei giardini botanici. Nel 2004 ha compiuto 250 anni di vita, esteso per 103.000 mq per un volume complessivo di 830.000 metri cubi, per una larghezza totale di 140 metri e lungo 360, 3 cortili ognuno di 6.500 mq detti cortili maggiori ed altri 6 cortili minori complessivi ognuno di 700 mq, 9 km di corridoi pensati per collegare tra loro 440 stanze, alto fino a 42 metri sul quale pende ancora la scelta d’uso tra le diverse soluzioni ancora in fase di cantieraggio.

S’era pensato di realizzare il Palazzo delle Istituzioni ponendo come primario l’obiettivo di realizzare una riqualificazione socio economica dell’edificio attraverso l’erogazione di servizi avanzati agli operatori economici; scenario futuro sulla possibilità equivalente di rilanciare in risorsa la Piccola e Media Impresa della Regione Campania, catalizzando in un unico ambiente offerta amministrativa di consulenza e alta formazione allocando nel Palazzo a restauro avvenuto incubatori per le neo attività d’impresa e lo sportello per imprenditori qualificati, una biblioteca, una videoteca, spazio giovani e aule e laboratori per la didattica, l’area di studio e quella dedicata ai docenti. Ma lo scenario è cambiato in favore dell’idea di realizzare il Palazzo delle Arti e della Musica, assumendo una logica strategica di fondo di sfruttare un unico spazio vitale riadattato dai restauri per l’offerta integrata e composita di eventi culturali di altissimo livello: entertainment ed edutaiment; contestualizzando al massimo gli unici quattro scomparti di settore in grado di catalizzare da soli risorse turistiche provenienti da altre regioni italiane e dall’estero: la musica anzitutto, l’enogastronomia, l’artigianato e l’antiquariato. Con l’allocazione di spazi per le mostre, per le formazioni, i centri di ricerca specialistici, scuole di cucina food court multietnico ed il food and beverage di altissima qualità.

Il Masterplan

Real Albergo Poveri di Napoli, a metà degli anni Ottanta del ’900 un gruppo misto di architetti e di progettisti d’estrazione americana convenuti a Napoli in occasione dei festeggiamenti indetti sul primo cinquantennio di formazione e storia della didattica dell’Università degli Studi di Napoli Federico II suggerirono l’abbattimento totale del Real Albergo dei Poveri, in luogo di edificarci impianto analogo con messa in opera di una mega struttura di ricezione turistica altamente qualificata. che porta con sé storia di manomissioni, demolizioni, superfetazioni, soprelevazioni, la ricostruzione subordinata al complesso lato via Bernardo Tanucci del 1930, lo sventramento degli ultimi due livelli originari all’impianto del 1937, la costruzione di alloggi sulle terrazze incompiute nel 1945, gravemente danneggiato dallo spaventoso sisma del 23 novembre del 1980. 
Affidato all’Infrasud in quel decennio di quel secolo, l’individuazione del piano d’intervento sul recupero del manufatto non è mai stato realizzato, per i costi impegnativi ed in ragione delle tante emergenze che hanno poi fatto seguito al terremoto. L’edificio quindi è stato acquisito dal Comune di Napoli all’indomani della soppressione dell’Ente Collegi Riuniti Principe di Napoli del 1981. La consapevolezza del valore monumentale di tutto quanto il complesso architettonico nonostante le condizioni di assoluta precarietà inizia ad esser riconosciuto lungo il corso degli anni Novanta, approvando in preliminare un primo progetto di restauro stimato 83 milioni di euro redatto nel 1999, con una prima reale messa in sicurezza già nel 2000 anno in cui lo stesso progetto si conclude con accorgimenti apportati alla struttura, appena significativi di recupero e con soldi ricavati dal gioco del Lotto nazionale e conclusosi quello stesso anno; il progetto sulla scuola si è concluso nel 2002. La dimensione di un piano di recupero per le ingenti risorse economiche, umane e sociali che impegnerebbe, ha indotto alla municipalità di competenza per provveditorato ad istituire ufficio dedicato alla progettazione per il recupero ed una gestione degli obiettivi, tempi, finalità e costi ulteriori affidata ad un master plan approvato in via definitiva dal Comune nel 2000.
La scansione temporale del progetto di recupero prevedette la rifunzionalizzazione del vecchio Serraglio a partire da un consolidamento ed una riconfigurazione architettonica dell’edificio con priorità assoluta alla bonifica dei luoghi adiacenti alle aree semicrollate e alle altre a rischio ulteriori crolli con un’individuazione di una funzione compatibile degli spazi recuperati e la finale destinazione d’uso per verticali indipendenti, oltre al restauro del lungo frontone sulla centralissima piazza Carlo III con particolare attenzione ai progetti di recupero e stanziamento finale su base d’Asta pubblica europea dei costi ammortizzati in 13 milioni di euro per il Comune di Napoli e 6 milioni di euro per la competente soprintendenza. 

Nel 2004, alla luce di una futuristica possibilità della Regione Campania di poter attingere ai fondi specifici del Cipe, anche ai fini di studi di fattibilità, le progettazioni medesime di recupero e riuso dello stabile in oggetto, ebbero punto d’appoggio in una serie di approvazioni comunali seguite dall’acquisizione nel 2005 di altri progetti cantierabili, indispensabile premessa per l’acceso ai fondi anzidetti; da allora, però, non si è giunti a realizzare più di quanto non venne effettivamente già posto in essere nelle attività pregresse. Lo scenario per una coerente funzione moderna del Real Albergo dei Poveri, con la presentazione al MIPIM di Cannes nel marzo del 2003 di un raggruppamento d’ imprese guidate dalla Società Nomisma, s’era concluso in una lunghissima fase propedeutica sulla destinazione d’uso finale della struttura.

Spazio note

(1) Estratto da: la città dei Giovani in PDF
(2) Ciò nonostante si può dire con Pane che “…lungi dall’apparire come un edificio incompiuto, l’ospizio attuale mostra già uno sviluppo orizzontale grandioso ed armonico”.
(3) Il progetto della costruzione inizialmente prevedeva che lo stabile si estendesse per seicento metri di lunghezza e centocinquanta di larghezza con quattro enormi cortili estesi lungo il perimetro interno che accogliesse quattro diverse categorie di soggetti ed una chiesa grande come lo può esser una chiesa di quattro navate a pianta stellare con una ramificazione dei transiti a sei braccia.
Così non fu e così non capitò. Nel 1891 una presa di posizione assolutamente diversa interruppe i lavori: dei seicento metri di lunghezza pare ne bastarono gli attuali 354, dei quattro o cinque cortili di categoria ne furono realizzati appena tre e la chiesa restò niente niente solo un abbozzo. Sull’argomento si veda tra l’altro: www.comune.napoli.it Comune di Napoli Assessorato all’Urbanistica.

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Categorie : Palazzi e case storiche


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