Napoli: “I Quartieri Spagnoli”

di - 31 luglio, 2009, 3:40 pm

Quatrieri Spagnoli sono la zona delimitata del centro storico di Napoli,[1] individuata in un perimetro stimato in oltre 80 mila  m², e sviluppatosi su 165 isolati con cinque piani fuori terra e 40.000 famiglie più o meno stabili insediano il territorio perturbano al declivio naturale che trova culmine nella scenografica via Toledo e piazza Trieste e Trento.

Si tratterebbe della somma di più porzioni di zone propriscienti lungo il fianco collinare della città parte dell’area di Chiaia e di Pizzofalcone e parte della sommità di Montecalvario fino a lambire le retrovie delle zone localmente note coi toponimi di “concordia” della “misericordiella”, “cavone a piazza dante” ed i registri più a nord verso l’eremo di Castel Sant’Elmo e San Martino sotto dei quali si trovano le disolcazioni territoriali conosciute come il Poggio delle Mortelle, la Contrada delle Celse, il “Monte di Dio” e all’estremità sud col “Pallonetto a Santa Lucia”.

Quartieri Spagnoli visti da Santa BrigidaI Quartieri Spagnoli per estesi che appaiano in realtà si sono fortemente sviluppati come centro residenziale solo ad opera del risanamento napoletano del dopo 1875 e non prima.
Area ad estrema densità abitativa sfuggita miracolosamente allo stesso Risanamento che ne chiedeva l’abbattimento totale di ogni forma di abitazione eretta fino a quel momento.
La popolazione accasata negl’impervi borghetti di sezione sfuggono a qualsiasi tipo di stima e nel tempo comunque non hanno perso il carattere virulento delle origini di questa particolare fetta di paese famosa praticamente in tutta Italia.
Presente anche in questa zona di nuova formazione l’esigenza di erigere case e palazzi in verticale allineati in minuscoli lotti di forma quadrangolare, quelli di maggior dimensioni prevalgono lungo i fasci perimetrali del fianco collinare, all’interno dei quali sorgono le cosiddette case palaziate composte da più e diversi registri, la cui pavimentazione non mostra per niente soluzioni di continuità con quella urbana e tutti o quasi tutti gravitanti in un territorio omogeneo ad area municipalizzata; in realtà va anche detto e ripetuto che a Nord sulle alture il contrasto tra gli edifici e l’ambiente circostante, seguendo le idee e le ipotesi di lavoro di Emilio Ricciardi, sembra meno esasperato coi lotti a minor dimensione, invece che si trovano alle spalle delle via di Pessina in discesa e direzione mare, alla via Toledo, nella centralissima via Chiaia fino alla piazza degli Artisti e alla Riviera di Chiaia come anche lato monte dalla via intermedia del Corso Vittorio Emanele; in ogni caso il disegno è a voce unica: gli edifici si presentano occupati da due distinte unità edilizie con ingresso indipendente. All’interno dei palazzi al di là delle corti comunque sempre presenti in alcuni casi introducono ad un giardino condominiale, secondo un modello importato dalle ville napoletane; gli edifici grandi e compositi con tutte le comodità, s’innalzano su più diversi piani concentrati attorno quasi sempre ad un cortile, nel quale in pochissimi casi ancora si aprono antiche bocche di pozzo, e gli antichi locali di servizio spesso insediati dalla domiciliarità fissa delle famiglie d’estrazione popolare e diversamente invece più spesso accosto all’ingresso di detti edifici si aprono piccoli bassi al fianco dei quali si allineano le botteghe quasi mai simmetriche rispetto alle soluzioni architettoniche degli edifici appartenenti ai primi nuclei di edificazione urbana. Ai piani superiori ubicati in concorso con gli appartamenti luminosi e spaziosi i cosiddetti appartamentini matti.

Planimetria e stereometria di queste abitazioni non sono quasi mai regolari, poiché questi il più delle volte risultano esser la stratificazione di edifici costruiti su altri edifici, porzioni di piani di palazzo e solai innalzati sui piani poggianti su copertura a volta, soluzione questa che permette di innalzare ancora su quanto è già innalzato. Il risultato finale di tutto ciò che è stato combinato sulle strutture edilizie di destinazione civile preesistenti, son palazzi di forma bizzarra, distribuzione degli spazi inefficente, con una statica risicata che entra in crisi appena si continua ad edificarci sopra con gli effetti postumi visibili proprio in questa terra molestata dalle terribili sollecitazioni del sottosuolo cavo.

Gli appartamenti son spesso caratterizzati dallo sfarzo di suppellettili d’ogni tipo, rifinite di materiale pregiato e costoso come lo si può leggere negli inventari degli atti notarili appuntanti in certuni casi gli arazzi, le sete, i cristalli, gli argenti, gli ori antichi, improbabili ad altra parte ai Quartieri son stati registrati anche gioielli, ricche collezioni dei dipinti, quadri di valore stimato.[2]

Brevi cenni storici

Data la particolare conformazione orografica non è dubbio accampare le ipotesi che vogliono questa zona anticamente una fortificazione di tipo acropolitano dei coloni di Rodi in intima connessione coi mercanti dell’Isolotto di Megaride (oggi Castel Dell’Ovo) ed in stretto contatto coi fratelli di Elea (oggi Ascea).
I greci in sostanza la sfruttarono per la ricchezza dei minerali e delle giacenze tufacee.
La cosiddetta zona sempre verde, rigogliosa e selva naturale per l’abbondanza delle acque piovane naturalmente raccoltesi di pianoro in pianoro.
Solo e soltanto il senso provvisorio degli accampamenti scansarono questa terra e queste alture dalle brilllanti costruzioni tipiche delle popolazioni dell’Egeo.

Vi fu anche un tempo in cui la zona più estrema, affacciata alla baia, entrò a far parte del sontuosissimo progetto di residenza definitiva del generale Lucullo ritiratosi andò a consumare gli utlimi anni della sua illustre esistenza terrena a Napoli, costruendo per sè una residenza privata che non conobbe in passato tanto lustro e tanto splendore; grande da interessare per intero la piana di Partenope. Mentre l’area più stratificata sorgente dal litorale, una costola del monte Echia, venne spesso utilizzata come riserva di caccia.
Le comunità che ancora abitavano le vette in realtà raggiungevano il porto utilizzando l’unica via realmente praticabile da uomini e bestie: il decumano maggiore, ovvero Spaccanapoli, nel suo punto più a Nord oggi ostacolato dalla costruzione avvenuta secoli dopo della chiesa di Santa Maria Ogni Bene ai Sette Dolori

Ma i Quartieri Spagnoli così come li si conosce ancor’oggi sono il risultato finale di una politica di espansione territoriale operata a nome di Pedro De Toledo inizi del ’500 del Viceregno partenopeo.
Costui operò il massiccio intervento di ricostruzione della città tutta fin’anche a stravolgere l’assetto urbano oltre a far saltare gli equilibri di potere fino ad allora raggiunti dalle precedenti classi governanti.
La riforma del sistema di tassazione sui redditi, l’avvio dell’Inquisizione spagnola in Italia e a Napoli, l’esproprio delle famiglie nobili, in prima fila i Sanseverino, rivoltarono la fiducia del popolo che scese in piazza a farsi massacrare dalla soldataglia spagnola assoldata dal Viceré. Soldataglia che in anni di pace soggiornava quietamente proprio sulle alture dei Quartieri spagnoli.
Tanto vero che per beneplacito dello stesso Viceré e signore Pedro de Toledo, i Quartieri divennero la roccaforte dell’esercito spagnolo che nel frattanto in più occasioni orginazzarono diversi accampamenti divenute poi gendarmerie anche a Campo Moricino (oggi piazza Mercato), tutto quanto il Lavinaio e più in là anche Borgo degli Orefici.

A partire dal sisma del 23 novembre 1980 e per dieci anni in seguito ad una dichiarazione di inagibilità dell’intera area e al crollo successivo di abitazioni già in stato di pregressa condizione di instabilità l’intervento di ristrutturazione delle parti materiche di edifici sia essi storici o moderni venne affidata alla cura del Regno del Possibile, una società costituita dal Banco di Napoli, mentre dall’allora Ministro Ciro Pomicino venne istituita la società Neapoli, atta a congeniare un gruppo di lavoro tecnico per un complessivo rilancio dell’area limitatamente al centro antico della città di Napoli comprensiva dell’antico nucleo dei Quartieri Spagnoli.[3]
Le istituite società tirarono avanti per una decina di anni fino agli inizi degli anni novanta sostituite da un processo di legittimazione di iniziative di segno diverso che vide il sopraggiungere di apparati socio politici e imprenditoriali nuovi meglio conosciuti con l’appellativo di “terzo settore”.

I quartieri spagnoli oggi

Una cupola contro i "Quartieri Spagnoli"Dalla sommità laterale e fino anche alla scenografica piazza Del Plebiscito, i Quartieri Spagnoli restano una delle tipiche attrazioni culturali della Napoli dei grandi numeri in fatto di turismo e di grandi escursioni: a testimoniarlo il gioco intrecciato di vicoli e vicoletti ognuno giunto dalla prosecuzione dell’altro pendenti sul fianco collinare e versati sulla piana a produzione di un particolare effetto intreccio.

I Quartieri Spagnoli per anni hanno guadagnato quota di popolarità intoribidita dalle sue travagliate vicende storiche e da episodi cirminali ragguagliati dalle cronache giudiziarie relativamente anche recenti.

Più volte si è posto l’accento sui Quartieri Spagnoli come sede di un ben preciso numero di famiglie camorristiche dominanti la scena sul mercato degli stupefacenti, sulla prostituzione, la gestione delle risorse illegali in materia di riciclaggio, estorsione, armi, gioco d’azzardo e la ben più innocua gestione del contabbando.
Il gruppo di questa fetta di popolo il più esteso per rapporto utilizza spesso case in affitto con un sistema di vivibilità per dirla con le parole di Giovanni Laino a scolarizzazione contenuta ed in effetti con un prosieguo fatto di lavoro precario, non tutelato e di bassa qualifica, contro un numero comunque non tollerabile di famiglie, in gran parte donne e bambini che vivono letteralmente cinque ore su dodici per strada, colpite da uno strano processo di esclusione sociale forse dettato dall’enorme uso indiscriminato delle risorse assistenziali, dalle loro scarse esperienze di lavoro, un forte analfabetismo diffuso e per le donne una cronica maternità precoce.

Spazio note

(1)Estratto dalle voci di: Emilio Ricciardi, Dottorato in ricerca su “Il Poggio delle Mortelle in Storia dell’Architettura e della città” XVII ciclo COORDINATORE: PROF. ARCH. FRANCESCO SAVERIO STARACE, TUTORE: PROF. ARCH. MARIA RAFFAELA PESSOLANO)e di: Il cantiere dei Quartieri Spagnoli di Napoli di Giovanni Laino
pubblicato su:
Rivista del DIAP del Politecnico di Milano, N.19, Franco Angeli, Milano, 2001 PP.25-
(2) Esempi di questo secondo tipo sono la casa che Felice Ulloa (1619-1703), presidente del Sacro Regio Consiglio, aveva fatto costruire nel 1653 nei pressi della strada di Chiaia, “in una bella tenuta tutta murata che giungeva fino al largo di S. Teresella”, o il palazzo del marchese di Pollena articolato intorno a due cortili, si poteva avere accesso sia da sopra al ponte, sia da via Chiaia. Due planimetrie dell’edificio, con la distribuzione degli ambienti alle varie quote, sono in ASN, Archivio Caracciolo di Torella, inc. 72, fasc. 1 La soluzione del giardino retrostante la casa e disposto a una quota più alta caratterizzava anche edifici collocati in aree più libere, come il palazzo dei marchesi Mirelli, all’estremità della riviera di Chiaia

(2)Su Delibera di Giunta Regionale n° 3448 del 28 novembre 2003, Decreto Dirigenziale n° 679 del 10 marzo 2004, Decreto Dirigenziale n° 155 del  04 novembre 2004 l’Ente di formazione Associazione Quartieri Spagnoli onlus (individuato come soggetto gestore), in Associazione Temporanea di Impresa con ISVE- Istituto Studi per lo sviluppo Economico e Cooperativa Sociale Passaggi a r. l. onlus, ed in collaborazione con Provincia di Napoli, Provincia di Salerno, Comune di Napoli -Assessorato all’Educazione e Rapporti Interistituzionali e Internazionali, Università degli Studi di Napoli Federico II -Dipartimento di Urbanistica, Università Internazionale delle Istituzioni dei Popoli per la pace, Associazione Mani Tese Campania, Progetto Continenti, Fondazione Opera Campana dei Caduti -Osservatorio sui Balcani, Fondazione Alexander Langer, Associazione Centro Astalli, Casa dei Diritti Sociali, Gruppo Laici Terzo Mondo, nell’ambito delle politiche regionali espresse dal P.O.R. Campania 2000/2006 con riferimento al Bando di Evidenza pubblica pubblicato sul BURC della Regione Campania n. 15 del 29 marzo 2004, per il “progetto interregionale Mediatore/Mediatrici di pace”, bandisce un concorso per l’ammissione di 15 allieve/i al percorso formativo per “Esperto nella gestione degli aiuti umanitari e delle emergenze”. Il corso dalla durata di 1000 ore complessive per allieva/o, è articolato in 370 ore di teoria, 204 di esercitazioni pratiche, 250 ore di tirocinio/stage, 176 ore di azioni di accompagnamento. 

Elementi bibliografici voce “Quariteri Spagnoli”

Il caso dei Quartieri spagnoli di Montecalvario : settore statico, Napoli / Michele Pagano ; con la collaborazione [di] Bruno Calderoli, Antonio Farina. – [S. l. : s. n.] stampa 1990 (Napoli : CESUN). – 50 c. ; 30 cm. In cop.: Universita degli studi di Napoli, Centro studi per l’edilizia. – Testo dattiloscritto.


Il cavallo di Napoli : i quartieri spagnoli / Giovanni Laino. – Milano : F. Angeli, [1984]. – 248 p. : ill. ; 22 cm.

Una preesistenza ambientale a Napoli: i quartieri spagnoli / Corrado Beguinot. – [S.l. : s.n., 1957?] (Napoli : La Nuovissima). – 126 p., 9 c. di tav. : ill. ; 26 cm. Pubbl. in occasione del 6. convegno nazionale di urbanistica, Lucca 1957.

Quartieri spagnoli e “Rione Carita” / Italo Ferraro. – Napoli : Oikos, c2004. – LVI, 464 p. : ill. ; 31 cm.

I quartieri spagnoli tra utopia e progetto : ragione e immaginazione progettuale di un’idea di piano del secolo 16. / Clara Fiorillo. – Napoli : Centro stampa Opera universitaria, stampa 1987. – 70 p., 6 c. di tav. : ill. ; 22 cm.

Come raggiungere i “Quartieri Spagnoli”


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Categorie : Borghi, rioni e quartieri


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