Il presepe Cardiero
di Adolfo Colossari - 2 novembre, 2009, 3:03 pm
Il presepe Cardiero, pur esso appartenente alle scenografie plastiche, multiple e moderne del presepe napoletano in quanto tale prende forma e nome dal suo ideatore e realizzatore Giovanni Cardiero, residente a Napoli, classe 1957 impegnato in tutt’altra attività oltre che alla produzione in serie di piccole rappresentazioni della Natività, localizzate a partire dal 2007 in esposizioni museali frequenti presso la chiesa di San Severo al Pendino in via Duomo a Napoli ed in mostra permanente al Palazzo San Marco di Gaspare Capone a Spaccanapoli.
Al suo attivo dieci anni di produzione: una serie cospicua di lavori, una sempre più crescente richiesta di aggiornamenti di mostre oltre Napoli e di esposizioni seguite dal premio speciale “Il Gallo d’Oro” riconoscimento datato 2008 affidatogli dal comune di Mariglianella.
Le produzioni partono tutte dalla premessa di qualificare elementi chiave della rappresentazione scenografica della nascita di Gesù Cristo: in primo piano pane e frutta e in special modo le arti ed i mestieri legate a questi alimenti.
Il pane, espresso nella figura del pastoriello “Fornaio“, ossessivamente riprodotto nelle scene , com’è ovvio torna più volte nel racconto evangelico dell’esperienza terrena del Cristo: ne è un esempio classico la moltiplicazione dei pani e dei pesci o semplicemente il concetto spirituale principe della liturgia cristiana cattolica ed ortodossa ripresa dalla la formula lessicale meglio conosciuta come allo spezzar del pane.
Trova posto dunque in maniera anche giustificata dalla cosiddetta teologia dei segni e del popolo l’idea di realizzare figure appunto plastiche che ritraggono il pane o il fornaio e collocate tra gli anfratti artificiali che costituiscono tutti i presepi opere del Cardiero.
Mentre la frutta, segno inequivocabile del mito e della leggenda, riferibile piuttosto alla raccolta degli scritti del Vecchio Testamento, assente del tutto dai Vangeli è qui compresa a sortire “l’effetto popolo” voluto dallo stesso autore che nella frutta trova la massima espressione possibile sull’idea stessa di popolo.
Sarà solo e soltanto l’elemento frutta appunto che determinerà l’accostamento del processo catechetico delle rappresentazioni presepiali di stampo marcatamente religioso al modello più laico di una rappresentazione popolaresca di Napoli e dintorni.
Galleria fotografica in allestimento
[Gallery not found]Le opere son tutte quante state realizzate a mano, con una strumentazione semplice, fondata sull’utilizzo di utensili per la meccanica e le apparecchiature elettriche fatta salva la sola eccezione per degli arnesi solitamente utilizzati dagli odontoiatri, utili in questo caso, per l’aggancio millimetrico delle moschelle alla superficie del presepe.
Tutti quanti in un paio d’ore per volta in un arco temporale comprensivo di sei e sette mesi ed in alcuni casi anche otto o nove.
Ore di tempo sottratte al sonno: infatti Cardiero realizza le sue opere di notte rispettando il principio, in vero non suo personale, secondo cui proprio la notte culmina fortemente l’ispirazione e la fantasia.
La scelta finale del presepe ed in genere sul materiale di cui son composti i presepi Cardiero è una lunga e sofferta analisi delle pietre costituenti la paesaggistica delle rappresentazioni.
La pietra calcarea di Paestum, a differenza del Tufo Rosso di Cerveteri nei pressi di Civitavecchia, che comunque è abbondantemente anche utilizzato, sembra che abbia maggiormente soddisfatto il gusto estetico dell’autore il quale assemblando sasso dopo sasso, tutti raccolti a mano nuda sul posto in una composizione sempre diversa per primo scorge nell’aspetto generale un prodotto compatto identico alla realtà.
La colorazione naturale della pietra calcarea di Paestum sulla quale è caduta la scelta finale per la postuma composizione presepiante che riprende in linea generale quella del sughero di cui generalmente son fatti i presepi, renderebbe le dimensioni dell’opera analoghe ad un piccolo borgo realmente esistente ed in sostanza un piccolo borgo di fattispecie medievale, per lo più riproducente l’anima del borgo popolare della Napoli del sei-settecento in armonia con le notizie storiche fin qui pervenuteci.
La ricchezza della minuteria[1] e dei dettagli dello stesso borghetto son dati da una colorazione aggiuntiva che il Cardiero decide di proporzionare rispetto alla sua già naturale diffusione del colore bruno della materia.
In effetti in seguito alla scena scolpita, il prodotto è ulteriormente colorato dallo Zolfo Rosa ‘sta volta raccolto sempre a mano dall’area perturbana alla Solfatara di Pozzuoli.
Non c’è possibilità al momento di definire una critica esatta e completa del presepe Cardiero; resta detto che non avendo spazio di proprietà i suoi lavori restano ancora in mostra permanente al Palazzo Venezia di Napoli in collaborazione con “L’Incanto” società operante nel settore della diffusione delle arti visive moderne, spettacolari e aderenti il variegato mondo dell’arte popolare napoletana.
Spazio note
(1) La minuteria nel presepe è il complesso di elementi piccoli e piccolissimi adagiati ed implementati nell’impianto presepiale corrispondente a medie e piccole dimensioni.
I pastori son tutti composti di terracotta lavorata a mano da altri autori come la vestizione delle figurelle fatte di abiti in terracotta son lavorati altrove e da altra mano.
Elementi bibliografici voce: Presepe Cardiero
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Come raggiungere il Palazzo Venezia di Napoli
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E’ possibile raggiungere il Palazzo Gaspare Capone meglio conosciuto come Palazzo Venezia di Napoli semplicemente a piedi partendo dalla Piazza del Gesù Nuovo ad esso più vicina.
In riferimento alla Stazione di Napoli Centrale potete seguire a piedi tutta la arteria viaria in partenza da Forcella ( proprio in questo quartiere è stata istituita linea bus-navetta che da Forcella vi condurrà direttamente in piazza del Gesù Nuovo.) direzione nord: a suggerire una visita ci sta anche alla chiesa di San Lorenzo Maggiore, servita dai cugini dei francescani minori i cosiddetti “conventuali” stretti al museo ad angolo e alla famosissima via di San Gregorio Armeno, vicolo espositivo dei capolavori d’artigianato presepiale; da queste parti incrocerete il Pio Monte della Misericordia o la chiesa di Sant’Arcangelo al Nilo o la stessa opera del Nilo, la chiesa di San Domenico Maggiore.
Diversamente esiste una soluzione di viaggio con autobus linea CS e scendere in via Duomo a meno di trecento metri dal sito religioso.
Un altra soluzione è l’autobus in partenza da Piazza Garibaldi line R2 con cambio in via Medina con autobus R1 e scendere in via Monteoliveto e raggiungere in quattro passi la piazza del Gesù Nuovo imboccando Sant’Anna dei Lombardi.
O ancora linea filobus 201 e scendere a piazza Dante Alighieri e imboccare la via traversa di Cisterna dell’Olio.
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