I Cento Bombardamenti di Napoli

di - 2 gennaio, 2012, 4:10 pm

Sono i cosidetti ”Cento bombardamenti aerei” di Napoli[1], una delle città più provate dal massiccio bombardamento aereo optato sui cieli d’Italia dalle aviazioni in guerra nel quinquennio 40 45 del ’900 sulle considerazioni tattiche di Napoli considerato un avamposto militare di altissima efficienza.

Principale approdo alla quarta sponda dalle banchine disperse lungo il porto, nonché capolinea delle direttive marittime libiche, l’area portuale subì prima e dopo l’avvento nazista l’influenza delle Officine Avio dell’Alfa Romeo di Pomigliano d’Arco, il Silurificio di Baia, i Cantieri Navali di Castellammare di Stabia e quelli della Società Bacini e Scali Napoletani di Napoli, lo spolettificio di Torre Annunziata, l’ILVA di Bagnoli.
I primi aerei a sorvolare la città furono i ricognitori inglesi a caccia di fortificazioni tedesche installate in monumenti e vecchi palazzi con naturali fondi in sottosuolo cogliendo la città la notte del 1° novembre 1940 impreparata alle tremende sollecitazioni delle bombe, con pochissimi ricoveri pubblici efficienti, effettivamente scarse le comunicazioni d’appoggio, scadenti la risposta tecnica dell’ U.N.P.A l’Unione Nazionale Protezione Anitaerea organizzata appena con qualche cantina trasformata in rifugio antiaereo da muri paraschegge, l’impossibilità di un buon governo delle aree sottoposte a legislatura d’emergenza di stampo fascista e la difesa dai cannoni delle navi alternate a guardia nel porto di Napoli.[2] I bombardamenti inglesi si protrassero fino a tutto il novembre del 1941.[3]

Il primo bilancio degli effetti postumi al bombardamento napoletano del ’40 furono più di 900 morti, distrutte, dal passaggio degli aviatori, i granili e le infrastrutture civili di San Giovanni a Teduccio devastando gli stabilimenti della società “Alecta”, della “Precisa”, della “Agip” e della fabbrica di legno “Feltrinelli”; un numero enorme di edifici a residenza popolare lungo il corso Umberto, fino a Pozzuoli. Solo più tardi al primo semestre dei bombardamenti del primo anno il Comune e le organizzazioni umanitarie non governative destinarono l’uso di molti spazi nel sottosuolo napoletano per il rifugio di persone contro l’incessante cadere delle bombe censiti dal Comune di Napoli in un rilievo centro studi del 1972 individuando su 561 cavità artificiali prodotte con l’estrazione del tufo, 149 adattate a ricoveri antiaerei e 136 non attrezzate, ricavate altresì da spazi aperti al pubblico, la galleria del IX Maggio intitolata alla Festa dell’Impero” oggi alle “Quattro Giornate”, la galleria del Chiatamone col grosso dell’Arsenale Marittimo, le gallerie stradali o ferroviarie di Mergellina e dei Campi Flegrei, la linea storica del Metrò detta anche la sotterranea, nelle piccole stazioni sommerse di Cavour, Montesanto e Amedeo.[4]

La vita nei ricoveri era gestita dalle circolari fasciste indulgenti solo appena con le partorienti e i nascituri. Ai maschi sani dell’età compresa tra i 16 ed i 70 anni venne dato ordine di distribuirsi i compiti di guardia alle fungaie umane, stabilire orari e responsabili sulla manovalanza attiva per l’approvvigionamento d’acqua e derrate, esclusi i medicinali[5] e le custodia preventiva delle cialde da aggiungere alle maschere antigas fino a tutto il giugno del 1940 reperibili nei negozi al costo di 35 lire.

Ai morti delle bombe, effettivamente già quell’anno vennero registrati decessi avvenuti proprio nei rifugi, per mala condizione d’igiene, il diffondersi delle malattie legate alla vita umana nelle cavità divenute dei reclusori; si ricordano dalle fonti storiche le grotte tufacee di Posillipo o di Fuorigrotta, sotto le pendici dei Camaldoli, nelle spelonche delle Fontanelle, a Piazza S. Gaetano ai Tribunali, al Cavone, a Piazzetta Augusteo, ai Quartieri Spagnoli, lungo il tracciato viario di Spaccanapoli, alle catacombe di San Gennaro, le catacombe di San Gaudioso sotto la chiesa del Monacone al Rione Sanità.

La prima incursione aerea del 1941 avvenne la mattina dell’8 gennaio proseguendo ininterrotta fino al tramonto con la distruzione totale dell’area della Stella Polare al corso Arnaldo Lucci, la raffineria di via delle Brecce e i Rioni Stella, Platania e Speranzella. IL 9 novembre di quello stesso anno presi di mira la stazione ferroviaria di Napoli Centrale oltre al tragico epilogo della gente di piazzetta della Concordia rifugiati nel viscere di un ricovero e morti sepolti sotto le macerie di una palazzina in superficie crollata. Sei furono invece i bombardamenti del 1942 ed il 4 dicembre di quello stesso anno fu il giorno più terribile: decollati dai porti dell’Egitto bombardieri Liderator affondarono l’incrociatore leggero Muzio Attendolo; gravi danni subiscono altri due incrociatori l’Eugenio di Savoia e il Raimondo Montecuccoli; distrutte le vie Monteoliveto, Vittoria Colonna, Protopisani e la zona di Porta Nolana. L’ultimo del’42 fu quello del 15 dicembre che distrusse l’ospedale Loreto, il Gasometro, i bacini della Navalmeccanica e l’incrociatore Arborea, soltanto due giorni dopo il discorso tenuto dal Duce Benito Mussolino alla Camera dei Fasci e delle Corporazioni sulla reale necessità di ”sfollare” le città sottoposte alle rappresaglie aeree dalla munita piazzaforte inglese di stanza sull’Isola di Malta. Soltanto per il mese di dicembre del 1942 i morti contati dalla Prefettura napoletana furono 1886 e 3.332 feriti, di cui 838 deceduti pochi giorni dopo il gennaio del 1943, l’anno in cui vennero registrati in scaletta 181 bombardamenti solo sulla città di Napoli. Fu l’apoteosi delle morti e delle distruzioni in seguito ai bombardamenti aerei accanitisi contro le zone di Battistello Caracciolo, Piazza Canneto, via Girolamo Santacroce e via Salvator Rosa, con un altissimo numero di vittime, destinato ad aumentare pochi giorni dopo, quando altre massicce incursioni devastarono il Ponte della Maddalena, insieme ai Pontili Elena d’Aosta e Vittorio Emanuele, nonché la zona litoranea, dai Granili a via Benedetto Brin. Tuttavia ancora si proiettava all’Alambra “La maestrina”, al Diana “Addio Kira”, al Modernissimo “Malombra”, al Bellini “Romanticismo”.

L’11 gennaio di quell’anno solo a Napoli 23 morti dopo una rapida incursione; seguirono le notizie di 100 morti in un sol giorno a Cagliari e 119 morti con 332 feriti il 20 febbraio e solo il giorno dopo verrà ricordato come la ”strage di via Duomo” con la sistematica distruzione delle case basse ai Mannesi, in prossimità della chiesa di San Giorgio Maggiore, piazzetta San Gaetano. Il mese di marzo si aprì col sabotaggio e l’esplosione della nave Caterina Costa, adibita ai viaggi per il trasporto di viveri e munizioni.[6]
Ad aprile seguirono le distruzioni di settore, all’anticaglia, a Forcella, fuori Porta San Gennaro, il crollo dell’albergo Russia al Borgo Santa Lucia; distrutto completamente il Molo Pisacane, il Molo Siglio ed i piroscafi Sicilia, San Luigi e il Lombardia. Il 4 aprile in un’incursione che ampio raggio coinvolse le città meridionali di Siracusa e Palermo e Carloforte in Sardegna compresa la città di Napoli caduta di 222 morti solo quel giorno. Il 30 maggio, la sessantesima incursione aerea sulla città, provocò altri 200 morti ed il 12 luglio distrutto per intero il rinomatissimo Caffè Vacca alla Villa Comunale.

4 Agosto 1943

Fu il giorno in cui l’aviazione militare alleata attivò un incursione aerea estesa all’area perimetrale del Sud Italia in una processante spedizione di bombardamenti durata, a Napoli, un’ora ed un quarto, frutto delle mani e del lavoro dell’Uomo e dell’ operosa flotta aerea composta di 400 mezzi della Mediterranean Bomber Command[7], agli ordini del Comando militare States di stanza sulle coste africane, incalzati dall’ordine supremo vigente in tutta Europa affisso dall’allora Presidente Roosvlet convinto che con tal pratica avesse potuto più facilmente sollevare il popolo d’Italia contro gli oppressori tedeschi causa prima delle sofferenze loro inflitte. Venne bombardata a tappeto l’area estesa del Monte Echia in corrispondenza della zona di Santa Lucia al Monte, rase al suolo il monastero di Santa Chiara, parte delle strutture prospicienti la via di Benedetto Croce del Palazzo Filomarino della Rocca, il Palazzo Gaspare Capone, una bomba inesplosa si conserva ancora nella chiesa del Gesù Nuovo; ingenti i danni per il Palazzo Monteleone e Carafa di Maddaloni; spazzati via per sempre il cinema Corona a Via dei Mille e gravissimi danni strutturali all’Ospedale dei Pellegrini alla Pignasecca.[8]
Crollato nello stesso giorno l’edificio della Centrale dei telefoni di Stato a via Depretis.
Parte del collegio dei Padri della Missione e della chiesa di Santa Maria al Borgo dei Vergini.
Danneggiata oltremodo la navata destra della chiesa Basilica Pontificia di San Giacomo degli Spagnoli a piazza Municipio.

L’incursione aerea più lunga di quel mese è datata 6 agosto 1943, che anticipò di un sol giorno l’incursione del 7 agosto, la più breve, durata pochi minuti ed un solo morto. L’ultima fu quella dell’8 settembre all’indomani dell’armistizio. Prima dell’arrivo delle incursioni tedesche del ‘44; la più lunga e la più tragica di tutte con 300 morti su Napoli, è datata 14 marzo, alla cui lista dei decessi andarono ad aggiungersi le morti e le distruzioni per il risveglio del Vesuvio qualche giorno dopo.

Le conclusioni

Gli esiti di quegli anni, la conta dei morti, il calcolo dei danni subiti hanno rilevato senza dubbio che l’Italia ancor meno Napoli, non furono preparati a sopportare una guerra di dimensioni e che il Duce ebbe erroneamente creduto che la partecipazione del Paese ad una guerra di estensione globale fosse stata di breve durata e soprattutto fruttuosa per gli immensi interessi che le gravitarono attorno a partire dalla capitolazione francese del ’40.
I bombardamenti anglo-americani a tappeto sull’Europa e sull’Italia cessarono per decreto sugli accordi del 3 settembre del 1943 sull’onda dello sbarco degli alleati a Sud; tuttavia le incursioni aeree oltre a quelle tedesche continuarono anche dalla forza di liberazione: si ricorda il bombardamento del 7 settembre del 1944, inutile e fuori tempo rispetto alla fine dei combattimenti. Fonti di studio autorevole giustificano quel singolo episodio di attacco aereo alleato[9] come intenzione inglese e americana di prostrare prima ed esasperare poi il popolo italiano all’odio fascista, poichè le guerre non si possono vincere senza convincere; gli studi condotti sulle ultime incursioni aeree alleate nelle ore immediatamente dopo il termine della guerra, porteranno maggior luce sulle responsabilità politiche di quelle azioni non autorizzate dal Comando; verrà fatta emergere l’intima volontà di personalità afferenti la Casa Reale, la Massoneria italiana, sottoposti ed amici politici del Maresciallo Badoglio e certi substrati clericali, nascosti a controllare le informazioni nelle impenetrabili sale della Biblioteca Vaticana in Roma, di vessare ancora e gratuitamente il popolo; supremo atto contributivo esplicato essenzialmente nell’intento di sortire la nuova specie italiana, epurata primariamente della sostanza nazista, del suo omologo fascista e specie nei ranghi militari estinguere il sentimento tedescofilo nei subalterni che sono più a diretto contatto con la truppa.[10]

Spazio note

(1) Liberamente estratto da: Napoli durante la II guerra mondiale ovvero: i 100 bombardamenti di Napoli. Lucia Monda; vedasi anche: Direzione ed Archivio Storico de “IL MATTINO” di Napoli “Noi dobbiamo sottoporre la Germania e l’Italia ad un incessante e sempre crescente bombardamento aereo. Queste misure possono da sole provocare un rivolgimento interno o un crollo” (lettera di Roosevelt a Churchill, del 25 luglio 1941 – Doc. 67, pag. 151 – Loewenheim – Langley – Jonas, Roosevelt and Churchill; Vedasi anche: “Bombardare, bombardare, bombardare… io non credo che ai tedeschi piaccia tale medicina e agli italiani ancor meno… la furia della popolazione italiana può ora volgersi contro intrusi tedeschi che hanno portato, come essi sentiranno, queste sofferenze sull’Italia e che sono venuti in suo aiuto così debolmente e malvolentieri…” è ancora il pensiero del Presidente USA (Ib. del 30 luglio 1943, doc. 246, pag. 358).]
(2) [Aldo De Gioia, “Frammenti di Napoli”].
(3) Materiale on line non più disponibile
(4) Materiale on line non più disponibile
(5) [S. Lambiase, G. B. Nazzaro, L’odore della guerra, Avagliano Editore, Ercolano (Na) 2002]
(6) Iin acciaio, lunga 135 metri, larga 19,8 di pescaggio, motore FIAT a 8 cilindri. Scoppiò nel porto prima di salpare per Biserta. Sicuramente un sabotaggio provocò l’incendio, che diventò sempre più vasto, fino a coinvolgere il carico di benzina, di mille tonnellate, e quello esplosivo, di novecento più 43 cannoni, mezzi cingolati, 600 soldati in parte italiani, in parte tedeschi. [R. Ciuni, “Quando nel porto saltò in aria la «Caterina Costa»”, 27 marzo 2003,
(7) [Relazione convegno I.S.S.E.S Istituto di Studi Storici Economici e Sociali del 5 marzo 2005, Napoli durante la II guerra mondiale
(8) [R. Ciuni, “Quante vittime sotto le bombe degli Alleati”, 1 settembre 2003.
(9) [Ieri a Napoli 480 bombardieri angloamericani hanno compiuto un bombardamento terroristico sul centro cittadino. Ciò getta un’ombra di dubbio sugli accordi segreti che si dicono stabiliti fin dal 3 settembre tra i capi militari e quelli Alleati”, Napoli, Bruno Spampanato, nel suo “Contromemoriale” (vol. II, pag. 510)]
(10) [Stelvio Dal Piaz, “La sconfitta necessaria”, La Biblioteca di Babele Edizioni, Modica (RG), 2a ediz., 2005, pp. 37-381; vedasi anche: Guido Cassinelli, l’avvocato di Pietro Badoglio, in un memoriale da lui redatto: “Appunti sul 25 luglio 1943. Documenti di Azione” (Ed. Sapri, Roma, 1944) Ed ancora: Carlo De Biase, “L'inizio della fine”, ne “Gli anni 40. Storia illustrata della guerra italiana”, III vol., edita da Il libro, Field Educational Italia, Roma.]

Elementi bibliografici per queste voci

Testo a stampa (moderno) Monografia SBL0082009 Descrizione I *cento bombardamenti di Napoli ; I giorni delle Am-lire / Aldo Stefanile. – Napoli : A. Marotta, ©1968. – 298 p., [24] c. di tav. : ill. ; 24 cm. BNI 685871 Autore Stefanile, Aldo Soggettario Firenze GUERRA MONDIALE. 1939-1945 – Bombardamenti aerei – Napoli Altri titoli Titolo subordinato I giorni delle Am-lire. – Luogo pubblicazione Napoli Editori A. Marotta Anno pubblicazione 1968


Testo a stampa (moderno) Monografia NAP0312250 Descrizione *B-17 Fortezze volanti / [Gastone Mazzanti]. – [S. l. : s. n., 2004?]. – P. 182-203 : ill. ; 30 cm. ((Estr. da: Obiettivo Napoli : dagli archivi segreti angloamericani i bombardamenti della 2a guerra mondiale / Gastone Mazzanti. – Tit. dell’intitolazione. Autore Mazzanti, Gastone Soggettario Firenze BOMBARDAMENTI AEREI – Napoli – 1943 GUERRA MONDIALE. 1939-1945 – Bombardamenti aerei – Napoli

Testo a stampa (moderno) Monografia NAP0352357 Descrizione *Diario di un amore folle oltre i bombardamenti : 24 febbraio-30 marzo 1944 / Salvatore Niccoli ; in appendice: La mia guerra : 7 settembre 1943-30 maggio 1944. – Napoli : Grauseditore, stampa 2005. – 215 p. : ill. ; 21 cm. ISBN 8883461029 Collana Dialoghi e conversari ; 5 Autore secondario Niccoli, Tina Autore Niccoli, Salvatore Soggettario Firenze GUERRA MONDIALE II – Memorialistica MEMORIALISTICA – Guerra mondiale II Altri titoli Titolo subordinato La mia guerra / Tina Niccoli. Autore secondario Niccoli, Tina Luogo pubblicazione Napoli Editori Grauseditore Anno pubblicazione 2005

Testo a stampa (moderno) Monografia NAP0350717 Descrizione Il *regno del cielo non è più venuto : bombardamenti aerei su Napoli, 1940-1944 : catalogo della mostra / a cura di Sergio Villari, Valentina Russo, Emanuela Vassallo. – Napoli : Giannini, [2005]. – 191 p. : ill. ; 21×23 cm. ((In testa al front : Comune di Napoli, Assessorato alla cultura ; Comando provinciale dei vigili del fuoco di Napoli ; Facolta di Architettura di Napoli. – Mostra tenuta a Castel Nuovo nel 2004. ISBN 8874312938 Autore secondario Vassallo, Emanuela Villari, Sergio Russo, Valentina <1970- > Soggettario Firenze NAPOLI – Bombardamenti 1940/1944 – Immagini fotografiche Luogo pubblicazione Napoli Editori Giannini Anno pubblicazione 2005

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