Compagnia Bianchi della Giustizia di Napoli
di Tiziano Rosa - 6 luglio, 2011, 10:24 am
La Compagnia o meglio l’Arciconfraternita detta dei Bianchi della Giustizia e in taluni altri casi conosciuta come Arciconfraternita Santa Maria Succurre Miseris di Napoli è stata una consorteria napoletana di pii laici osservanti l’esercizio e la pratica penitente dettata dalla predica e dallo stile di vita mendicante di San Giacomo della Marca, loro presunto fondatore nei locali della chiesa di Santa Maria La Nova nella medesima città oggi divenuta Cappellone di San Giacomo; piuttosto, però, va ricordato, sui suggerimenti dei massimi studiosi dell’argomento, che essa si sia soltanto ispirata all’asprezza di vita del Santo ed al suo prolifico predicare Madonna povertà.
L’Arciconfraternita, dunque che in un qualche modo e sotto altra veste esisteva già alla venuta del Santo in città, è nota alla letteraura moderna per la pia pratica del suffragio e le onoranze funebri che si son registrate per conto degli stessi Bianchi a favore dei condannati a morte; pio esercizio espletato senza mediazione di sorta almeno fino alla fine degli anni 90 del ’700. Ed anche su quest’aspetto valgono osservazioni non ancora assolte: è vero infatti, che i Bianchi risulterebbero dagli stessi loro registri gruppo religioso di laici assistenti gli infermi regolarmente iscritti alla Compagnia, che trovassero riposo nella loro ultima ora presso gli edifici ospitali detti anche degli Incurabili sulle alture di Caponapoli e che non di meno la carità di dar sepoltura agli impenitenti condannati a morte fosse stata da sempre praticata dai laici della Confraternita di San Giovanni Battista e Santa Maria della Misericordia individuata nei valloni marinari di Torre del Greco.
Vero anche che, seppur non certo sia stato proprio San Giacomo della Marca a fondare la Compagnia dei Bianchi della Giustizia, ad ogni modo il santo francescano s’è reso benemerito del popolo partenopeo partecipando al movimento cattolico che precedette il processo tridentino di autoriforma contribuendo largamente alla storia dei disciplinati in città e allo sviluppo della spiritualità laicale.
Infatti è vero anche che solo per i loro archivi essi stessi, i Bianchi, sono a loro volta benemeriti della storia patria meridionale.
Alle benemerenze dei Bianchi vanno aggiunte quelle postume a pro degli studi storici in quanto i loro stessi registri consentono insieme agli atti ufficiali di illustrare al mondo e alla sua libertà molte delle figure storiche della storia napoletana.
D’Engenio Caracciolo, il Parrino, il D’Afflitto, Mazzoleni J., lo stesso Celano e l’erudito Summonte, naturalmente presente il Galante, Ceva Grimaldi, il Signorelli Napoli P., il Coscia, i francescani cappuccini del Vomero, insomma tutti concordi assieme al Vitale e ad Alberto Giorgio nell’accordare la Congrega dei Bianchi della Giustizia di Napoli o anche Compagnia di Santa Maria Succurre Miseris istituita inizialmente da San Giacomo della Marca, nella chiesa di Santa Maria La Nova ove il corpo trova riposo nella prima metà del XV° secolo soppressa e poi risorta che ebbe sede in un oratorio sulle verdeggianti alture di Sant’Aniello a Caponapoli, indubbiamente non molto distante dall’attuale zona ove oggi sorge la monumentale chiesa di Santa Maria in Costantinopoli.
Seminario di iniziative sociali sviluppatesi a Napoli in un periodo di rinascita religiosa, morale e spirituale, le loro opere e le loro attività coincidono altrettanto con importanti momenti della riforma cattolica pretridentina nella capitale del Regno.
Con promanazione diretta della stessa Compagnia sorsero afferenti al gruppo religioso la “Compagnia Bianchi del SS Sacramento”, eretti nella chiesa dell’insigne collegiata di San Giovanni Maggiore, la confraternita ”Bianchi dei Santi Matteo e Francesco” detta la scala di Napoli dell’omonima chiesa nel ventre dei Quartieri Spagnoli, quella dei ”Bianchi del SS Rosario e di Gesù e Maria”, quella dei ”Bianchi di Sant’Antonio di Padova”, quella dei ”Bianchi della S. Madre della Misericordia e di San Giovanni Battista Decollato di Torre del Greco” ed infine e non ultima quella dei ”Bianchi di S.Maria della Purificazione e di S. Bonaventura e di San Giacomo della Marca eretta dentro San Martino della Gioiosa sempre a Napoli.
Sarà con l’arrivo dei cappuccini a Napoli nel 1530 che la Compagnia più solida e già statutaria, assorbendo parte del messaggio cristiano di rinnovamento trainato dai cappuccini medesimi sotto il segno di un ritorno alla freschezza aurorale del messaggio francescano, si porterà stabile per qualche tempo presso al chiesa di Santa Maria del Popolo localizzata nell’area ove oggi sorge l’Ospedale degli Incurabili, per poi estendersi tra i borghi dell’Anticaglia e della Donnaregina con l’arrivo nel 1533 dei Padri Teatini aventi dimora nella chiesa dei Santi Apostoli.
E’ questa anche l’occasione di ricordare che con decreto di re Carlo V° nel 1538 si ritornava all’espulsione coatta della massa ebrea dal Viceregno attuata con mezzi e maniere radicali dallo stesso Vicerè spagnolo don Pedro de Toledo; l’allontanamento degli ebrei non risolse alla grande il problema che spinse la sua maestà ad adottare simile provvedimento ed in realtà provocò condizioni collaterali consegnando i bisognosi di prestiti ad esempio nelle mani di gruppi usurai fattisi innanzi ad approfittar dell’occasione. I Bianchi consapevoli dello stato dei fatti per opera di tale Marinoni istituirono per le anzidette necessità un Pio Monte, istuzione questa precedente a quella che diverrà poi Fondazione del Banco di Napoli il primo istituto di Credito nel meridione d’Italia sul finir degli anni 50 del ’500, tra le più antiche banche del mondo.
Ai Bianchi della Giustizia di Napoli va anche il merito dell’istituzione feconda assai conosciuta sotto il nome di Arciconfraternita dell’Opera della Carità nel 1543 e nel 1546 la Casa del Rifugio atta ad ospitare le matrone cadute nell’adulterio: tutte e due le fondazioni medesime molto vicine allo spirito della Compagnia del Divino Amore dal quale è presumibile abbia preso spunto.
Altra grande istituzione fondata dalla pia misericordia dei Bianchi fu la Casa dello Spirito Santo nel 1555 dal domenicano padre Ambrogio Salvi da Bagnoli, il quale s’era posto due propositi: la frequenza ai sacramenti e l’apostolato sociale organizzato nella preservazione delle fanciulle pericolanti.
E ancora si ricorda l’opera fondata dagli stessi Bianchi, oltre all’Ospedale degli Incurabili, anche l’Opera delle Convertite e il Monastero della Riforma ch’ebbe come protagonista Maria Lorenza Longo vicina alla quale va ricordata la medesima compagnia sotto il nome di Santa Maria Succurre Miseris.
Nel 1562 da Camerino delle Marche venne richiesta copia degli statuti e delle regole e delle sante preghiere affinché una simile compagnia potesse ugualmente servirsene; due anni prima accadde la stessa cosa per i Bianchi di Messina e di Palermo, che tra l’altro curiosamente le tre diverse Compagnia ebbero in uso per qualche tempo la pratica di scambiarsi tra loro gli elenchi dei defunti sui quali celebrare messe di suffragio ed i rispettivi confratelli delle Compagnie esibendo lettere credenziali della loro iscrizione venivano trattati come membri effettivi della Compagnia del luogo ove andavano a trovarsi.
Elementi bibliografici voce “Compagnia Bianchi della Giustizia di Napoli”
Archivio Bianchi della Giustizia di napoli, Sti III, N. 1,4,7.
Archivio di Stato di Napoli, Sez. Giustizia, Pandetta Corrente 9506;
Archivio San Francesco al Vomero/Napoli, Testa T., “Serafici Fragmenti della Provincia Osservante di Terra di Lavoro”, MS
Dal Fondo Monasteri Soppressi presso l’Archivio Storico di Stato-Archivio Storico per le Province Napoletane
Ceci G., “La Compagnia della Morte in Napoli” XXXVIII (1913) pp.145-162
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Coscia G.M., “Breve discorso apologetico della Compagnia Bianchi della Giustiza di Napoli”, Ivi, 185
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Testo a stampa (moderno) Monografia SBL0393792
Descrizione La *Confraternita dei Bianchi della Giustizia a Napoli “S. Maria succurre miseris”. – Napoli : Convento S. Francesco al Vomero, stampa 1972. – 115 p., [6] c. di tav. : ill. ; 24 cm
Testo a stampa (moderno) Monografia NAP0096827 Descrizione Una *fonte di storia napoletana: l’Archivio dei Bianchi della Giustizia / Antonio Saladino. – [S. l. : s. n., 19..] (Napoli : Francesco Giannini [e] figli). – P. 218-229 ; 25 cm. ((Estr. da: Atti dell’Accademia Pontaniana, n. s., vol. 7
Testo a stampa (antico) Monografia CNCE015392
Descrizione *Capitoli e statuti nuouamente riformati dela Confraternita e Compagnia de Bianchi, ordinata e fatta sotto il nome de la beata e gloriosa madre d’Iddio sempre Vergine Maria padrona, & auuocata, col titolo di Succurre Miseris dela città di Napoli. – (In Napoli : alo segio de Porto per Raymundo de Amato). – [48] c. : ill. ; 4°. ((Data dal proemio: 1550 (cfr. anche E. Pontieri, Sulle origini della Compagnia dei Bianchi, in “Campania sacra” 3, 1972, p. 3). – Segn.: A-K⁴ L⁶ M². – Antip. xil.: Vergine con Bambino.
Testo a stampa (antico) Monografia CNCE015391 Descrizione *Capituli et constitutioni de la Fraternita et compagnia de Bianchi ordinati et composti sotto il nome de la beata et gloriosa madre de Dio sempre Vergine Maria … sotto el titulo de Succurre Miseris de Napoli. – (Stampata in Napoli : per M. Euangelista di Presenzani Papien, adì xii. Septembro 1525). – [48] c. ; 4°. ((Segn.: A-D⁸ E⁶ A-B⁴ C². – La c. D2 è erroneamente segnata C2. – Front. in cornice xilogr. – Iniz. xilogr. – Le ultime 9 carte contengono un’appendice relativa alle concessioni fatte alla Compagnia da Carlo V e da Clemente VII (cfr. anche E. Pontieri, Sulle origini della Compagnia dei Bianchi, in Campania sacra 3, 1972, p.3).
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