Chiesa Santa Maria la Nova di Napoli

di - 5 luglio, 2011, 4:03 pm

E’ una chiesa di Napoli sita sull’omonina via stretta quasi occultata alla via Guglielmo Sanfelice, tra l’area comprensiva detta di Palazzo (ad Palatium) e l’area sud di Monteoliveto; incapsulata tra i diversi borghi che le son cresciuti intorno non più noti con i toponimi di piccolo borghetto del Cerriglio, Ripa Alta e Incoronatella, nelle intracciate viuzze ove sorge anche la chiesa di San Giovanni Maggiore e la chiesa di Santa Maria dell’Aiuto, o più propriamente nell’ultima porzione più a Sud-Ovest dell’insula francescana dominata dalla chiesa e monastero di Santa Chiara Vergine e dell’altrettanto scenografica chiesa del Gesù Nuovo.

L’ultimo grande intervento di ristrutturazione dell’intero complesso religioso per l’adattamento a sede anche della Provincia francescana, datato 1975 realizza una facciata più arretrata rispetto a quella precedente resistita alla soppressione degli Ordini del 1860.

Con delibera della Regione Campania n 11315 del 25.3.1997, e di seguito dal Ministero italiano per i Beni e le Attività Culturali con decreto del 20.4.1999 (pubblicato sulla G.U. n.113 del 17.5.1999) qui in questa chiesa a partire dal 1994 e fino a tutto il 2000 è stata data sede provvisoria al Dipartimento per il Dialogo Interreligioso poi riconosciuto Personalità Giuridica e Istituzione di Alta Cultura infine più semplicemente conosciuta come Accademia del Mediterraneo; allestito all’interno degli spazi dell’edificio ex-conventuale un museo di arte religiosa contemporanea con sigla ARCA; il Complesso è sede delle attività didattiche della telematica Pegaso, come anche delle attività dell’Associazione Oltre il Chiostro onlus, che lo gestisce, e del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio.

La Chiesa

La chiesa è antichissima.
Tra le più belle chiese del centro storico e centro antico della città, la sua forma trecentesca, l’unica che chiarirà nel tempo la portata eccezionale dei rimaneggiamenti operati nel tardo cinquecento, comprende la Cappella di San Giacomo della Marca, santo francescano al quale si deve l’istituzione, o, secondo altre fonti, solo il richiamo in vita della Compagnia Bianchi della Giustizia di Napoli; un volume pulito e compatto che a detta del Celano, meglio può dirsi chiesa; acquistato dal Gran Capitano che per l’ammodernamento si dice abbia fatto abbattere due cappelline contigue e le abbia ridotte a semplici altarini per poi ivi fissarci dimora eterna per il grande Santo; l’annesso Convento con i due monumentali chiostri; oltre anche all’ “Infermeria” che un teologo di rimarchevole importanza un giorno ebbe a definirla data la sua ampiezza e la sua asprezza architettonica “un convento a parte”. Ma che negli anni ha perduta la sua iportanza di ricovero per la salute dei frati divenendo, almeno per quel che ne resta oggi sede per l’abitazione di personale civile, succedendosi anche il ricavo di spazio per i negozi e gli uffici e nella storia di questa porzione di chiesa prende posto anche una ex casa d’appuntamento.

Si presenta con muratura di facciata di grosso spessore secondo il Galante su disegno dell’architetto Agnolo Franco indubbiamente riferibile al Giovan Cola di Franco che l’ha sostutuita di buon gusto alla fabbrica angioina distrutta dalle opere di rifacimento databile 1599.

La facciata preceduta da una scalinata marmorea si presenta su due ordini sovrapposti di cui l’inferiore contiene il portale con le colonne di granito ed una raffigurazione della Vergine: la facciata esterna non è ortogonale alla controfacciata che invece è inclinata rispetto all’asse longitudinale della navata di almeno di 10 gradi.

Sul finir dell’800 Federico Travaglini metterà mano per ordine degli stessi frati ad un ennesimo e completo restauro dell’intero impianto ancora visibile nell’apparato decorativo composto da paste composte che in sostanza imiterebbero la lucentezza del marmo quello vero.

Cenni storici rilevanti

E’ questo il complesso religioso napoletano dato vita dalla letteratura storica, dai saggi e dalle pubblicazioni di tipo settoriale, che hanno anche saputo dare un quadro più complessivo della storia di quest’area; ed è anche questo il complesso religioso napoletano che ha permesso l’estensione territoriale del fenomeno del movimento mendicante [1] dando poi luogo all’inafferabilità e all’itineranza topografica dell’Ordine che a questa chiesa ha dato fondamento. E a seguire la distribuzione delle fondazioni minoritiche sul territorio.

A partire dalla fondazione della chiesa di Santa Maria de Palatio [2] per opera dei primi frati francescani insediatisi nell’ampia pianura del Campus Oppidi [3] la chiesa, o meglio, l’intera area detta per l’appunto ancor’oggi di Santa Maria la Nova, sarebbe sorta su quel che sarebbe rimasto di un propugnacula, [4] una specie di torre elevata per la difesa di un’angolo della città assediata dalle incursioni battute via mare. Poichè resta un dato di fatto inoppugnabile, è il caso di dirlo, che il nodo di tutta la questione storica della chiesa stessa ruota intorno al ruolo che l’area perturbana ha occupato nei secoli delle alternate vicende storiche, che hanno visto la città passare di mano in mano a Regni e Viceregni e nonchè al potere di Ordini monastici prima e mendicanti poi.

Santa Maria La Nova è sorta in stile gotico come per altro tutte le chiese del Regno angioinio di Carlo I° e questa non ne fa eccezione stante anche di sapere che alla medesima costruzione essa fu eretta e riconociuta di patronato regio.
La forma primitiva ovviamente è andata perduta a parte “…uno squarcio però, tuttora visibile sul basamento a destra dell’arco trionfale, il quale testimonia che in realtà la chiesa prima della ristrutturazione del ’500 appariva decisamente molto più ampia della sua forma attuale. E durante gli anni 20 del ’900 indagini storiografiche smentirebbero ipotesi precedenti che attribuivano l’opera della chiesa a tale Giovanni Pisani sulla scorta di informazioni estratte dalle biografie del Vasari.

E comunque al di là delle semplici attribuzioni, Gaetano Rocco, da uno studio condotto non di sua iniziativa sugli archivi della Provincia, evince che almeno fino al 1596 la chiesa di Santa Maria La Nova era a tre navate e che sullo spazio ricavato dalla distruzione della navata laterale oggi sorgerebbe il chiostro meglio conosciuto col nome di “Chiostro di San Giacomo”

Tutt’ora però si ritiene invece che la chiesa trecentesca in realtà non fosse stata mai davvero mutata in simil modo e che sarebbe stata come la si vede oggi: un’unica aula rettangolare [5]contestualizzata da sette cappelle laterali per lato.

Quindi in realtà, si sarebbe trattato di una chiesa detta “coro” di proprietà angioina, appartenuta poi tempo dopo alla famiglia D’Afflitto il cui mausoleo dominava la scena sul fondo dell’aula prima del riordino cinquecentesco.

Le Cappelle

Nella seconda Cappella a destra del Mascaro, il bassorilievo “L’Adorazione dei Pastori” databile fine anni 20 del ’500 napoletano è l’eminente capolavoro del maestro marmoraro Girolamo Santacroce alla sola età di trent’anni, mentre la quarta Cappella, da una lapide prima scomparsa poi rinvenuta e recante notizie circa il decesso nel 1459 di tale Fazio Mirto si evince che la stessa Cappella un tempo era intitolata a San Leonardo delli Mirti, oggi, invece del D’Afflitto dedicata a Sant’Eustachio, ospita il “Retablo di Sant’Eustachio” l’opera di Giovanni da Nola anni 30 del ’500: tutta in legno policromo di lavorazione artigianale tipicamente delle maestranze toscane. Dello stesso autore nella sesta Cappellasull’altarino della famiglia Coppola si conserva un eccezionale Ecce Homo in legno dipinto a mano.

La sesta Cappella prima Sciacca poi Pironte è dedicata al Santo Francesco d’Assisi. Le decorazioni marmoree comprese altare e balaustra son’opera di Giuseppe Gallo anno 1680.
Le tele laterali alla Cappella la “Trinità che appare a San Francesco e la Visitazione”, di Francesco Antonio Altobello; il “Il Trittico con Santi Caterina d’Alessandria, Francesco e S. Lucia” forse di Pere Roig de Corella, discepolo di Colantonio, tarda metà del Quattrocento italiano. Sotto l’anzidetto altarino di proprietà dei Coppola si conserva una tela in stato di mala conservazione raffigurante il “Sogno di San Giuseppe” di autore ignoto.

Sempre di autore ignoto (forse, di tale Leone de Castris) anche la bellissima “Madonna dell’umiltà e Annunciazione” tavola tilobata avente sede presso il Palazzo Arcivescovile proveniente dalla Cappella a sinistra della navata centrale dedicata un tempo a Sant’Onofrio oggi solo un varco d’accesso al chiostro piccolo.

Invece le due stupende tavole di “Santa Maria Egiziaca e San Paolo Eremita” di autore ignoto son tutt’ora alloggiate alla Cappela detta degli Spiriti.

Trovano posto i monumenti funebri di : Sanzio Vitagliano, Matteo Ferrillo, Ippolita Imparato, Gaspare Siscaro, Porzia Tomacelli, Costantino Castrista Scanderberg.

Monumento sepolcrale Macedonio un tempo alla settima cappella a destra della navata oggi solo un varco di passaggio ai chiostri.

Sapzio note

(1) D. Ambrasi, La vita religiosa, in Storia di Napoli 10 voll., Napoli 1976-1978, vol. III, 1969, pp. 438-473; P. C. Caterino, Storia della Minoritica Provincia napoletana di S. Pietro ad Aram, 3 voll, Napoli 1926 – 1927; G. D’Andrea, I Frati Minori nel loro sviluppo storico, Napoli 1967, id., Repertorio bibliografico dei frati minori napoletani, Napoli 1974; C.
Cenci, Manoscritti Francescani, Grottaferrata 1974; . G. Bove, S. Francesco e i conventi minoratici di Napoli/Terra di Lavoro (secc. XIII – XX).
Schede bibliografiche e rilievi statistici, Roma 1987. Sul tema più generale degli insediamenti degli ordini mendicanti in Europa e in Italia meridionale si veda: L. Pellegrini: Che sono queste novità? Le religiones novae in Italia (secoli XIII e XIV), Milano 2000; A. Vauchez,Ordini Mendicanti e società italiana. XIII – XV secoli, Milano 1990.
2 L. Pellegrini: Che sono queste novità?…op-cit- (secoli XIII e XIV), Milano 2000. pagg. 25 e seg.


(2) secondo il D’Aloe

(3) secondo Ferdinando Ferrajoli

(4)« In murorum angulis, qua diversa urbis latera coibant ingentia eodem opere Propugnacela costituta fuere, in singulis singola.
Horum nos annis non longe decursis non rara vestigia in angulo sub. B. Anelli cenobio aliaque ad B. Augustini monasterium aperte conspecsimus et quidam levitate, ac firmitate et quandoque Arcium nomen acceperunt»

Fabii Iordani Historiae Neapolitanae, mss all Biblioteca della Società Napoletana di Storia Patria – datato XIX secolo – è copia dell’originale composto tra 1571 e il 1590. Vedi: L. Santoro, opcit, Napoli 1984 pp. 37 e 158 nota 35.

(5) Che nelle chiese francescane fu esclusivamente eletto il tipo provenzale di chiesa ad unica navata. Fra queste, soltanto Santa Maria Donnaregina non ebbe cappelle laterali , a prescindere da quella dei Loffredo preesistente con la primitiva fabbrica della chiesa basiliana di San Pietro.
Ma Santa Maria la Nuova, San Lorenzo, Santa Chiara, ebbero cappelle aperte nei due fianchi per tutto lo sviluppo della nave; le quali, profonde abbastanza per contenere altari e tombe, venivan concesse in patronato a famiglie patrizie che contribuivano finanziariamente al prosperare della Comunità. In San Lorenzo e in Santa Maria la Nuova (come anche nelle altre chiese non francescane ad unica navata, quali Santa Maria del Carmine e San Pietro Martire) le cappelle laterali furono costruite esterne alla grande nave, addossate ad essa dall’una e
l’altra banda come corpi di fabbrica di navi collaterali assai minori in altezza e larghezza della normale proporzione.
M. Novelli Radice, Notizie d’archivio sulla chiesa di Santa Maria La Nova in Napoli, in “Campania
Sacra “, 1982-83. La questione è trattata in maniera più approfondita nei capitoli dedicati alle opere d’arte della chiesa

Elementi bibliografici voce “Chiesa Santa Maria la Nova” di Napoli

Estratto da:
Università degli Studi di Napoli Federico II Facoltà di Architettura
Andrea Di Sena
S. Maria la Nova a Napoli Fondazione e trasformazioni del complesso conventuale (secoli XIII – XX)
Dottorato di Ricerca in Storia dell’Architettura e della Città.
Coordinatore: prof. Francesco Starace Tutor: prof. Leonardo Di Mauro.
Tesi di Dottorato XVII Ciclo
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Testo a stampa (moderno) Monografia SBL0157915
Descrizione La *Chiesa di S. Maria la Nova : il soffitto / p. Daniele Capone. – Napoli : Società editrice napoletana, 1978. – 213 p. : ill. ; 31 cm.


Testo a stampa (moderno) Monografia CFI0658755
Descrizione *Chiesa di Santa Maria La Nova : appunti di storia e restauro della cappella di san Giacomo / Elio Elia. – Napoli : Edizioni del Delfino, [2005]. – 59 p. : ill. ; 24 cm.

Testo a stampa (moderno) Monografia SBL0474157
Descrizione Il *convento e la chiesa di S. Maria La Nova di Napoli nella storia e nell’arte / p. Gaetano Rocco da Napoli. – Napoli : Tip. Pontificia degli Artigianelli, 1927. – 407 p., 20 c. di tav. ; 26 cm .

Testo a stampa (moderno) Monografia RML0127604
Descrizione *Guida sacra della Chiesa di Santa Maria la Nova in Napoli / Gaetano Rocco. – Napoli : Tip. Pontificia Artigianelli, 1909. – 66 p., [5] c. di tav. : ill. ; 16 cm.

Testo a stampa (antico) Monografia LIAN039920 Descrizione *Orazione di S. Giacomo della Marca recitata in Napoli nella Chiesa di S. Maria della Nova dal R.P.L. Agostino M. di Padova… – Napoli : Stamp. del Genio Tipografico, 1827. – 31 p. ; 22 cm

Testo a stampa (moderno) Monografia BVE0370206
Descrizione *Santa Maria La Nova e S. Anastasia : cinque secoli di storia insieme / Maria Toscano. – Napoli : Chiesa collegiata parrocchiale Santa Maria La Nova, 2004. – 142 p. ; 23 cm.

Testo a stampa (moderno) Monografia NAP0375156
Descrizione Un *S. Francesco di Paola di Pietro Negroni nella chiesa di S. Maria La Nova, Napoli. – [Napoli : s.n.], 1970. – 4 p. : ill. ; 25 cm. ((Estr. da: Cenacolo serafico, 1970, n. 3-4.

Testo a stampa (moderno) Monografia NAP0271500
Descrizione Il *gran magistero del sacro militare ordine costantiniano di san Giorgio / Ettore Gallo ; prefazione di Mario F. Pompedda. – Roma : Il minotauro, [2002]. – 199 p. : ill. ; 25 cm.

Testo a stampa (moderno) Monografia SBL0623666
Descrizione *Ordini dinastici della real casa di Borbone delle Due Sicilie / [a cura di] Antonio Spada. – Brescia : Grafo, 1983. – 139 p. : ill., 1 ritr. ; 31 cm. ((Di seguito al tit.: Insigne reale Ordine di San Gennaro: statuti, bolla pontificia, decreti reali, regolamento; Sacro militare Ordine Costantiniano di San Giorgio: statuti, bolla pontificia, norme araldiche, regolamento. -

Testo a stampa (moderno) Monografia SBL0627110 Descrizione L’*Ordine sovrano militare ospedaliero di San Giorgio in Carinzia / Luciano Pelliccioni di Poli. – 2. ed. riv. ed ampliata. – [S. l. : s. n.], stampa 1981 (Roma : Cavour). – 400 p. : ill. ; 24 cm.

Testo a stampa (moderno) Titolo Non Significativo NAP0099209
Descrizione <<Il *Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio / a cura del Gran Magistero dell’Ordine [Costantiniano di San Giorgio]>> 1: 1698-1966. . – Napoli : [s. n.], 1966 (Viterbo : tip. Agnesotti, 1967). – 442 p. : ill. ; 30 cm

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Categorie : Le chiese a Napoli


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