Chiesa Santa Maria dell’Aiuto ai Banchi Nuovi di Napoli

di - 22 gennaio, 2012, 1:57 pm

E’ una chiesa di Napoli sita nel centro antico della città[1], appartenente al primo decanato dell’ Arcidiocesi.

Espleta le principali e organizzate funzioni liturgiche aderenti il rito cattolico romano e tutte le attività conformi ai canoni del diritto ecclesiastico che le riconosce la titolarità di parrocchia con funzioni coordinatrice del territorio di riferimento, per l’attuazione del piano pastorale.
Estesa secondo l’area il cui perimetro è segnato dai vicoli e dalle strade di via Monteoliveto, compreso il Palazzo Troise e via del Chiostro, calata Trinità Maggiore fino all’incrocio con via dei Carrozzieri, e vicoletto Donnalbina e Banchi Nuovi, via Santa Chiara compreso il vico Lazzi, vico San Geronimo delle Monache e via Mezzocannone tra via De Marinis e rampe San Giovanni Maggiore comprese, calata dei Santi Cosma e Damiano, compreso vico di San Geronimo dei Ciechi; largo Banchi Nuovi fino a Largo Santa Maria la Nova; un brevissimo tratto di via San Felice tra vico Santa Maria la Nova e l’incrocio di via Monteoliveto.

Per ragioni di accorporamento ingloba amministrativamente l’insigne basilica di San Giovanni Maggiore chiusa per restauri dal 1980, anno e data, a partire dalla quale, si è dato avvio all’opera di recupero del materiale storico e da artistico della chiesa profondamente danneggiata dal sisma di quell’anno e che solo e soltanto nel 1983 per le indiscussi doti manageriali del Provveditore Martuscielli, Santa Maria dell’Aiuto è riuscita comunque anch’essa ad entrare nelle attenzioni delle chiese dal salvaguardare; opera continuata con pari merito dal Provveditore ingegner Francesco Calabrese.
Ad ogni modo i lavori della messa in opera nella storia della chiesa di Santa Maria dell’Aiuto restarono fino al loro attuale completamento sotto la direzione e progetto dell’archittteto Carlo Guglielmi sorvegliati dai funzionari del Provveditorato nella persona dell’ingegnere Amedeo Marenga il quale li ha poi di fatto realizzati col supporto dell’Impresa del geometra Franco Simonelli di Napoli.

La chiesa dedicata alla Vergine Maria sotto il nome di Chiesa Santa Maria dell’Aiuto, oggi contestualizzata dalle opere del Traversi, artista napoletano del ’700 cresciuto nel piccolo borgo dei Guantai vecchi nei pressi della monumentale chiesa di San Giorgio dei Genovesi, venne eretta quindi all’estremità meridionale di quell’altopiano naturale che costituì l’iniziale espansione della città nonché il primitivo insediamento umano a Napoli. La costruzione sorse a monte del vicolo del Cerriglio[2], in quel dedalo di viuzze sul porto antico al posto di un preesistente Palazzo che Capasso e Divenuto[3], individuano nella famiglia dei Pappacoda della quale Artusio fu gran siniscalco di re Ladislao[4], oggi sepolto alla chiesa di San Giovanni a Carbonara e comunque tutt’ora esistente come chiesa, la quale, unitamente alle chiese di Santa Maria di Donnalbina, oggi sede dell’Opera di Don Orione nell’omonimo vicolo e chiesa di Santa Maria La Nova, essa si trova nella porzione meridionale dell’antichissima insula da sempre dominata dal monastero di Santa Chiara Vergine.

La composizione della chiesa di Santa Maria dell’Aiuto è opera dell’architetto napoletano Dionisio Decio di Bartolomeo, con bottega ed attività affiancata dai nomi di Simone Tacca e Francesco Valentini, ideatori e realizzatori, pure loro, ispirati fortemente al Cosimo dei Fanzago, di decorazioni parietali e altari e cappelle grandi o più o meno grandi, fino anche alla progettazione di macchine da festa in voga a quell’epoca. (Vedi la processione del Battaglino)chiesa dei Girolamini di Napoli, la cupola ellittica di San Giovanni Maggiore, il prospetto poi rifatto di San Lorenzo Maggiore, e l’altare absidiale di San Gregorio Armeno nell’omonimo vicolo all’incrocio di questo con Spaccanapoli, alla chiesa dei Santi Marcellino e Festa, a Santa Terersa degli Studi, il paliotto dell’altare maggiore della Cappella di San Gennaro al Duomo di Napoli, alla chiesa di San Giuseppe Dei Ruffi, alla chiesa di Santa Maria Egiziaca a Forcella, a Sant’Erasmo di Gaeta, a San Severo alla Sanità, e forse pure il prospetto e l’atrio della chiesa di Santa Maria della Sapienza a quattro passi felici della chiesa di Santa Maria di Costantinopoli.

La fabbrica di questa chiesa si presenta ad area circolare ed insiste su di un’area rettangolare di forma regolare estesa per circa 66 metri quadrati costretta lateralmente da costruzioni preesistenti all’edificazione del tempio; risulta arretrata di sette metri rispetto al filo stradale segnato dalle costruzioni adiacenti tale da formare una piazzetta-sagrato sul vicoletto di Santa Maria dell’Aiuto da cui si ha accesso alla stessa chiesa. La zona absidiale opposta dunque all’ingresso s’affaccia a strapiombo sull’anzidetta stradina del Cerriglio.[6]

Spazio note

(1) Estrato da: (Carlo La Pegna: “La Chiesa di Santa Maria dell’Aiuto a Napoli”, Napoli, febbraio 1989-Arti Grafiche Dragotti)
(2) (Il nome della stradina è collegato a quella di una celeberrima taverna napoletana del tempo vicereale; secondo il Celano, il nome della taverna veniva a sua volta dal soprannome dell’oste di quella stessa taverna: don Bartolomeo Pompilio che pagava 180 ducati di fitto all’anno alle monache di Santa Chiara proprietarie della tavernuzza. Ma il Basile diversamente espone in una sua eglogla un ‘etimologia del tutto opposta, tra le quali ad esempio si legge in nota che esisteva da quelle parti una quercia poi detta appunto un “cerro”; ipotesi si crede certamente agiografica data anche per la Chiesa di San Gennaro all’Olmo e per l’etimologia di Port’Alba allorché questa è anche detta “a Porta Suscelle”.)
(3) Capasso “I Pappacoda”, in Napoli Nobilissima, 1892 vol I° pp 170/173. Per quanto riguarda Francesco Divenuto: “Napoli Città d’Arte”, 1986 p.145)
(4) Il Palazzo dei Pappacoda passò nelle mani del Consigliere Felice Di Gennaro, dagli eredi di quest’ultimo poi venduto pezzo dopo pezzo ai bottegai e ai mercanti coltrari della seta)
(5) I festeggiamenti occasionali traevano spesso spunto dalle circostanze più disparate e le manifestazioni cicliche, quasi tutte di carattere religioso, contribuivano ad infittire e a rendere più vertiginoso l’avvicendarsi degli spettacoli al solo scopo si legge in nota di depennare il calòendari dai giorni lavorativi.
(6) O meglio: l’aula interna è lunga 26,10metri compresa l’abside, 29,10 se si comprende anche la zona del retroaltare; 8,50 misura la larghezza dei bracci, 15,30 la loro altezza netta e si passa a 21,40 se si comprende anche la cupola, mentre l alalnterna di questa da sola è alta 4,50 metri; 20,00 metri il transetto, 5,00 metri i bracci trasversali; 319,50 metri misuar l asuperficie interna totale ed utile.

Elementi bibliografici per queste voci

Testo a stampa (moderno) Titolo Analitico NAP0422234 Descrizione Il *Palazzo di Fabrizio Colonna a Mezzocannone. Pagine della storia di Napoli studiata nelle sue vie e nei suoi minumenti. Pt. : Il Palazzo nel sec. 15.. I Pappacoda e gli Orsini / Bartolomeo Capasso


G. Traversi a Napoli e presenza di D. A. Vaccaro in S. Maria dell’aiuto dei coltrari di seta (1783-1750) / Vincenzo Rizzo

Testo a stampa (moderno) Monografia UFI0202364 Descrizione L’*architetto Nencioni Dionisio di Bartolomeo : (1559-1638) / Mario Borrelli. – Napoli : AGAR, 1967. – 211 p., [2] c. ; 25 cm.

Come arrivare alla “Chiesa di Santa Maria dell’Aiuto”


Visualizzazione ingrandita della mappa
Vico Santa Maria dell’Aiuto, 14,
80134 Napoli
081 552 8155 ‎

Da via Medina zona Porto autolinee filobus direzione Nord 201, R1, R4 scendere via Monteoliveto fronte uffici postali

Categorie : Le chiese a Napoli


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