Chiesa San Gregorio Armeno a Napoli
di Roberto Magno - 9 novembre, 2009, 6:12 pm
E’ una chiesa di Napoli; per esteso trattasi del chiostro e complesso conventuale di San Gregorio Armeno, sede dell’Ordine delle Adoratrici dell’Eucaristia stretta tra la strada che prende il suo nome e le altre viuzze tra loro interconnesse prospiscenti il declivio di via Duomo; sorge con facciata mastodontica e scalinata e portico in piperno lavorato tra le altre monumentali chiese collocate tra le porzioni più a sud di Spaccanapoli; ovvero: tra la minuta chiesa di san Gennaro all’Olmo ad angolo di via dei Figurari e via di San Biagio dei Librari ad essa più vicina e il complesso conventuale di San Lorenzo Maggiore all’apice della suddetta via di san Gregorio in direzione di via dei Tribunali tra le chiese di San Paolo Maggiore ed il suo succorpo chiesa di san Gaetano da Thiene.
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Così come in passato gran parte dei piani terra prospicienti la via di San Gregorio Armeno sono destinati a botteghe per l’esposizione permanente del presepe napoletano dei pastori e della relativa minuteria presepiale, dei ninnoli in avorio o semplici, piccoli e sintetici ciondoli della tradizione mista in colori più vari, statue dei santi in legno, in stucco o resine varie oltre che dell’impiego massiccio di fabbriche per la produzione e messa alla vendita di fiori di carta.
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Esse sono anche la stratificazione del tessuto urbano corrispondente ad una consolidata economia fondata sull’artigianato costituito dalla lavorazione massiva del prodotto indicato, esposto per la pubblica via tutto l’anno da un progetto del lontano 1980 e via a via le stesse botteghe sono andate nascondendo le tessiturie murarie, la zoccolatura perimetrale ed i basamenti in piperno dei Palazzi e delle Case storiche del vicolo in un’apparecchiatura in degrado dato dalle superfetazioni asportabili, e qualche volta anche da maldestri interventi non autorizzati incidendo in maniera irreversibile sul tessuto storico compromettendo definitivamente la complessità spaziale formatasi nel tempo.
Quanto al complesso conventuale di san Gregorio Armeno oltre alle alternate vicende storiche che la videro un tempo proprietà diretta della Provincia religiosa benedettina, restano oggi solo elementi erratici o frammentari all’opera e dell’epoca della controriforma; vecchi capitelli corinzi vennero tutti adattati a mortai e pure sepolto un piccolo tratto di pavimento musivo romano venuto alla luce in scavi remoti in fase oggi con una sessione aperta di indagine archeologica ancor tutta da esperire.
Brevi cenni storici
San Gregorio Armeno è parte integrante del territorio un tempo facente parte della platea nostrana della Regia Augustalis successivamente intorno al XIV° secolo assume il toponimo di ad signa.
Nonostante voci fuori dal contesto storico ammettono sempre diverse e nuove versioni, le fonti storiche tutte propongono a voce comune che ivi in zona dev’esserci stata, su consiglio del quindicesimo vescovo di Napoli Nostriano, una sorta di raccolta di impianti termali di piccole dimensioni per l’igiene e la profilassi del popolo napoletano bisognoso o del pellegrino probabilmente in rotta verso Caponapoli ove pare sia stato un tempo collocata la prima sede fisica alla devozione del Santo Gennaro martire.
Data l’imperitura organizzazione degli impianti termali minori tutti sorti a partire dal 449 d.C pochi metri più a Nord come a Sud dell’antichissimo tracciato dei decumani, è difficile sapere perché mai qualche secolo dopo il vescovo Agnello a partire proprio dalle vasche termali istituisce la chiesa di san Gennarello, poi meglio conosciuta come chiesa di San Gennaro ad diaconiam e fino ad oggi chiesa di San Gennaro All’Olmo.
Tralasciando i dati biografici del santo Gregorio Armeno fortemente inquinati da elementi secondari e leggendari, il suo culto sta di fatto nelle mani di Pietro suddiacono che nella metà del X secolo per ordine di Attanasio III° letto vescovo di Napoli nel 910 traduce di suo pugno dal greco al latino le opere della vita del santo e le dispaccia per tutto il territorio.
Non sarà un caso che lo stesso Attanasio dedicherà l’opera postuma al prefetto Sergio fratello di Lui e genero del duca Marino I°.
Fatte queste premesse resta da dire dunque che uno stuolo di profughi armeni, monaci e vergini claustrali giunti dalla Grecia in fuga dalla persecuzione dei Costantino popolarono gli sperduti valloni dell’Italia meridionale; a Napoli che con la Grecia aveva da spartire origine, lingua, usi e costumi e pure anche la liturgia e la sottomissione ad un unico gerarca, gli esuli delle lande greche si ricomposero in monasteri e cenobi sotto la regola di San Basilio primo tra tutti un primitivo nucleo di tipo cenobitico e residenziale localizzato in san Gennaro ad diaconiam almeno trecento anni prima dell’opera di fondazione del monastero di San Gregorio Armeno.
Il duca Sergio IV° su suggerimento di Giovanni I° altro vescovo di Napoli aggregò tutti insieme i cenobi del Santo Salvatore, di San Sebastiano e San Pantaleone verificando per essi che avessero anche un’unica sede accorpata: nasceva un primo abbozzo di quella che sarà la mastodontica fortificazione di San Gregorio Armeno, testimonianza dell’architettura sacra prima dell’avvento angioino a Napoli.
Per queste ragioni o per altro non è ben chiaro sul finir del 1110, dall’oggi al domani tutti i monasteri della Penisola abbandonarono di fatto la regola di San Basilio per abbracciare l’altra regola non dissimile ed omogenea di san benedetto da Norcia ancor prima che i conventi si fossero del tutto latinizzati.[1]
Nell’ambito del totale rifacimento del monastero e della chiesa ancora di origine medievale a seguito delle rigorose applicazioni dei dettami controriformistici va considerato il rinnovo dell’assetto architettonico che si colloca in un periodo di tempo compreso tra il 1572 e 1579 e la sua nuova chiesa offerta al pubblico di allora dal maestro Giovan battista Cavagna pittore ed architetto romano attivo a Napoli per un trentennio di cui si ricorda esser stata la sua maggior opera il Pio Monte della Pietà.
Un tempo all’interno la chiesa riluceva per gli ori, il soffitto e le lunghe pareti laterali, l’abside, il sovrapporta, il teatrale ed ampio sfondato del Coro e le arcate di tutte le otto cappelle.
Sono storicamente documentati i diversi ed ampi segmenti operativi che vide il realizzarsi nel 1574 lo stupefacente soffitto in legno intagliato in altorilievo opera summa del pittore belga Dirk Hendricksz durante il suo lungo soggiorno napoletano durato almeno un paio d’anni e passa.[2]
Gli affreschi a muro e l’apoteosi artistica della cupola tutti realizzati negli anni che vanno dal 1671 al 1685 in concomitanza col ciclo pittorico per mano di Luca Giordano, mentre le maestranze e le manovalanze del non propriamente vicino Borgo degli Orefici ricoprirono gli spazi vacanti di tutte le storie immaginifiche con motivi delle foglie e degli ornamenti floreali.[3]
Il programma iconografico portato all’attenzione del Giordano dalle figlie dell’aristocrazia napoletana di quegli anni le arcibadesse Lucrezia de Sangro nel 1671, Eleonora de Sangro otto anni dopo e Lucrezia Pignatelli nel 1681 seguita tre anni più tardi da un rimaneggiamento di progetto da parte della stessa Eleonora de Sangro, volle innanzitutto centrare il tema degli affreschi a partire dalla vita di San Gregorio Armeno di cui le monache possedevano le reliquie spuntate misteriosamente dalla Storia seguita dalla vita di san Benedetto da Norcia al cui ordine appartenevano ed infine la traslazione delle reliquie del santo armeno costituente nel ciclo degli affreschi il culmine della maestria del Giordano a più riprese riferibile al genio del maestro qualificatosi come tale nelle pregresse esperienze per la Cappella Corsini ed al Palazzo Medici Ricciardi di Firenze, in assoluto il capolavoro mondiale del barocco.
Infine per gli episodi affrescati in chiesa, tra i più lirici spicca quello del maggio 1681 “San Benedetto che si accomiata dai Parenti” affrescato nel coro e la “Morte di San Gregorio Armeno” spettacolare visione similare del “Funerale di San Bonaventura” di Zurbaran in esposizione permanente al Louvre di Parigi.
Ritornando a parlar di un tempo che oggi non è più[4], in una dimensione notevolmente ridotta e compressa ai lati della unica navata di cui si compone la detta chiesa di san Gregorio Armeno le liturgie dell’anno venivano espletate in una sorta di grotta delle meraviglie: migliaia e migliaia di oro in Foglia risaltate dallo sfarfallio luminoso delle centinaia e centinaia di candele le cui fiammelle illuminavano tutto quanto il tempio letteralmente ricoperto di argenti a cui si frammischiavano le decine e decine di volti dipinti alla cui visione e partecipazione veniva quasi sempre sortito l’effetto di soggiogamento dei sensi, considerando che oltre a ciò andava aggiunto lo scintillio delle abbondevoli pietre preziose degli altari quali ad esempio la madreperla in minutissime pietruzze diffuse a profusione, come anche i lapislazzuli, le ametiste, le agate in fetta e in grani, le corniole e ancora l’oro, l’argento e il rame dell’alta oreficeria dei tabernacoli e dei cibori escogitati da Gian Domenico Vinaccia stesso autore degli altrettanto spettacolari capolavori della Cappella del Tesoro di san Gennaro presso il Duomo di Napoli ed ancora le architettoniche e composite Macchine del Sepolcro, che venivano innalzate fin su quasi al soffitto durante le cerimonie religiose in un unico, altissimo ed iperbolico grado di teatralità mistica e liturgica.
Completano l’apparato decorativo della chiesa i due teloni dipinti nell’abside sotto la cupola ritraenti il “Mosè che separa le acque e lo Scherzo degli Angeli opera di Giuseppe Simonelli 1699 giordanesco per eccellenza.
Spazio note
(1) Enrichetta Caracciolo Forino, Le memorie di una Monaca napoletana, Giordano Editore, Milano 1964
La Caracciolo Forino entrò nel suddetto monastero nel 1840.
Quattordici anni dopo lasciò il ritiro di Monadragone.
(2) Fonti testuali tratte da: “I Cinquantadue affreschi di Luca Giordano a San Gregorio Armeno” di Vicenzo Rizzo- Napoli, 1992 Arte Tipografica: autore formatosi sui testi di Bernard Berenson e di Roberto Longhi, in lunga ed equivalente scuola di Roberto Pane.
(3) Cfr. Carmela Vargas, Teodoro D’Errico, la maniera fiamminga del Viceregno, Napoli, Electa 1988 pp 28-20
(4) Gli argenti danno in eccessi nella quantità, nel peso e nei lavori e particolarmente quelli che servono ad adornare nei giorni festivi il maggior altare in modo che di questi non si vedano in altre chiese.
Carlo Celano, Delle notizie del Bello, dell’Antico e del Curioso della Città di Napoli per i signori forastieri, Napoli 1724.
Testo tutelato dal Fondo Edifici di culto presso il Ministero dell’Interno.
E ancora Pane su Il Monastero di San Gregorio Armeno
Vi sono candelari, vasi, fiori, croci e carte della Gloria tutti in argento per adornare tutte le cappelle a spese dirette delle monache che a dir del Pane sembrerebbe anche di domenica stanza di paradiso.
Elementi bibliografici voce: “San Gregorio Armeno”
Nel cospicuo patrimonio storico-artistico di proprietà del Fondo Edifici di Culto trova posto anche la biblioteca ubicata nel Palazzo Viminale presso la Direzione Centrale che amministra il Fondo medesimo, nel più vasto ambito del Dipartimento per le Libertà Civili e l’Immigrazione.
Analisi della città. – [Napoli] : Electa Napoli. Descrizione basata sul volume n. 2.
L’ antica strada di San Gregorio Armeno / a cura di Franco Strazzullo. – Napoli : Arte tipografica, 1995. – 131 p., [9] c., [12] c. di tav. : ill. ; 24×25 cm.
I cinquantadue affreschi di Luca Giordano a S. Gregorio Armeno : suoi allievi noti ed ignoti. – Napoli : Arte tipografica, 1992. – 65 p., [10] c. di tav. : ill. ; 25 cm.
Le pergamene di San Gregorio Armeno. – Salerno : Carlone. – v. ; 24 cm. (Edizione dei documenti)
Le pergamene di San Gregorio Armeno 1: 1141-1198 / [a cura di] Rosaria Pilone ; prefazione di Cristina Carbonetti. – Salerno : CAR, [1996]. – XX, 169 p. ; 24 cm.
Le pergamene di San Gregorio Armeno 2: 1168-1265 / [a cura di! Carla Vetere ; prefazione di Giovanni Vitolo. - Salerno : CAR, [2000!. - LXIV, 426 p. ; 24 cm.
Le pergamene di San Gregorio Armeno 3: 1267-1306 / [a cura di] Carla Vetere ; prefazione di Giovanni Vitolo. – Salerno : CAR, [2006]. – 298 p. ; 24 cm.
La scrittura curialesca napoletana / Jole Mazzoleni. – Napoli : Libreria scientifica editrice, [1973]. – 70 p. : ill. ; 34 cm
Il presepe napoletano : dalle origini a San Gregorio Armeno / Umberto Grillo. – [S. l.] : VDF, 2000 (Qualiano : Società grafica editoriale). – 37 p., [73] c. di tav. : in gran parte ill. ; 31 cm.
Un poema d’amore sulle onde di un secolo : 1. centenario di fondazione delle Suore Crocifisse Adoratrici dell’Eucaristia, 1885-1985. – [S. l.] : [S. n.], stampa 1987 (Napoli : Laurenziana). – 127 p. : ill. ; 29 cm. A cura di mons. Enrico Cirillo.
Il libro magico di San Pantaleone / presentazione di Alfonso Maria di Nola. – Rist. – Napoli : Colonnese, [1991]. – 125 p. ; 24 cm. (Pubbl. originariamente con il tit.: Il libro di S. Pantaleone. – Ripr. dell’ed. del 1986.
Urbs sanguinum : itinerario alla ricerca dei prodigi di sangue a Napoli : Santa Patrizia, San Giovanni Battista, San Pantaleone….. / Lucia Malafronte; Carmine Maturo; presentazione Marino Niola; disegni Alessia Cianflone. – Napoli : Edizioni Intra Moenia, [2000]. – 115 p. : ill. ; 21 cm.
Come arrivare alla Chiesa monastero di San Gregorio Armeno
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