Chiesa di San Carlo all’Arena a Napoli
di Staff - 12 maggio, 2009, 11:10 am
E’ una chiesa di Napoli appartenente al secondo decanato dell’Arcidiocesi della città
Espleta le principali e organizzate funzioni liturgiche aderenti il rito cattolico romano e tutte le attività conformi ai canoni del diritto ecclesiastico.
Brevi cenni storici
La chiesetta venne iniziata dal napoletano Silvestro Cordella nel 1602 ed inizialmente votata al culto di popolo scelto tra i residenti del vicinissimo Borgo dei Vergini verso i quali non solo volgeva l’ordine e la liturgia ma anche la minutissima facciata.
E’ vero infatti che la chiesa alle sue origini sostanzialmente volgeva le spalle a quella che oggi è via Foria.
Dedicata a san Carlo Borromeo con la premessa che nel giorno e nell’anno in cui venne eretta la chiesetta ed ufficialmente dedicata al santo lo stesso Carlo Borromeo non era stato ancora stato canonizzato.[1]
Assunse il nome di San Carlo Maggiore onde esser essa stessa anche piccola parrocchia.
I lavori poi vennero interrotti pochi anni più tardi e non è bene chiaro se per mancanza di denaro o per il decesso del Cordella.
La ripresa dei lavori di fondazione e costruzione fu per mano del canonico Giovanni Longo che per l’occasione ancora si ricorda ebbe attivato un fondo particolare per la raccolta delle somme dovute alle maestranze locali.
Erano i tempi quelli in cui il Cardinal Carafa a Napoli, ispirato dagli ottimi risultati raggiunti dagli agostiniani accasati presso la monumentale chiesa di San Giovanni a Carbonara abbisognava che trovasse alloggio opportuno per i monaci cistercensi di San Bernardo che per conto loro ebbero già messo gli occhi addosso all’erigenda chiesa.
Al canonico Longo piacque cedere la porziuncola e il territorio ad essa limitrofo a fronte di un pagamento quietato dai cistercensi in favore dello stesso canonico a vita natural durante e anche dopo sua morte ai prossimi venturi stimato in cento ducati per ogni dodici mesi.
Ma cosi non avvenne nonostante gli stessi monaci cistercensi comunque s’insediarono cominciando a stravolgere l’intitolazione della chiesa in netto conflitto coi barnabiti di San Carlo alle Mortelle localizzata nei pressi delle seicentesche vigne dei Quartieri Spagnoli.
Anzi; al 30 del mese di Settembre del 1625 con Breve apostolico firmato per mano dell’allora pontefice Urbano VIII° ai monaci venne consentito di sconsacrare la chiesa di San Carlo Maggiore di declassificarla dall’albo delle parrocchie; l’anno seguente nel mese di maggio andò giù tutto e ai monaci passò il progetto per la costruzione di una nuova struttura.
Nascerà nel segno dei tempi il tempio ancor’oggi visibile della chiesa di San Carlo la quale per mano dei monaci venne anche diversamente intitolata all’Arena ad indicazione che tutta quanta la zona perturbana alla costruzione fosse da sempre stata uno scolo d’acqua piovana raccolta in uno fondo valle naturale dai declivi e dai fianchi collinari di Capodimonte.
Il dotto canonico Francesco Sorrentino rivela che la chiesetta ivi costruita minacciava rovina.
Il D’Engenio diversamente esula la notizia del Sorrentino riportante una spiegazione che trova fondamento nella relativa contestualizzazione delle sue stesse fonti.
I monaci di San Bernardo fin prima del loro insediamento in realtà non erano affatto soddisfatti della chiesa e poco garbava la faccenda di un monastero ancora tutto da edificare.
Faccenda vuole che però gli stessi cistercensi erano per così dire costretti ad alloggiare in zona per il dominio del territorio massacrato non solo dalle scorribande e dalle piraterie, ma anche dalla diffusione delle dottrine eretiche che nei prodigi del Sangue sciolto trovavano il loro culmine teologico.
Per questo va anche ricordato che la stessa chiesa di San Carlo all’Arena conobbe un periodo in cui divenne edicola di storia sacra frammista alle leggende e alle tendenza profane di raccogliere e collezionare qualsivoglia oggetto ed intenderli tutti come sacre reliquie.
Basti pensare alla Tovaglia che servì per imbalsamare il corpo di San Carlo Borromeo che ivi trovò posto come in sacra esposizione presso una delle sue cappelle; pratica questa già conosciuta nella storia privata e napoletana della chiesa oggi museo di San Severo al Pendino; o addirittura un osso del santo custodito in un statua d’argento ritraente lo stesso Carlo Borromeo, in bella mostra all’altare maggiore, ingenua imitazione dell’arte orafa dedicata al Santo Gennaro martire per mano dei re angioni che secoli prima impegnando molte risorse dei bottegai di Borgo degli Orefici fecero plasmare nell’oro e nell’argento il busto di San Gennaro e nella cavità del cranio vi posarono i resti del santo oggi in custodia presso la Cappella del Tesoro di San Gennaro al Duomo di Napoli.
Tornando alla chiesa di san Carlo all’Arena è fatto ufficiale che si conservava ancor prima che divenisse un fienile, anche un osso di Sant’Anna, Madre della Madre di Gesù; interamente le braccia dei santi Lelio e Fortunato ed ancora lo stesso sangue di San Carlo Borromeo contenuto in un’ampolla di cristallo di rocca, fatto che ci rimanda all’Ostia Santa conservata in un teca fatta dello steso materiale sull’eminente tribuna della chiesa di Santa Maria della Sanità.
Sul finir degli anni 50 del 1800 già cominciò lo spoglio totale della chiesa e dei suoi arredi e i monaci tratti in salvo il patrimonio librario ed archivistico, presero a fuggir via prima dell’arrivo delle soppressioni degli anni 60 di quel secolo.
La Cronaca Militare e Civile delle Due Sicilie dello storico Luigi del Pozzo segnala la chiesa come posto adatto e buon per il deposito delle balle di paglia e l’annesso monastero sebbene in precario stato di stabilità una fortificazione della gendarmeria o diversamente una prigione provvisoria in dislocazione alla sua vicinissima tenenza legionaria sottratta al monastero di san Giovanni a Carbonara alle sue spalle oggi la caserma Garibaldi.
Articolo in allestimento
Spazio note
(1) San Carlo Borromeo venne fatto santo da Paolo V° solo otto anni dopo la data di fondazione della chiesa napoletana che a da lui piglia nome.
In altri termini devasi al popolo napoletano e alla porzione di quel popolo curiosamente devoto ad un santo che con Napoli nulla ebbe a che spartire.
Si sa solo che i napoletani ne votarono il culto particolare per due fondanti motivi: primo perchè negli anni 10 del 1600 non era ancora attivo l’esemplare culto del sangue di san Gennaro; per questo bisognerà attendere la fine degli anni 70 dello stesso secolo; secondo pare che a Milano e nei Ducati adiacenti la città proprio a quell’epoca fosse già espletata una primitiva forma del culto alla personalità di Carlo Borromeo morto in odor di santità nei tragici periodi di peste milanese.
Ne viene dunque che è molto probabile che il popolo napoletano confuso tra le personalità eminenti dello scenario religioso avesse scelto San Carlo come protettore della città dalla peste indotto dalle classi governanti che ne interpretarono segni ed esigenza, in alternativa alla precarietà dei mezzi scientifici e sanitari dell’epoca.
Elementi bibliografici voce: “Chiesa di San Carlo all’Arena”
Voci storiche di san Carlo all’Arena un tempo San Carlo Maggiore di Napoli.
Allegato postumo a:
Memorie patrie : chiesa di Santa Maria della Sanita. – [S. l. : s. n., 18..]. – 56 p. ; 14 cm.
Cenni storici della chiesa votiva di San Carlo all’Arena in Napoli : uffiziata dai Padri delle Scuole Pie / Fortunato Giannini. – Napoli : tip. F. Giannini & f., 1916. – 37 p., [3] c. di tav. : ill. ; 16 cm.
La poesia e la musica in Santa Cecilia : accademia poetica data in onore di Santa Cecilia dai convittori del Collegio Calasanzio il di 14 dicembre 1876 nella chiesa di San Carlo all’Arena. – Napoli : Stab. tip. dei Fratelli Tornese, 1876. – 16 p. ; 22 cm.
Come arrivare alla chiesa di San Carlo all’Arena
Visualizzazione ingrandita della mappa
La chiesa si raggiunge felicemente a piedi utilizzando la metrò (società Metronapoli) con partenza Napoli-Piazza Garibaldi e scendere fermata di Napoli p.zza Cavour meno di cinquanta metri dal sito religioso.
In alternativa alla metro i collegamenti su autobus restano per ora dalla Stazione di Napoli p.zza Garibaldi
“Filobus 201″ della società A.N.M
oppure
M4, M5 della cooperativa di autotrasporti consortili “C.T.P” con stazionamento sempre a p.zza Garibaldi.
Per qualsiasi collegamento scelto dalla stazione centrale di Napoli la fermata è quella adiacente fermata zona Piazza Cavour.
E’ possibile raggiungere la chiesa anche in auto: al momento, la segreteria della chiesa non ha possibilità di garantire parcheggio e custodia delle autovetture nonostante il piazale antistante. La zona tutt’intorno per altro è residenziale; resta quindi praticamente impossibile trovare posto per la propria auto.
Nonostante ciò per chi volesse servirsi dei propri mezzi può farlo comodamente seguendo la tangenziale direzione Pozzuoli per chi s’immette dall’A1 Roma-Napoli e uscire a Napoli Capodimonte, proseguire fino a Santa Teresa degli Scalzi, unico punto ove reperire facili indicazioni stradali.
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