Catacombe di San Gennaro a Napoli

di - 29 agosto, 2011, 11:19 am

Sono antichissimi ipogei gentilizi di architettura essenziale, divenuti in seguito luoghi di culto in rupe.
Cavità artificiali[1] [2]d’estrazione paleocristiana, sviluppatasi su un doppio livello sopra e sotto, oltre i quali è presunto un terzo livello, composto per lo più di semplici selpocreti disposti nelle sequenze di file ininterrotte di cappelle funerarie accoste al perimetro sommerso sotto l’ospedale di San Gennaro dei Poveri ove dalla sua chiesa spuntata in superficie presso l’omonimo piccolo borgo a valle del declivio di Capodimonte, adagiata su di una piccola collinetta alle spalle del Rione Sanità di Napoli, alle catacombe venne accordato l’ingresso principale alla maniera di quanto ancora accade alle catacombe di San Gaudioso presso la chiesa del Monacone, municipalità della Stella San Carlo all’Arena .
E’ un tipo di struttura analoga agli altri complessi catacombali del meridione d’Italia per la presenza di tombe a fosse realizzata nel piano pavimentale, meglio note come formae terragne e cioè loculi aventi una tegola come chiusura anche detta a “cappuccina”, allineati in pile verticali, più fitte e più a reticolo in prossimità della tomba ”ad martyrem”, costituenti forme semplici e modeste di sepolture senza che quest’assetto stilistico indicasse, però, una precaria condizione sociale del defunto, piuttosto, era questa invece un’esigenza disposta dallo sfruttamento razionale dello spazio già presente e dopo tutto, l’indistinguibilità e le uniformità delle sepolture realizzavano l’ideale egalitario fortemente sentito agli esordi della cristianità.

Lungo la galleria B8 della catacomba inferiore si osservano file di loculi che non presentano alcun tratto distintivo. In luogo di dover credere che i napoletani più vicini ai dettami della semplicità e della modestia suggeriti dal catechismo cattolico abbiano desiderato in punto di morte un elemento di distinzione talora espresso nella forma esteriore della tomba, è piuttosto corretto definire che, all’epoca non avevasi altra ragione di possedere un loculo magnifico, quanto invece più vicino al Santo quindi per rispondere a questo indotto desiderio, lo si è voluto dimostrare dalla necessaria forzatura d’implementare sullo spazio già assediato tra le gallerie A2 e A4 della catacomba l’inserimento postumo di un altro ipogeo.

Mentre per il resto le disposizioni dei sepolcreti variano nel rispetto dello spazio lasciato alla libertà individuale data pur dalla presenza di personaggi illustri legati alla storia della città. Giustificandosi quindi i molti cubicoli e loculi alle pareti introdotti da ingressi decorati da motivi architettonici con un gusto per la variazione che ricorda un’impressione primaria risalente all’età ellenistica poi proseguita in età romana. Più precisamente gli arcosoli a calotta con intradosso, spesso anche affrescate alle pareti, son da sempre state cappelle destinate ai gruppi familiari, col fondo allungato per la misura di più deposizioni del tipo detto “siracusano” per la sua diffusa localizzazione in Sicilia e nelle catacombe napoletane di San Gennaro le si osservano chiaramente nell’area D o cosiddetta zona greca.

Un’altra peculiare decorazione pittorica sacra e rupestre rinvenuta e descritta in 14 cubicoli presenti in queste catacombe, sono da ascriversi ad un gruppo di esuli africani sfuggiti alle persecuzioni cristiane del Nordafrica, preferendo sepoltura all’estremo sviluppo orientale dell’area cimiteriale attigua all’antichissimo ingresso delle catacombe.[3]
L’enorme aumento delle sepolture nei pressi delle sacre reliquie del Santo implicò una rapida monumentalizzazione del livello superiore della catacomba ove eran state poi traslate le Spoglie trascurandone fortemente lo sviluppo di quello inferiore non previsto nei progetti iniziali.

Non lontani anche dal cimitero delle Fontanelle e dalle catacombe di San Severo profondamente mutati dalla regolamentazione sulla sepoltura dettata dalla Controriforma, le catacombe di San Gennaro si richiamano ad una forte tradizione della chiesa napoletana divisa tra due diversi culti dei morti e della pia pratica della sepoltura ad essi concessa sullo scomparso diritto canonico greco e sul diritto romano nascente assieme alla Chiesa napoletana di chiaro stampo angioino, fatto per cui si son registrati nel corso dei secoli diversi utilizzi del cimitero rupestre.

L’uso degli ambienti alla destinazione primitiva dell’inumazione umana, molto probabilmente riservata ai solo sacerdoti, è stata accertata intorno al I e II secolo con una crescita intensiva verso il IV e V secolo e poi a decrescere per ragioni statutarie alla Chiesa locale fino al XIII secolo e quindi lasciate pressocché in totale stato di abbandono poi rilevate come ricovero degli appestati nei decenni interessati dal morbo del 1448 e del 1656 e poi nuovamente disinteressata la zona venne decentrata e in questo senso ci sono lacune enormi sulla storia del monumento dalla riscorperta del sito ed i primi sterri effettuati alla fine del XVIII secolo, gli anni della Seconda Guerra Mondiale.

La più antica testimonianza cultuale delle catacombe medesime è data dalla basilichetta di Sant’Agrippino vescovo, al cui ingresso nell’alto medioevo venne realizzato l’affresco del ”Santo che guarisce un’infermo”; sorta nel IV secolo sul fossato ove venne sepolto San Gennaro (ipogeo B11/B14), aula terminante con abside sopraelevata ed un trono che spunta dalla parete tufacea con altare della stessa materia rimasta grezza; è presumibile sia questa la cappellina delle catacombe nella quale, dicesi non ancora indossati i panni scarlatti della domenica della Passione, il cimiliarca, seguito da uno stuolo di ebdomadari a cavallo, veniva in questi anfratti la settimana prima della Pasqua ad officiar messa e a pigliarsi l’oncia che gli era dovuta dall’abate del monastero di San Gennaro secondo com’era usanza. La differenza di quota e l’esecuzione del soffitto indicano che la basilichetta venne realizzata adattando una stanza funebre già funzionale ad altro uso.[4]
E’ attesta all’età del 430 d.C la notizia della ”traslatio” del santo Martire Gennaro da parte dell’altrettanto Santo vescovo Giovanni I nelle catacombe insediandone i resti nella cappelluccia al piano inferiore oggi il cubicolo B6 esposto nelle cripte gentilizie dei Gianuari reso inaccessibile da un un muro elevato a sbarrarne il passo.

Nel VI forse VII secolo sulla parete che bloccava l’accesso a questo cubicolo dalla galleria B5 vennero realizzati gli affreschi ritraenti San Gennaro tra due altri santi tra i quali uno si riconosce in Santo Stefano, tra il Vesuvio e il Monte Somma; su questi affreschi e in epoca successiva al IX secolo verranno stesi altre dita d’intonaco e descritti altri disegni di San Gennaro coi suoi compagni di martirio.
Per quanto rigurada il vescovo Giovanni I suggestivo è il racconto del suo epilogo terreno: volle prendere degna sepoltura accanto al Suo Gennaro in quella che oggi è conosciuta come la “cripta dei vescovi” ed ivi deposto in parte dextra.[5]
A seguito di quest’impresa memorabile, la cripta dei vescovi nel corso del V secolo venne decorata da una ricca stesura musiva e gli arcosoli e gli altri abbellimenti finorono d’impreziosirne l’ambiente che nel 850 per mano del vescovo Giovanni IV ospitò gli altri venerabili santi vescovi giunti alle catacombe alla “distruzione” della Stefania.

Ed a partire dalla sepoltura e dalla sacerrima edicola di San Gennaro martire e non meno anche quella di Sant’Agrippino, si sono andati formando di volta in volta sempre più complesse forme di liturgia e di norme attuative per le venerabili sepolture nel rispetto di codici antichissimi greci e latini fusi assieme, che hanno accompagnato il trapasso di vescovi, duchi e illustri personaggi, tra i quali va segnalato per la preziosità storica il raggio di un arcosolio che introduce ad una basilica sepolta, poi detta basilica dei vescovi proprio nell’area antistante l’anzidetta cripta, lunga 50 metri e larga 12, scandita da una triplice arcata e dalla edicola della Croce ottenuta dall’arretramento dei pedritti, mentre i due piloni dell’ambulascro centrale, l’area B9, rientrano nei massicci interventi operati dal vescovo Paolo II, che nelle catacombe di San Gennaro pagò gli anni del suo esilio, durante il quale, si fece promotore di un episcopio di emergenza per l’epletamento delle liturgie, si attivò per la costruzione del bellissimo fonte battesimale subito sopra la “confessio” di San Gennaro.
Dice il Galante che il vescovo San Vittore volle erigere in nome del Santo protomartire Stefano un’edicola bellissima e seppellirci dentro anche il duca Stefano e suo figlio Cesario e Stefano II di Napoli; i quali per la loro comunanza con le sacre spoglie con San Gennaro, Sant’Agrippino e San Giovanni I attivarono pellegrinaggi di sorta, movimenti di massa che però attirarono le attenzioni dei predoni, fatto per cui , nell’VIII il vescovo San Giovanni IV temendo la razzia delle sacre reliquie del vescovo Gennaro ordinò che fossero traslate altrove ove si credette che potessero esser poste a maggior riguardo. Sparite le reliquie, sparirono anche i pellegrini, mentre catacombe e chiesa medesima votarono ad uno stato di abbandono totale.

Spazio note

(1) Estratto da Maria Amodio – Carlo Ebanista Aree funerarie e luoghi di culto in rupe: le cavità artificiali campane tra tarda antichità e medioevo in Atti VI Convegno Nazionale di Speleologia in Cavità Artificiali, Napoli, 30 maggio-2 giugno 2008 («Opera ipogea», 1/2 (2008), pp. 117-144 © degli autori – Distribuito in formato digitale da “Reti Medievali”.
(2)([A stampa in Atti VI Convegno Nazionale di Speleologia in Cavità Artificiali, Napoli, 30 maggio-2 giugno 2008 («Opera ipogea», 1/2 (2008), pp. 117-144 © degli autori – Distribuito in formato digitale da “Reti Medievali”) ]

(3) (Victor Vitensis, Historia persecutionis Africanae provinciae, I, V, 15, p. 5; vedasi anche:Mallardo, 1936; Ambrasi, 1967; Ciavolino & Spinosa, 1979, pp. 13-16; Ciavolino, 2003, pp. 643-664.
(4) [(D.De Francesco Il Battistero del Vescovo Paolo II alle Catacombe di San Gennaro; un caso di dualismo episcopale in L'edificio battesimale in Italia. Apsetti e Problemi. Atti dell'VIII Congresso di Archeologia Cristiana; Genova, Finale Ligure, Albenga, Sarzana e Ventimiglia, 21-26 settembre 1998) edito a Bordighera 2001 alle pagg. 1057-1076].
[5] (Fasola, 1975, pp. 120-123, tavv. VIII,a-b, IX; beRtelli, 1992, pp. 129-139, fig. 9; Minasi, 1998).Per il vescovo Giovanni I e la sua sepoltura vedasi: (Gesta episcoporum Neapolitanorum, p. 406).

Elementi bibliografici per questa voce

Testo a stampa (moderno) Monografia NAP0318460 Descrizione Un *affresco antico e pregevole della catacomba di San Gennaro in Napoli / Raffaele Calvino. – Napoli : M. D’Auria Editore Pontificio, °1971?]. – P. 445-449, °4] p. di tav. : ill., 20 cm. ((Estr. da Asprenas, A. 3., 1971.


Testo a stampa (moderno) Monografia NAP0213299 Descrizione La *catacomba di S. Gennaro. - Napoli : Azienda Autonoma di Soggiorno Cura e Turismo, [19..]. – [9] c. : ill. ; 18 x 24 cm. + 1 c. topog.

Stampa Monografia NAP0501874 Bianco e nero Tecniche miste, Non applicabile Descrizione Le *catacombe di S. Gennaro de’ Poveri / P. de Francesco dis. ; F. Pellecchia inc. – [S.l. : s.n., 18..]. – 1 stampa : inc. ; 63×105 mm. ((In alto a destra: tav. 11.
Disegnatore De Francesco, P.
Incisore Pellecchia, F.

Testo a stampa (moderno) Monografia NAP0200840 Descrizione Le *catacombe di San Gennaro a Capodimonte dopo le recenti campagne di scavo ed il restauro delle pitture / Raffaele Calvino. – Città del Vaticano : Pontificia Commissione di archeologia aacra, 1978. – 11 p., 6 c. di tav. : ill. ; 20 cm. ((Estr. da: Rendiconti dell’Accademia di archeologia, lettere e belle arti di Napoli, v. 1. (1975)

Testo a stampa (moderno)
Monografia NAP0355875 Descrizione Il *monumento a Priapo nelle catacombe di San Gennaro / Giuseppe Morelli. – Torino : Marietti, 1976. – 31 p., [7] c. di tav. ; 20 cm. ((Le tavole contengono materiale documentario in lingua ebraica.

Testo a stampa (moderno)
Titolo Analitico NAP0346577 Descrizione *Testimonianze archeologiche delle origini cristiane nel napoletano : le catacombe di San Gennaro / Fabrizio Bisconti. Fa parte di: Roma, la Campania e l’Oriente cristiano antico : Giubileo 2000 : atti del Convegno di studi, Napoli 9-11 ottobre 2000 / a cura di Luigi Cirillo, Giancarlo Rinaldi. – Napoli : Università degli studi L’Orientale, 2004. – 513 p. : ill. ; 24 cm. ((In testa al front.: Università degli studi di Napoli L’Orientale, Facoltà di lettere e filosofia.

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Categorie : Area Arte | Musei


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