Borgo degli Orefici – Napoli
di Adolfo Colossari - 23 luglio, 2009, 3:05 pm
E’ una vasta zona di Napoli delimitata da una varietà molteplice di confini: Borgo degli Orefici o anche semplicemente Borgo Orefici (in napoletano “abbasci’ a’ reficia; detto degli orefici vista l’alta concetrazione di botteghe per la lavorazione e la produzione di gioielli e manufatti in oro) si estende dal lato mare di via Marina pressocchè per tutta la sua lunghezza terminanante in zona piazza Mercato nei pressi dell’onnipossente parcheggio automobilistico equidistante la monumentale chiesa di Maria Santissima del Carmine Maggiore.
Mentre nel retroterra partenopeo le cammina lungo e di fianco tutto il tratto orientale di corso Umberto meglio conosciuto come “rettifilo”: la corsa parallela del condotto viario raccoglie numerosi varchi laterali che immettono nel sottostante borgo sulla piana finale del pendino, tutti o quasi tutti corrispondenti ad altrettanti sbocchi diretti sulla via adiacente il porto.
Tutto ciò appare altresì come somma confusa e disordinata di vicoli e vicoletti contorti tra loro combinati a formazione di una fitta rete urbana antichissima risalente l’epopea angioina culminanti tutti e ancora una volta è il caso di dirlo quasi tutti intorno alla piazza degli Orefici, centro nevralgico dell’industrioso complesso residenziale degli orefici di Napoli.
E’ detto degli orefici vista l’alta concetrazione di botteghe per la lavorazione e la produzione di gioielli e manufatti in oro.
E sarà solo l’oro a tener unite un già compatto minuscolo gruppetto di povere abitazioni del XV secolo allorchè per ordine e nome di Giovanna I° d’Angiò Regina di Napoli fu fatto voto di eseguire l’educazione più prossima alle arti e i mestieri legati all’argento e all’oro solo nella zona a perimetro chiuso oggi considerata appunto col nome Borgo Orefici.
Le scorribande e le lotte fratricide napoletane dettate dai malgoverni angioini in continua combutta con gli aragonesi, le piraterie spagnole e gli atti vandalici sarracini terranno a dura prova il carattere del napoletano intento alla formazione di un mestiere solo in apparenza gioviale: è vero infatti che un decennio prima dell’editto della regina Giovanna l’arte orafa a Napoli fu conseguenza di una classe operaia povera da sempre abbisognosa di strumentazione di pertinenza e soprattutto della materia prima: l’oro.
Ragion per cui l’oro a Napoli fu materiale di lavoro adattato alle maestranze francesi, forti di un’esperienza pregressa nel settore e dalla loro parte anche l’appartenenza alle classi governanti.
La mistica di un carattere duro da piegare, la popolarità legata al culto del Santo Gennaro, al quale pare si stato commissionato per intero tutto il tesoro, la malapiega degli affari e il susseguirsi di re e di regine di fatto girò la buona sorte al napoletano e l’eccellenza dei lavori vennero a mano a mano affidati sempre più a manovalanza interna.
Fino a quando la stessa Corporazione degli Orafi napoletani non venne pubblicamente ufficializzata e, messa al bando la specializzazione gotica della produzione manifatturiera, nasce unica la mondo ancor’oggi una visione barocca della piegatura del metallo prezioso, arricchito per l’occasione di pietre dure e grezze, prime tra tutte i rubini e i lapislazzuli, a loro volta elementi di gran pregio per patene e calici, monili ed anelli e perfino vennero di seguito impreziosite pastorali e mitre religiose.
Quel che in fondo caratterizza di più del cosiddetto periodo dell’oro a Napoli in special modo al borgo degli Orefici sarà il diritto alla proprietà dei lavori compiuti; a differenza di lunghe generazioni governate dai maestri d’oltralpe che appunto al di là delle Alpi spedivano quanto a Napoli si riusciva a modellare, con la corporazione molto del materiale esitato dalle botteghe di bassa lega restava orgogliosamente in bella mostra a Napoli, a vestire abiti dei dignitari religiosi o le cappelle patrizie e le sperdute e ricchissime arciconfraternite.
Elementi bibliografici voce “Borgo degli Orefici in Napoli”
L’ eta dell’oro : i maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli : il Borgo orefici / Nicoletta D’Arbitrio. – Napoli : Artemisia Comunicazione, [2007]. – 222 p. : ill. ; 28 cm
Borgo Orefici : Storia e tradizioni della corporazione degli orafi / Angelo Calabrese; Wanda Chiappinelli. – Napoli : Savarese Editore, c.1999. – 211 p. : ill. ; 23 cm.
Il primo statuto per la nobile arte degli orefici napolitani, 1380 : nota storico critico esegetica / Francesco Migliaccio
Trovato un PDF riguardante tutta la vasta zona di Borgo Orefici.
…”il Consorzio, attraverso un progetto di Marketing internazionale, ha consentito ad un rilevante numero di imprese orafe campane di rapportarsi alle attuali esigenze commerciali di internazionalizzazione, favorendo, altresì, la loro presenza in qualità di espositori, a tre eventi-fiera in Giappone, U.S.A. e Regno Unito. Le attività di promozione all’estero della produzione orafo-gioielliera dell’Antico Borgo degli Orefici finora realizzate consentono una continuativa presenza degli artigiani consorziati presso manifestazioni fieristiche di settore, di respiro internazionale (Baselworld – Basilea ed. 2002, ed. 2003; Barnajoya – Barcellona ed. 2002; Iberjoya – Madrid ed. 2002, ed. 2003; J.A. – New York ed. 2004; International Spring Fair – Birmingham ed. 2004), portando a conoscenza “.
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Come arrivare al “Borgo degli Orefici”
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