Basilica Santa Maria della Sanità a Napoli

di - 9 novembre, 2009, 4:05 pm

E’ una chiesa di città di Napoli dal popolo sentita anche come chiesa del monacone, appartenente al secondo decanato dell’Arcidiocesi della città, municipalità della Stella San Carlo all’Arena.

Espleta le principali e organizzate funzioni liturgiche aderenti il rito cattolico romano e tutte le attività conformi ai canoni del diritto ecclesiastico che le riconosce la titolarità di parrocchia con funzioni coordinatrice del territorio di riferimento, per l’attuazione del piano pastorale.


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L’allestimento di un articolo dipende dalla peculiarità dei testi consultati, dalla forma di disponibilità collettiva dei documenti interrogati e dal tempo che sarà sufficiente ad estrarre dal materiale le informazioni che meglio raccontino territorio ed immobiliarità.

Sono considerati attendibili i testi impostati alla consultazione sulla base dei risultati raggiunti da consultazioni pregresse e che, verificabili attraverso le voci elencate nello spazio dedicato alla bibliografia, si offrano alla portata di tuttiLa chiesa di San Vincenzo Ferreri[1] è tra le più belle chiese storiche del centro della città limitatamente al Borgo dei Vergini sezione molto più a Sud del Rione Sanità; è dedicata al Santo Vincenzo Ferrer domenicano di origini spagnole, comodamente ritratto mentre predica alle folle in un dipinto di Luca Giordano esposto all’interno nella terza cappella destra della navata sinistra.

L’opera si presenta perfettamente implementata nel tessuto urbano circostante mentre tutt’intorno è sorto e cresciuto un piccolo borgo che stenta la rinascita popolare.

Sorge come basilica su progetto del padre domenicano, nonché mastro d’ascia Vincenzo Nuvolo autore degli eccessi manieristici e barocchi di altre meraviglie dell’edilizia religiosa in ambiente partenopeo: basti pensare alla Chiesa di San Carlo all’Arena lungo via Foria, lasciata incompiuta alla sua morte; di sua mano anche la bellezza soffocata di Santa Maria di Costantinopoli di spalle all’Accademia delle Belle Arti in un conglomerato di preziosità urbana secolare.
Curiosamente indotto a varie distrazioni di sorta accentuate dal gusto dell’architetto per la spaziosità delle volte e delle cupole commesse tutte quante seguendo il tema a lui assai caro: la centralità.

Fatto ripetuto dalla versioni più laiche delle strutture settecentesche votate al culto cattolico opera di mano di Luigi Vanvitelli in special modo alla chiesa dei padri missionari del vicinissimo borgo detto dei cristallini.
A più riprese far’ Nuvolo che lo ricordiamo esser stato a Napoli un manierista d’eccezione, terminerà i lavori iniziati culminando disegni e progetti sulla base di una maturata esperienza in architettura sacra scandita dagli ideali della vecchissima, quanto ancor più antica riforma tridentina.
Ancora di sua mano è la fortificazione della chiesa e del monastero di San Sebastiano e brevi accenni di architettura sacra a lui attribuita presso la chiesa di san Domenico Soriano in piazza Dante; per quanto riguarda la chiesa di san Vincenzo alla Sanità aggiungiamo che dal 1602 in poi fra’ Nuvolo ne tarderà la fortificazione per ben undici anni avvalendosi, da buon manierista qual’era, della segreta ammirazione di completare alla perfezione il suo capolavoro: la cupola.

Posta sulle antichissime catacombe di San Gaudioso, probabilmente luogo di rifugio dei primi cristiani partenopei in fuga dal martirio intentato dagli Imperatori di Roma, la chiesa si erge in tutto il suo splendore a partire proprio dalla sua cupola, al suo esterno totalmente rivestita di tegolette rosso bruno o anche embrici, trattasi di minutissime lastre vagamente somiglianti a delle scaglie di forma tondeggiante a copertura spiovente; si presentano come maioliche ancora cotte nonostante siano sottoposte alle avversioni metereologiche da più di quattrocent’anni.

In realtà le cupole son tredici in tutto: una somma considerevole per l’epoca della sua costruzione e son disposte di modo che ognuna venga innestata per la sommità della cappella corrispondente; dodici cupolette formanti quattro gruppi simili mettono in mezzo la cupola madre che ricopre il centro del tempio anche visibile dal vicinissimo ponte che collega le due arterie viarie un tempo non comunicanti tra loro.

La pianta di questa chiesa è ampia, alta, a cinque navate adorna di capitelli opera corinzia che s’appresta ad una forma di circolo spartita in cinque fasce orizzontali e cinque verticali dando vita in un gioco perfetto di intersezione dinamica alla modalità della croce greca col punto massimo di incontro tra i due assi in cui sorge il presbiterio.

Grandi pilastri su cui girano archi a tutto sesto distinguono le fasce per la loro lunghezza e la loro larghezza non che per la profondità e il lascito delle volte semicircolari sino al loro comune scompartimento che trova culmine giusto al centro dell’edificio sacro alla base dell’area ove sorge mastodontica la cupola.

Da sempre l’Ordine religioso a cui appartiene alla fabbrica per la preghiera è dei frati domenicani e della loro Religione dei Predicatori cosi indicati fino al 1860 spuntati in questa chiesa da un inciso scolpito sulle due pile d’acqua benedetta ben più remoto rispetto alle indicazioni forniteci dal De Mauro stante tutte e due ai lati della navata centrale recante un cane che ha in bocca un torchio su libro chiuso dalle fibbie.

Giusto al centro nel quinto scompartimento della navata centrale due branche di scale di marmi policromi oltre a lasciare una vasta apertura spaziosa e serrata da un cancello in ferro battuto ascendono all’eminente tribuna pur detto altare privilegiato o anche altare maggiore sede del meraviglioso coro ligneo e dell’ostia santa incapsulata in un’ampolla di cristallo di rocca.
Per ritornare alla scalinata che sembrerebbe l’opera assai curiosa dell’architetto Dionisio Lazzari esse pur non soddisfacendo affatto il gusto di fine rinascimento di cui è rivestito l’intero impianto stanno a rendere maggior aderenza a quella che è di fatto una elementare quanto giustificata forzatura dell’assetto absidiale.
E’ vero infatti che la sede rialzata dell’altare maggiore non avrebbe alcuna ragione d’esistere se non per la piccola cappella del succorpo da essa scomposta fino ad oggi ingresso principale alle Catacombe di San Gaudioso.
Due puttini, forse meglio individuarli come due angioletti nudi reggono i segni simbolici della storia nella storia: il ramo di palma e di pomi l’uno, e il virgulto del giglio e la ghirlande delle rose l’altro; seggono queste piccole sculture marmoree su due pilastrini una di fronte all’altra alla base della scala a tenaglia ad adornare l’avvio della balaustra pur essa in marmi di vario colore che dirigendosi all’apice del presbiterio cingono il piano che posa sull’arco depresso.

Articolo in allestimento

Spazio note

(1) Estratto dalla miscellanea “Memorie patrie : chiesa di Santa Maria della Sanita. – [S. l. : s. n., 18..]. – 56 p. ; 14 cm.” Biblioteca nazionale di Napoli sezione Lucchesi Palli.

Elementi bibliografici voce: “Santa Maria della Sanità”

Santa Maria della Sanità di Napoli : storia, documenti, iscrizioni / Gioacchino Francesco D’Andrea. – Napoli : Convento S. Chiara, 1984. – 178 p., [10] c. di tav. : ill. ; 24 cm.


Stimoli alla sagra solitudine composti dal padre maestro Fr. Gregorio de Areilza della Congregatione di Santa Maria della Sanità di Napoli de’ Predicatori. – Seconda impressione. – In Napoli : presso Giacinto Passaro, 1677 e di nuovo presso Giuseppe Roselli, 1685. – [16], 681 [i.e. 679, 25] p. ; 8º. Segn.: a A-2X. – Omesse nella numerazione le p. 273-274.

Musica e luoghi d’ arte : Napoli 2004 : Castel sant’Elmo, Museo di Capodimonte, Basilica di san Lorenzo maggiore, Basilica di santa Maria della sanità / Associazione Alessandro Scarlatti. – [S. l. : s. n.], stampa 2004 (Napoli : Giannini). – 51 p. : ill. ; 30 cm.

Musica e luoghi d’arte : terza rassegna : Chiesa di Santa Maria della Sanità .. – Napoli : [s. n.é, 2000 (Napoli : F. Gannini). – 134 p. : ill. ; 30 cm. In testa al front.: Istituto Banco di Napoli; Associazione Alessandro Scarlatti.

Come arrivare alla chiesa di “Santa Maria della Sanità”


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La chiesa si raggiunge felicemente a piedi.
Oppure col servizio autobus del Comune.
Partenza Napoli-Piazza Garibaldi con Linea 201 o CS e scendere fermata di Napoli p.zza Cavour distante meno di trecento metri dal sito religioso.
A piazza Garibaldi è anche possibile servirsi della metro con fermata a Napoli piazza Cavour

In alternativa alla metro i collegamenti su autobus restano per ora dalla Stazione di Napoli p.zza Garibaldi
oppure
M4, M5 della cooperativa di autotrasporti consortili “C.T.P” con stazionamento sempre a p.zza Garibaldi.
Per qualsiasi collegamento scelto dalla stazione centrale di Napoli la fermata è quella adiacente fermata zona Piazza Cavour.
E’ possibile raggiungere la chiesa anche in auto: al momento, la parrocchia non ha possibilità di garantire parcheggio e custodia delle autovetture nonostante. La zona tutt’intorno per altro è residenziale; resta quindi praticamente impossibile trovare posto per la propria auto.
Nonostante ciò per chi volesse servirsi dei propri mezzi può farlo comodamente seguendo la tangenziale direzione Pozzuoli per chi s’immette dall’A1 Roma-Napoli e uscire a Napoli Capodimonte, proseguire fino a Santa Teresa degli Scalzi, unico punto ove reperire facili indicazioni stradali.

Categorie : Le chiese a Napoli


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