Area Archeologica di San Lorenzo Maggiore a Napoli
di Testi di Anna Lucignano per i percorsi di archeologia in campania - 16 gennaio, 2012, 12:23 pm
E’ il complesso archeologico di San Lorenzo Maggiore,[1] ovvero quel che resta a Napoli della sistemazione della polis greca, con un andamento degli assi stradali ed una suddivisione degli spazi pubblici e privati organizzati per la città romana, ancora visibili nel tessuto urbano moderno al di sotto del quale si son innervate le fondazioni della chiesa di San Lorenzo Maggiore, sede laurenziana dei Frati Minori Conventuali a Napoli, estesa nel sottosuolo cavo con uno sviluppo in superficie corrispondente e tracciato a Nord con via dei Tribunali, e via di San Biagio dei Librai a Sud; ad Est con l’antico succorpo della chiesa di San Gaetano da Thiene e ad Ovest confinante col sottosuolo occupato dalle fondamenta del complesso Monastico di San Gregorio Armeno. Un saggio di studio condotto al di sotto del battuto pavimentale del Palazzo dell’Erario ha restituito alla luce pezzi di ceramica sigillata databile metà I secolo d. C.[2]
Il tracciato attuale dell’insula di San Lorenzo definisce anche l’area romana un tempo destinata al macellum sorto sui rudimenti di un più antico mercato greco, probabilmente piccola area industriale per la produzione di anfore atte al trasporto dell’allume. Tracce di questo tipo di sistemazione greca son state individuate nelle strutture murarie di contenimento di un terrazzo fortificato su una colmata di terra posta a contributo della realizzazione dell’agorà, infine riadattata in epoca romana per la zona del Foro e di gran parte della zona perturbana agli scavi, negli ultimi anni del regno di Nerone ed i primi del regno flavio, inquadrato in un intenso periodo di rifondazione della città distrutta dai sismi e dalle eruzioni.
Ed in particolare il macellum romano, costruito dopo il disastroso terremoto del 62 d. C., largo 35,90 metri, occupante il settore sud-orientale, dell’area pubblica, corrispondente alla parte nord dell’isolato meridionale più ad est s’inserisce su di un’area che si estende a sua volta su due file di sei isolati ognuna, organizzata su due terrazze ad impianto ippodameo, con un utilizzo politico della terrazza superiore e commerciale per quella inferiore. Assecondando di fatto il vuoto che v’era nella naturale forma orografica di un dislivello, già impiantatosi al di sopra di un terrazzo, regolarizzato da tre possenti mura di tufo e sotruito da una serie di altri ambienti edificati a 7 metri di profondità dall’allora quota stradale; con un tale impianto, i romani hanno dato vita ad un teatro oltre che al tempio dei Dioscuri.
Il macellum romano disposto alla maniera del macellum di Pompei era organizzato in una serie di botteghe allineate al di là di un portico in marmo delimitante un’area rettangolare pavimentata con scene musive all’aperto, lasciando libero l’accesso anche alle donne dal crocevia di via dei Tribunali con via Duomo. Gli spazi che tuttavia si aprono su via Duomo congiungono da Nord a Sud entrambe il decumano inferiore di Spaccanapoli col tracciato a Nord di via Dei Tribunali.
Ampia 3 metri la strada di via Duomo molto più corta dell’attuale a quel tempo era costituita da un lastricato del V secolo d.C pianificato e tradotto sul taglio di tufo per la via di edificazione greca del IV-V secolo a.C.
E’ nel corso del I secolo d.C che la struttura del macellum venne disposta alla maniera che le tabernae risultassero poi distribuite in due vani e sotto un criptoportico; mentre la presenza di una spessa grata di ferro posta a sbarrare il passo ha consentito di riconoscere l’edificio dell’Erario con facciata esterna in laterizi, dove veniva custodito il tesoro della città. L e tabernae col tempo mutarono la destinazione d’uso così come confermato dal rinvenimento di un forno e di oggetti utili ad una tintoria. Tutti gli edifici rimasero ancora in suo fino al V secolo d.C., dopo di ché una colata di fango coprì per intero l’originario impianto.
Il periodo di abbandono fu relativamente breve; nel VI secolo d.C., tra il 537 ed il 540 d.C., al di spora dello strato di fango, dal vescovo Severo venne posto fondamenta ad una chiesa paleocristiana.[3]
La costruzione di una basilica legata prevalentemente al culto cattolico di rito greco fu possibile grazie alla rimozione sistematica di elementi architettonici presi a prestito da edifici romani più antichi. La basilica, voluta con orientamento Est-Ovest, era divisa in tre navate da due file di otto colonne. In epoca alto medievale, sulla colmata della strada antica ci è stato istituito l’antico Seggio. Il vescovo e il capitolo di aversa del 1234 ebbero in uso la chiesa primitiva destinata alla comunità dei frati minori, i quali, già nel 1284, estinta la chiesa paleocristiana vi edificarono la nuova chiesa. Tutte quante le strutture della chiesa, riutilizzano le basi intercettate al momento degli scavi, come le due colonne della Sala Capitolare, che è costruita al di sopra del Seggio ad Est del chiostro.
L’ambiente si presenta con una copertura data da sei campate di volte a vela con nervature di tufo.
I pezzi tratti dagli edifici antichi sull’area del macellum vennero riutilizzati anche per la realizzazione del portico nell’Area Sveva, settore estremo meridione del complesso alla fine del XII secolo.
L’area archeologica di San Lorenzo Maggiore a Napoli venne alla luce a partire dagli scavi del 1954, durante la cerca di due tombe sepolte al di sotto del piano di calpestio della chiesa soprastante, anche se tuttavia solo nel 1925, da parte della Soprintendenza ai Monumenti, al seguito di un’azione di restauro modernamente intesa a tutto l’impianto chiesastico, si potè dare avvio ad indagini archeologiche oggi ancor in atto; quattro anni dopo quella data, al di sotto dell’Arco Trionfale della chiesa, ad un metro e mezzo di profondità rinvenuto un mosaico a tessere bianche datazione III secolo d.C. Negli anni del 45-50 del ’900, vennero individuati i rocchi ed i fusti di colonne antichissime poi reimpiegate come materiale da costruzione nelle cave di contenimento per l’edificazione in cemento armato ad l’alloggiamento della base dei pilastri destinati a mantenere il muro perimetrale della navata.
Spazio note
(1) Estratto da: Complesso Archeologico e monumentale di San Lorenzo Maggiore a Napoli di Anna Lucignano; la quale rimanda alla lettura dei testi da lei citati come fonte di studio: Atti Taranto 1985 = Neapolis, Atti del XXV Convegno di studi sulla Magna Grecia, Taranto 3-7 ottobre 1985, Taranto 1986. Ed anche il Beloch 1890 = J. Beloch, Campanien, Breslau 1890. Anche il B. Capasso, in Napoli greco-romana, Napoli 1905. Gino Chierici 1929-1930 = G. Chierici, Il restauro della Chiesa di S. Lorenzo a Napoli in BdA IX, 1929-1930, pp. 24-39. Ed anche: De la Ville sur Yllon 1895 = L. De la Ville sur Yllon, L’abside della Chiesa di S. Lorenzo Maggiore, in Napoli Nobilissima, a. IV, 1895, p. 37. Ed anche: De Simone 1985 = A. De Simone, Il complesso monumentale di S. Lorenzo Maggiore, in Napoli antica. Catalogo della mostra, Napoli, Museo Archeologico Nazionale, 26 settembre 1985 – 15 aprile 1986, Napoli 1985, pp. 185- 195. De Simone 1986 = A. De Simone, S. Lorenzo Maggiore in Napoli. Il monumento e l’area, in Atti Taranto 1985, Taranto 1986, pp. 233-253. Ed anche: Filangieri 1883 = G. Filangieri, Chiesa e convento di S. Lorenzo Maggiore in Napoli, Napoli 1883. Fino 1987 = L. Fino, Arte e Storia di Napoli in S. Lorenzo Maggiore, Napoli 1987. E poi anche: Fontana-Ventrone Vassallo 1984 = M.V. Fontana – G. Ventrone Vassallo (a cura di), La ceramica medievale di S. Lorenzo Maggiore in Napoli, Atti del Convegno, Napoli 1984. E poi: Gabrici 1951 = E. Gabrici, Contributo archeologico alla topografia di Napoli e della Campania, in MemLinc XLI, 1951, col. 655 ss. Giampaola 1994 = D. Giampaola, Il complesso di San Lorenzo Maggiore, in Zevi 1994, pp. 67-71. E poi anche: Greco 1985 = E. Greco, Forum duplex. Appunti per lo studio delle agorai di Neapolis in Campania, in AnnAStorAnt 7, 1985, pp. 125-135. Greco 1986 = E. Greco, L’impianto urbano di Neapolis greca: aspetti e problemi, in Atti Taranto 1985, Taranto 1986, pp. 187-219. Greco 1990 = E. Greco, Spazi pubblici e impianti urbani, in G. Pugliese Carratelli (a cura di), Magna Grecia. Arte e artigianato. Milano 1990, pp. 9-48, (41-42). Greco 1994 = E. Greco, L’urbanistica neapolitana: continuità dell’antico, in Zevi 1994, pp. 35-36. Hirpinus 1961 = Hirpinus, San Lorenzo Maggiore a Napoli. Ritrovamenti paleocristiani e altomedioevali, in Napoli Nobilissima 1, 1961, pp. 13-21. Johannowsky 1961 = W. Johannowsky, Recenti scoperte archeologiche in S. Lorenzo Maggiore a Napoli, in Napoli Nobilissima 1, 1961, pp. 8-12. Mertens-Greco 1996 = D. Mertens – E. Greco, Urbanistica della Magna Grecia, in I Greci in Percorsi di Archeologia Milano 1996.
(2) [W. Johannowsky, Recenti scoperte archeologiche in S. Lorenzo Maggiore a Napoli, in Napoli Nobilissima 1, 1961, pp. 8-12.]
(3) [La navata centrale era lunga 24 m per 10 m di larghezza mentre ciascuna delle navate laterali era larga 4 m. Hirpinus 1961, p. 14.]
Elementi bibliografici per queste voci
Testo a stampa (moderno) Titolo Analitico NAP0470295 Descrizione Le *anfore d’allume dal complesso archeologico di San Lorenzo Maggiore a Napoli / Lydia Pugliese. Fa parte di L’ alun de Mediterranee : colloque international , P. 215-218. Autore Pugliese, Lydia
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